Ego politicoIn Italia non si spara ma la libertà d’espressione è in pericolo

Con la carneficina nella redazione parigina del giornale satirico francese Charlie Hebdo ci siamo scoperti tutti difensori della libertà di espressione e della democrazia, della tolleranza e contr...

Con la carneficina nella redazione parigina del giornale satirico francese Charlie Hebdo ci siamo scoperti tutti difensori della libertà di espressione e della democrazia, della tolleranza e contro i fanatismi. Sarà che accade in un altro Stato, sarà che il presunto nemico ci “facilita il sentimento”. La libertà di espressione e di informazione è sacra, abbiamo scritto ieri per quanto riguarda la satira.

Allora sentite questa storiella.
C’era un Paese in cui se diffamavi qualcuno rischiavi di andare in carcere. Un bel giorno arrivò l’Europa e disse che forse non era il caso di lasciare una norma penale. Così si decise di eliminarla in favore di un risarcimento danni. Peccato che possa arrivare fino a 50mila euro, una somma interessante per una grande testata giornalistica, devastante per un piccolo giornale web o un blog. Non solo, non paghi di questa scelta si decide che se la persona nominata in un articolo si sente diffamata (non è stato formalizzato il reato con la condanna) questa ha diritto a una replica sul giornale senza alcuna replica della redazione.

Questo Paese ovviamente è l’Italia e questa legge sulla diffamazione che sta per essere approvata dal Parlamento nei fatti limita ancora di più la libertà di espressione. Se su NuovaRepubblica sbagliassimo a scrivere qualcosa su un potente, un politico, un imprenditore etc ora non rischieremmo di andare in carcere perché incensurati, dovremmo reiterare il reato più volte per andare a salutare il secondino tutti i giorni. Con la riforma verremmo presto inibiti e silenziati, per poi mandare sul lastrico il responsabile dell’articolo e con il rischio di chiusura del blog.

A noi pare eccessivo, a voi no? Se si sbaglia si corregge, una rettifica e tante scuse, si può ospitare un intervento riparatorio di chi si sente diffamato ma eventualmente si dà una spiegazione aggiuntiva. In casi gravi si può anche corrispondere una cifra risarcitoria ma dovrebbe essere proporzionata al danno e alla capacità contributiva di chi ha scritto l’articolo incriminato. In una Nuova Repubblica succederebbe questo.

Se siete d’accordo con noi firmate per bloccare la legge sulla diffamazione (potete anche mandare la mail ai parlamentari che stimate di più).

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