Ipse DixitLa politica deve prendere molte lezioni dallo sport. Intervista a Lara Magoni.

Lara Magoni nasce nella notte del 29 gennaio 1969 all’ospedale di Alzano Lombardo (Bg) mentre si scatena una bufera di neve, quasi un presagio della vita che successivamente avrebbe vissuto.Erano...

Lara Magoni nasce nella notte del 29 gennaio 1969 all’ospedale di Alzano Lombardo (Bg) mentre si scatena una bufera di neve, quasi un presagio della vita che successivamente avrebbe vissuto.

Erano i giorni della merla e mamma sognava una bambina per poterla chiamare Lara , dopo avere visto il film “Il Dottor Zivago”. I primi passi furono determinanti. Era il Natale del 1969 e precocemente Lara venne attratta dalla neve, dove gattonando gioiva felice, mentre il viso si riempiva di fiocchi. Suo papà si accorge subito della passione per la neve e quanto prima la fa diventare realtà. Munita di scarponcini in cuoio stringati e sci di legno colorati, a soli tre anni inizia a sciare ed a sei partecipa alla sua prima gara con una vittoria.

Gli anni passano e le sue conquiste sportive aumentano. Diventa in poco tempo una piccola campionessa. Ma con i successi arrivano anche i primi incidenti, a soli 7 anni si frattura una tibia. Suo papà, con un sorriso le dice: ” Ti sei fatta male perché andavi piano!” Queste parole riecheggiano nell’ammirazione che la piccola Lara ha per suo padre, figura fondamentale per tutta la sua carriera agonistica. A soli sedici anni viene convocata in Nazionale. Un tricolore indossato attraverso cinque Campionati del mondo e tre Olimpiadi. Una vita meravigliosa fatta di sconfitte e vittorie, delusioni ed emozioni, sacrifici e soddisfazioni. Era il 1997 e la sua carriera, più volte interrotta da infortuni, riceve finalmente la meritata ricompensa. Gennaio, World Cup Slalom Maribor, per la prima volta sale sul podio. La sua gioia fa il giro del mondo e, in un momento dove sembrava che la carriera fosse sulla via del tramonto, trova quella luce che la porta ad ottenere altri piazzamenti di grande rilievo.

Si ritira dalla stagione agonistica nel 2000 e viene eletta per tre mandati come Consigliere Federale nella FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) con compiti di gestione all’interno dello sci alpino femminile e della Scuola Tecnici Federali. Successivamente viene eletta Consigliere Nazionale del CONI per ben tre mandati dal 2001 fino a febbraio 2013, con compiti di rappresentanza tecnica e come Presidente Nazionale Commissione Atleti. Con la famiglia gestisce un’attività alberghiera sulle Prealpi bergamasche, a Selvino. Commentatrice ed opinionista sportiva su network radiotelevisivi nazionali, è stata redattrice di diversi articoli su riviste specializzare. Lara è inoltre Testimonial dell’UNICEF è maestra e allenatrice di sci alpino con specializzazione nell’insegnamento dello sci nella disabilità.

Nel 2013 è stata eletta Consigliere regionale della Lombardia nella lista Maroni Presidente; è Vice Presidente IV Commissione “Attività produttive e occupazione” e componente della “VII Commissione permanente – Cultura, istruzione, formazione, comunicazione e sport” – “Comm. speciale situazione carceraria in Lombardia” – “III Commissione permanente – Sanità e politiche sociali” – “VIII Commissione permanente – Agricoltura, montagna, foreste e parchi” – “VI Commissione permanente – Ambiente e protezione civile” .

Lara come e quando nasce la tua passione per la politica?

Faccio una premessa: amo definirmi una cittadina-sportiva, prestata alla politica. Lo puntualizzo perché tutta la mia passione politica e quindi anche l’attività che ne deriva non può prescindere dal fatto di avere in testa esclusivamente gli interessi della comunità. Ad ogni modo, più che passione politica parlerei di una forte determinazione per riuscire a risolvere i problemi della gente comune. Se le due cose coincidono allora posso dirti con assoluta certezza che ho avuto una passione per la politica fin da bambina.

Troppo spesso si vive l’attività politica come un’esperienza di assoluto privilegio…… Lo sport ti insegna che qualsiasi risultato devi conquistartelo sul campo.

Tu sei stata una sportiva di livello internazionale. Pensi che ci sia qualche valore etico o morale comune tra lo sport e la politica?

