Archipelago-townLuigi Billi

'Caro architetto, le ombre non si costruiscono, vengono su spontanee.'Questo memo lo avresti potuto scrivere solo tu, dear Billi, grazie alla grazia che ti ha sempre contraddistinto.Lo hai scri...

‘Caro architetto, le ombre non si costruiscono, vengono su spontanee.’

Questo memo lo avresti potuto scrivere solo tu, dear Billi, grazie alla grazia che ti ha sempre contraddistinto.

Lo hai scritto su un pezzo di carta (invito alla tua mostra Hombres presso la casa di Cultura Zerilli Marimo’) il 3 di Febbraio del 1999 a New York dove ci siamo casualmente rincontrati (senza riconoscerci) a 15 anni di distanza da una mutua frequentazione dei campus Inglesi-da studente liceale io, da dottore fresco di laurea tu-nel tentativo di dominare la Lingua del paese ospitante, un tentativo che, come sai bene, you managed to achieved in a highly personal, let us say creative manner.

Oggi, e’ di nuovo il 3 di Febbraio. Sono trascorsi altri 17 anni, e siedo tramortito al mio tavolo perche’, da poche ore, hai cambiato stato. Sei diventato, tu stesso, un diverso tipo di Hombre. Lo hai fatto per raggiugere (non so se in stato cosciente o incosciente) le ombre portate degli Hombres che avevi preso a prestito, (nonostante non ne potessi accampare alcun proprieta’) per appenderle (letteralmente) ai muri della casa di Cultura Italiana che aveva gentilmente deciso di ospitarle per qualche settimana.

Overwhelmed by the news, after several hours of walking, I have one option: to try to write. Non so fare altro che cercare di scriverti per dire qualche cosa su alcune delle cose che le passeggiate mi hanno fatto ricordare, a cominciare dalla mostra, gioiosamente inaugurata, che ho sempre interpretato come un tuo personale tentativo di ricordare ai visitatori delle semplici verita’ che, purtoppo, la silent majority dimentica sempre piu spesso, almost on a daily basis.

Le ombre sono spesso utilizzate come nozioni negative, quasi sinistre, ospitate all’interno di retoriche, shall we say, ombrose.Yet, le tue ombre erano diverse. Non avevano niente di ombroso. Al contrario, sembravano staccarsi dal muro come ambasciatori di una evidente gioia di vivere che quasi sempre era in grado di contagiare I presenti. Il fatto che questo contagio fosse vissuto in modo positive e dimostrato dal fatto evidente per cui tutti quelli che ti hanno frequentato (anche per brevi periodi) ti ringraziano in queste ore in tutti i modi oggi possibili, quelli stucchevoli compresi.

Adesso che ci ripenso, mi accorgo di aver sempre pensato che, con quei ritratti gioiosi di ombre, volessi tu ricordare al mondo 3 cose importanti sull importanza, positiva, delle ombre stesse:

-che dalla propria ombra non ci si puo’ separare,

-che la propria ombra non si puo’ calpestare

-che, anche se in disparte, la propria ombra fa comunque sempre parte di un teatro dell’umano che non sembra mai provare il bisogno di andare in vacanza, taking a break.

Delle tre cose, le prime due-la non separazione e la non calpestazione-mi hanno fatto pensare (allora come adesso) che tutto il tuo lavoro non fosse una banale autocritica ma una velata, gentile critica delle molte assurdita’ delle futili proccupazioni della vita di molti Hombres, che non sembrano essere più in grado di separare quello che e’ importante da quello che non lo è, un errore che tu non avresti (e non hai) mai commesso, as far as I can say.

Ma siccome il memo era a me indirizzato, ho anche pensato che contenesse un messaggio subliminare e cioe’ che, per quanta attenzione potessi dedicare al ruolo della luce e delle ombre nei miei progetti, era importante capire un’altra cosa, non secondaria.

In quanto umano, e per definizione limitato, non sarei mai stato in grado di dominare o di tenere sotto controllo l’effetto complessivo delle ombre perche’, at the end of the day, lo spazio porta dentro di una sua dimensione nascosta, irrazionabile e incontrollabile-warped– che risiede al di fuori del controllo degli Hombres, di tutti gli Hombres a tutte le latitudini.

Natura morta di nature incerte. Assenza viva in natura morta. Natura morta con spiraglio sulla vanita’ di Barbie.

In tutti questi titoli fulminanti di altri lavori sul fotografico, dici, when it is all said and done, la stessa cosa che sto cercando di dire e che, perhaps, puo’ essere rissunta dal titolo piu bello tra tutti quelli che hai via via elaborato nel corso del tempo: forme in cerca di luoghi. Un titolo che rende manifesto tutto quelle dimensioni che ci rimangono oscure, tutte quelle dimensioni piegate (stropicciate?) che non riusciamo (e non riusciremo mai) a comprendere ma che possiamo solo accettare.

Quello che tutti possono capire e’ che, insieme alla tua innegabile grazia nel rendere le cose del modo accettabili e financo piacevoli se no addirittura divertenti, questa tua saggezza, questa tua capacita’ di comprendere le proprie limitazioni e, per estensione, i limiti del possibile, siano le lezioni piu importante di cui, chi ti ha conosciuto, dovrebbe ringraziarti: e cioe ’di aver fatto aiutato a vedere, to exaggerate a bit, i non-vedenti, o tutti coloro che non sembrano essere capaci di inquadrare le (spesso tristi) cose del mondo in una ottica grande, generosa, complessiva, in a word, general.

Io so per certo che di questo voglio qui ringraziarti e che non smettero mai di ringraziarti:

-grazie della grazia che hai distribuito intorno a te

-grazie per avere reso piu lieve una parte importante del nostro tempo

-grazie per averci fatto dimenticare il passare del tempo, come succeed in un film o in un libro che vorremmo non finisse mai

-e grazie per perdonare fin da ora il tempo lungo che mi sarà necessario per accettare il fatto che con questo tuo passaggio di stato, passerai adesso il tuo tempo a rendere gioioso non il nostro tempo, ma quello delle ombre degli Hombres di cui ti sei sempre interessato e di cui sei diventato, adesso, parte.

You are also now part of my shadow.

I shall make no attempt to step on it.

It will step up upon me.

Thank you, Billi.

Thank you Anty.

Berlino, 3 Febbraio 2016