Il labirinto di CnossoOstaggi della loro terra: la storia di Giovanni Tizian

“Quando uno si fa gli affari suoi non lo tocca nessuno”: è uno dei pensieri di un abitante di Bovalino, novemila abitanti, provincia di Reggio Calabria, poco distante dai maggiori laboratori ndrang...

“Quando uno si fa gli affari suoi non lo tocca nessuno”: è uno dei pensieri di un abitante di Bovalino, novemila abitanti, provincia di Reggio Calabria, poco distante dai maggiori laboratori ndranghetisti come San Luca, Gioia Tauro, Polistena, Locri. Ognuno tristemente noto per un evento legato alle mafie.
Bovalino, conosciuta anche come la “piccola Napoli”, è diventata famosa per essere stata la città in Italia con più sequestri di persona, diciotto in quindici anni. In quegli anni, ’80, tutti si sentivano sequestrati e ostaggi della loro terra. I bambini di quel periodo sono cresciuti ‘pane ed Esercito’, vista la presenza delle forze militari in quelle terre per contrastare e negoziare i sequestri. Oggi Bovalino è commissariata per infiltrazioni mafiose e abitata dal vento di riscatto del mar Ionio.

La frase dell’anziano signore bovalinese è uno dei messaggi dell’ultima puntata di Cose Nostre, format di Rai Uno, trasmessa in seconda serata ieri. Nella trasmissione si è parlato della storia di Giovanni Tizian, giornalista de “L’Espresso”, antindranghetista purosangue. Figlio di Giuseppe Tizian, funzionario della Monte Paschi di Siena freddato dalle ndrine nel 1989 perché contrario alle leggi della malavita, al quale oggi è intitolato un presidio Libera. Assassinio ancora oggi senza colpevoli.

Giovanni ha da sempre seguito la strada della verità, sia nei suoi articoli, sia nel riaprire le indagini sull’omicidio di suo padre che, in qualche modo, sta riscattando a suon di colpi di tastiera a partire dal giorno in cui la sua famiglia si è spostata a Modena per cambiare il proprio destino.
Destino beffardo però, che ha portato nuovamente Giovanni a sentire il puzzo di ‘ndrangheta anche in Emilia con il business delle cosche nel settore delle slot machine.

Oggi Giovanni vive sotto scorta e continua a fare nomi e cognomi dei boss legati alla ‘ndrangheta. Continua a innamorarsi della giustizia e della verità attraverso la sua ‘penna’. Per uscire dall’ombra delle rocce dell’Aspromonte, per suo padre, per la sua Calabria.

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