La politica deve prendere molte lezioni dallo sport. Da quando ho avuto la fortuna di essere eletta qui nel Consiglio regionale della Lombardia ho cercato di trasferire tutto quel sistema valoriale che è proprio dello sport e che, molto spesso, fa fatica ad entrare nel sistema politico. Parlo di spirito di squadra, di fair play, di capacità di sacrificio, di quella determinazione che non scende mai al compromesso. Troppo spesso si vive l’attività politica come un’esperienza di assoluto privilegio che non debba mai avere una conclusione. Lo sport ti insegna che qualsiasi risultato devi conquistartelo sul campo, ad ogni gara, con sacrificio ma soprattutto con lo studio continuo dell’avversario. In altri termini, sei sempre messo in discussione fino a quando non ottieni un risultato concreto. Alcune volte, fortunatamente non sempre, in politica ci si sente dei “predestinati” a vita. E questo genera un circolo vizioso poco utile al benessere e alla crescita di una comunità.

Quali sono i temi politici e sociali che senti più vicini alla tua personalità ed al tuo vissuto? Quali sono le battaglie che affronti con maggiore convinzione?

Sicuramente in questi primi anni di mandato posso dire di aver raggiunto dei risultati visibili portando all’attenzione dell’aula le tematiche relative all’insegnamento sportivo nella disabilità, alla dignità dei nostri amici animali, alle battaglie relative al trasporto pubblico soprattutto nelle zone di montagna, alle criticità ambientali che riguardano il nostro territorio essendo stata vice-presidente della Commissione ambiente, alle varie crisi aziendali data anche la presenza nell’Ufficio di presidenza della Commissione Attività produttive. Sono molto orgogliosa anche dei piccoli risultati che stiamo raggiungendo durante le visite nelle case circondariali lombarde. Sono tutte azioni che pongono al centro la dignità dell’essere umano.

Ci sono iniziative di governo intraprese da Regione Lombardia che ti sentiresti di proporre a livello nazionale per migliorare lo stile di vita di tutti gli italiani?

La Lombardia è una regione di eccellenza. Basti pensare al modello di sanità lombarda che, nonostante le criticità rilevate dalla cronaca e per le quali esprimo sempre fortissime condanne, è visto come fiore all’occhiello in tutta Europa e non solo. Tutte le politiche del lavoro, dell’internazionalizzazione delle imprese, del welfare ma anche legate al mondo dell’università e della ricerca, rappresentano quel virtuosismo che fanno della nostra Regione un esempio unico in Italia.

Lo Sport italiano, negli ultimi anni ha badato un po’ poco ad investire nella crescita puntando tutto sulla formazione del solo campione.

Oltre ad essere stata un’atleta di altissimo livello, per diversi anni hai ricoperto ruoli dirigenziali in seno alla Federazione Italiana Sport Invernali ed al CONI. Di quale salute gode lo sport italiano? I programmi e le strutture a disposizione dei giovani che praticano sport dilettantistici sono adeguate?

I giovani hanno bisogno di ritrovare un rapporto molto più stabile con lo sport. A qualsiasi livello. Le strutture in tal senso, in alcune aree del Paese sono fatiscenti. Per questa ragione, penso sempre che la priorità deve essere quella di garantire prima piccole strutture e una formazione e poi pensare ai grandi eventi. Il rapporto con lo Sport nella crescita e nella formazione dell’individuo deve rappresentare un elemento imprescindibile. Lo Sport italiano, negli ultimi anni ha badato un po’ poco ad investire nella crescita puntando tutto sulla formazione del solo campione. Ecco: io ripartirei da lì. Insegniamo i valori veri dello sport a tutti i livelli: i giovanissimi talenti formati oggi avranno tutte le caratteristiche per essere i campioni di domani.

Lara so che sei una valente istruttrice di sci, specializzata anche nell’insegnamento di questa disciplina ai disabili. Come si affronta la disabilità utilizzando lo strumento dell’attività sportiva?

Si affronta con l’assoluta consapevolezza che possano esistere abilità diverse. Conosco istruttori di sci disabili per i quali provo un’assoluta ammirazione riconoscendo molto spesso di non avere le loro stesse caratteristiche. Lo sport di per sé è una macchina di educazione. Quando ad insegnarcelo sono persone che vivono l’esperienza della disabilità comprendi che siamo in presenza di una forza e una determinazione che ti donano una esemplarità costante.

Spero solo che il mio piccolo contributo quotidiano possa essere utile alla crescita e al miglioramento delle condizioni di vita di chi crede nelle istituzioni

La politica è partecipazione ma anche alternanza. Oggi tocca a te dare il tuo contributo, ma un giorno altri raccoglieranno il tuo testimone. Come vedi il tuo futuro?

La vita mi ha dato molto nella stessa misura nella quale mi ha voluto togliere alcuni degli affetti più cari. Non amo fare disegni a lungo termine. Spero solo che il mio piccolo contributo quotidiano possa essere utile alla crescita e al miglioramento delle condizioni di vita di chi crede nelle istituzioni e, quindi, anche nel mio operato. È con orgoglio e responsabilità che sto conducendo questo percorso. Ma anche con estrema umiltà e consapevolezza dei limiti. Pertanto, più che pensare al futuro mi concentro nel donare il massimo delle mie energie per ottenere un presente migliore.

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