Salvini difende il Natale, ma bestemmia Dio

Il modo di fare politica di Matteo Salvini è, tutto sommato, molto semplice.Gli imprenditori del consenso del genere del segretario della Lega necessitano in continuazione di un nemico. La loro a...

Il modo di fare politica di Matteo Salvini è, tutto sommato, molto semplice.

Gli imprenditori del consenso del genere del segretario della Lega necessitano in continuazione di un nemico. La loro affermazione politica è per lo più per antitesi, per contrapposizione. E’ raramente propositiva. E’ demolitiva e non costruttiva. Questo perché è molto più facile contrapporsi a qualcosa che già esiste. Aiuta a darsi un’identità, una definizione. Metà del lavoro può risultare già fatta.

Più arduo definirsi per pura tesi, andando oltre la ricerca dello scontro e prescindendo dal conflitto. Più arduo perché lo stesso elettore, sul mercato del consenso, viene in tal caso chiamato ad un ragionamento più approfondito. Ma mediamente l’elettore non ha molto tempo da dedicare alla valutazione del messaggio politico, affaccendato com’è nelle cose della vita. Per questo, per lo stesso elettore la ricezione del messaggio e la sua metabolizzazione diventano molto più facili quando si tratta di affermazioni per contrapposizione. Metà del lavoro, anche in questo caso, può risultare già fatta.

In questo contesto la paura (anche inconscia) costituisce un efficace strumento di attivazione dei recettori dell’elettore. Suscitare una certa paura assicura, infatti, una sintonizzazione veloce, anche inconsapevole.

Chi fa politica invitando al ragionamento, invece, si troverà sempre indietro ed in ritardo. Avrà sempre difficoltà ad attivare il ricevitore dell’elettore e, se non risulterà sufficientemente empatico (l’unico strumento per i raziocinanti per poter ottenere una sintonizzazione), non potrà mai contare su un grande consenso.

Gli imprenditori della paura in politica necessitano anche di essere dei semplificatori. La loro offerta politica, i loro slogan, devono convincerci che all’origine delle paure suscitate non ci siano cause complesse, difficili da governare, bensì cause molto semplici: i rom, i profughi, i criminali, la sicurezza, la religione.

Una simile offerta politica non si rivolge a singoli interessi. Non sono gli interessi il suo contenuto e fine ultimo, bensì le paure e gli esecri. I suoi destinatari non sono determinati gruppi di cittadini. Essa si rivolge al pubblico indistinto. Per questo, una simile offerta politica non potrà mai essere specialistica, approfondita, meditata, ma dovrà essere al contrario rozza, grezza, superficiale, grossolana e primitiva.

Gli imprenditori della politica della semplificazione devono, inoltre, produrre sempre maggiore paura ed odio, suggerendo sempre nuovi bersagli, se vogliono mantenere accesi i ricevitori ed evitare che l’elettore trovi il tempo e la calma per più approfondite valutazioni.

Dal canto loro i media scontano spesso lo stesso vizio e si rendono complici (più o meno consapevoli) di questo meccanismo perverso di semplificazione. Il lettore distratto non ha tempo, né grande interesse per lunghi approfondimenti. Ecco allora che un titolo d’effetto od un editoriale che fa di un piccolo episodio un caso eclatante possono garantire una certa sopravvivenza. Meglio ancora se si trova uno schema narrativo capace di ridurre tutto alla individuazione di un capro espiatorio. Trovare il colpevole è un po’ come un bel finale in un film. Accontenta la maggior parte degli spettatori.

Nel mentre, in questa melma ci istupidiamo tutti. Il dramma è che ciò avviene grazie a finanziamenti pubblici sia ai media che alla politica. Insomma, la fossa ce la stiamo scavando noi stessi.

Di fronte a tutto questo, ma anche di fronte ad una sempre sorprendente e preoccupante disponibilità all’obbedienza ed all’odio, il nostro compito non può che essere quello di continuare ad invitare le persone al ragionamento.

Immanuel Kant avrebbe detto che abbiamo perso il coraggio e la voglia di ragionare.
Altro che crisi d’identità.

Oggi, però, non voglio ragionare, voglio semplificare anch’io. Voglio provare questo gioco eccitante. Un titolo accattivante. Con sottile disprezzo. Un richiamo alla religione. Un video becero. Ma sì. Si chiama click-bait, vero?

Bene. Ditemi, per favore, perché dovrei ascoltare qualcuno che osanna il Natale e si erge a difensore della cristianità, ma al tempo stesso bestemmia Dio.

Buona notte della ragione.

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