Faust e il GovernatoreLa forza dei simboli: dall’appartamento di Papa Francesco al mancato elicottero di Carlo De Benedetti

Papa Francesco è una delle maggiori figure di spicco di questi ultimi anni. Il cambiamento che sta portando all’interno della Chiesa è mostruoso. A livello simbolico, il fatto che giri alla sera da...

Papa Francesco è una delle maggiori figure di spicco di questi ultimi anni. Il cambiamento che sta portando all’interno della Chiesa è mostruoso. A livello simbolico, il fatto che giri alla sera da solo senza scorta per Roma ha dell’incredibile. Proprio perchè siamo convinti che gli atti abbiano una forte valenza simbolica, crediamo che la scelta del Papa di andare a risiedere non negli alloggi Vaticani ma in Santa Marta sia di fondamentale importanza per far capire a tutti che le cose si possono cambiare. Massimo Franco nel suo “Il Vaticano secondo Francesco” (Mondadori, 2014) scrive: «L’edificio scelto come casa da papa Francesco anticamente era un lazzaretto pontificio per i malati di colera (…). Francesco ha detto di vedere la Chiesa “come un ospedale da campo dopo una battaglia…Curare le ferite. E bisogna cominciare dal basso”».

Non banale il fatto che Casa Santa Marta abbia ospitato nel 2011 i commissari di Moneyval, l’organismo del Consiglio d’Europa che si prefigge di valutare i sistemi antiriciclaggio del denaro sporco.

Il “Committee of experts on the evaluation on the anti-money laundering measures and the financing of terrorism” negli anni scorsi ha messo in mora la banca del Vaticano, lo Ior – Istituto per le Opere di Religione – che non rispettava le normative antiriciclaggio.

Un altro istruttivo atto simbolico è stata la visita del neo presidente della Repubblica, appena eletto, Sergio Mattarella alle Fosse Ardeatine. Con una semplicissima Panda, peraltro. L’agenzia Ansa scrive che «Dopo essersi fermato in raccoglimento nel luogo dell’eccidio compiuto dai nazisti ha dichiarato: “L’alleanza tra  nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”». Una partenza veramente all’insegna della sobrietà – quanto ne abbiamo bisogno! – e della Resistenza come fondamento della Nazione.

Quando Mario Draghi venne nominato governatore della Banca d’Italia, dopo il pessimo finale di Antonio Fazio – coinvolto in un rapporto incentuoso con il banchiere Gianpy Fiorani di Banca Popolare Lodi – alla prima occasione di viaggio, decise di comprare un volo low-cost, senza alcun portaborse ad alleviare il peso dei documenti che portava con sé. Il messaggio da passare ai media era chiarissimo. Le cose sono cambiate. In Banca d’Italia si torna all’era Baffi, con comportamenti di totale sobietà e integrità. E mai e poi mai di ricevono «baci sulla fronte» da un soggetto vigilato.

Nel lontano 1979, con il terrorismo al culmine, come raccontò il compianto Marco Borsa in “Capitani di sventura” (Mondadori, 1992), Carlo De Benedetti ricevette una telefonata del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avvisandolo che era nel mirino delle Brigate Rosse, suggerendogli di comprare un elicottero per andare ogni mattina ad Ivrea senza correre rischi. Ma De Benedetti rispose: «Caro generale, mi rendo conto del pericolo e le sono grato per avermi avverito. Ma temo proprio di non poter venire in elicottero in un momento in cui sto chiedendo ai miei dipendenti il massimo sforzo per ridurre le spese generali».

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