PMI & Made in ItalyC’è anche un’Italia che compra

C’è un’Italia che compra e si propaga all’estero, grazie a una solida reputazione e ad un’affidabilità manageriale consolidata. Risale a pochi giorni orsono la vicenda Campari, che ha lanciato una...

C’è un’Italia che compra e si propaga all’estero, grazie a una solida reputazione e ad un’affidabilità manageriale consolidata.

Risale a pochi giorni orsono la vicenda Campari, che ha lanciato una OPA su Grand Marnier, uno dei simboli storici dei brand transalpini.

Ma non è l’unico caso. Difatti, esiste un Made in Italy in grande espansione, con strategie finalizzate a portare valore e ad allargarsi in maniera strategica sui mercati internazionali.

Molte imprese italiane, soprattutto di medie dimensioni, si espandono all’estero e si internazionalizzano, facendo incetta di aziende straniere.

Senza andare molto indietro negli anni, basta osservare quanti sono stati gli affari messi a segno dalle nostre aziende dall’inizio del 2014 fino a oggi. Almeno 30 compagnie italiane hanno fatto acquisizioni all’estero per aggregarsi ad altre realtà di settore, al fine di ingrandirsi in modo logico.

Possiamo citare, ancora grandi brand, come ad esempio Ferrero, che ha rilevato il colosso britannico della cioccolata Thorntons per 157 milioni di euro oppure Gnutti Carlo, Gruppo che produce componenti di precisione per motori che ha chiuso due operazioni in Svezia acquisendo la concorrente Vici Industri, fornitore di gruppi bilancieri e rilevando dal fondo finlandese Capman la Ljunghäll Group, società specializzata in pressofusioni lavorate in alluminio destinate all’industria automotive e delle tlc.

L’operazione condotta da Campari, così come quelle citate, dimostrano, ancora una volta, la capacità di visione di determinate aziende italiane che esportano nel mondo il Made in Italy e lo consolidano in maniera congrua ai loro obiettivi. Implementare strategie di acquisizione in maniera disciplinata e coerente, anche sotto il profilo finanziario, fa sì che i brand possano consolidarsi in maniera sostenibile e portare un cash flow maggiore all’azienda, con un effetto esponenziale sul business esistente.

L’Italia è un Paese ricco di PMI con competenze di primo ordine, così come dentro queste aziende ci sono talenti e competenze che rappresentano il vero know-how della stessa realtà imprenditoriale.

Cosa sottendo, infine? Significa che se riuscissimo ancora di più a fare squadra e a fare sistema in comparti strategici di cui potenzialmente saremmo pionieri, avremmo tutte le carte in regola per far crescere le nostre aziende in maniera sostenibile e a farle diventare locomotiva d’Europa e non solo.

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