MarginiQuesta non è una recensione

Il saggio di Michela Marzano si presenta come una guida intelligente alle questioni che sono di attualità, e che spesso si ignorano nei loro contesti e temi specifici. Con un linguaggio chiaro senz...

Il saggio di Michela Marzano si presenta come una guida intelligente alle questioni che sono di attualità, e che spesso si ignorano nei loro contesti e temi specifici. Con un linguaggio chiaro senza essere vago, riportando le dovute referenze, la Marzano fa il punto sul tema #gender- #nogender

Mi sono sempre chiesto perché da noi Michela fosse così snobbata non solo dalla politica ma anche dall’establishment accademico, forse vi sono tre ragioni: 1) è brava 2) la invidiano perché è brava. 3) parla (e scrive) in maniera chiara.

In effetti è raro trovare un filosofo (il maschile è voluto, capirete perchè leggendola) che , da filosofo, e quindi con un retroterra scientificamente avvertito del dibattito attuale, parli in maniera chiara e intellegibile. Non si tratta di pop filosofia, ma di autentica divulgazione filosofica. E se il domandare è la pietà del pensare (Heidegger), allora uno può legittimamente aspettarsi che un libro di un filosofo faccia pensare.

Il libro di Michela Marzano è un libro filosofico. Si inserisce, è vero, nel dibattito italiano (?) attuale del tema : gender si gender no, ma lo fa da un punto di vista autenticamente partigiano, ergo situato, ergo filosofico. Una filosofia impegnata che non fa sconti all’esigenza – autenticamente illuminista e dunque partigiana – di chiarire. Di dare a pensare. Di significare la possibilità di un nutrimento dell’intelligenza appena testimoniato come possibile.

Ad esempio sul tema della differenza tra identità – differenza e uguaglianza.

Non dico altro, leggetevi il libro.

Le parti migliori- (ma questo è solo avviso di chi scrive) sono quelle in carattere grassetto tipograficamente diverso dal corpo di testo. Qui, quasi interpolando diaristicamente, o a mo’ di blog (Lejeune direbbe che il blog oggi è una modalità diaristica), si fa sentire l’attraversamento esistenziale di quei temi che le sono a cuore.

Marzano si pone come chi prende di petto le domande dell’ora presente, dando per scontato che risposte universali non esistano, e che occorre riconciliarsi con la propria storia e situazione, per avvertirsi bisognosi di riconoscimento pubblico di cura delle proprie ferite. Bergoglio direbbe, discernimento degli spiriti. E non è un caso che il libro di Marzano sia attraversato dall’ispirazione dell’insegnamento di un altro grande gesuita, Carlo Maria Martini.

Per quanto si possa amare, come nel mio caso visceralmente, Pascal, occorre dire che la via ignaziana rende fecondo il sillogismo pratico che pone da una parte la norma – intuita , forse– e la sua declinazione particolare. Si tratta di rendere ragione all’esigenza di riconciliazione con le storie di ognuno, cui la norma, fatalmente paterna e patriarcale, sembra non corrispondere adeguatamente.

E se la risposta sta in una domanda, è forse perché la vita di ognuno è infinitamente più complessa del codice astratto a cui vogliono ricondurla coloro che , senza amore, pretendono di stare dalla parte del Cristo.

Leggendo, capirete anche perché Judith Butler non è una strega, che tutti vorrebbero bruciare anche senza saperne il nome o averla – a maggior ragione – letta.

Questa non è una recensione, è un invito.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta