Il CorsivistaIl complotto dei frigo

Devo scrivere questo pezzo in pochi minuti, la mia compagna lamenta (giustamente) un disagio a vedermi sempre davanti al pc e mi vuole a tavola per cena. Ho quindi giusto il tempo che cuocia il pes...

Devo scrivere questo pezzo in pochi minuti, la mia compagna lamenta (giustamente) un disagio a vedermi sempre davanti al pc e mi vuole a tavola per cena. Ho quindi giusto il tempo che cuocia il pesce spada appena acquistato al banco frigo. Uno dei pochi -tra l’altro- che resiste ancorato all’ingresso del supermercato, al contrario di molti che -non avendo meglio da fare- vanno a gettarsi a capofitto lungo i cigli delle strade di Roma. Vanno per la maggiore le zone da poco ripulite dagli altri rifiuti. Qui i frigoriferi trovano la loro sistemazione ideale, spesso accompagnati da materassi e divani: praticamente un salotto a cinque stelle.

Ironia a parte, il pezzo che volevo scrivere in questi pochi minuti vuole aprire una breve riflessione sulla credibilità.

Sono d’accordo con il sociologo Guido Gili, quando sostiene che la credibilità sia “qualcosa che viene riconosciuto dagli altri”, una caratteristica del tutto “soggettiva”. Per dirla in soldoni, al mio amico un po’ cazzone, di cui conosco vita e morte e miracoli, non darò mai una credibilità pari a quella che gli conferiscono i suoi dipendenti di azienda. Conoscendolo da una vita so di lui cose sconvenienti o che la maggior parte delle persone biasimerebbe. Anche io lo biasimo! Ma lui non è loro amico, è il loro capo. Rappresenta un’istituzione e lo rispettano elargendogli credibilità per quello che fa e che dice.

Assodato quindi che non si può essere credibili in assoluto (e dato per scontato che c’è chi di essere credibile non gliene importa un fico secco) è pur vero che in certi ambiti se si vuol restare in piedi la credibilità è un requisito non trascurabile.

Oggi sono perciò rimasto sorpreso (e anche molto divertito) nel leggere l’intervista della Raggi su Repubblica, in cui asseriva di non aver “mai visto tanti rifiuti pesanti abbandonati per strada. Mi sembra strano”- ha detto, arrivando poi a chiosare sulla teoria delle apparizioni misteriose dei frigoriferi. Come se ci fosse qualcuno che per boicottare il suo operato andasse di proposito a buttarli in giro.

Un fatto che ci parla della solita storiella in cui l’astratto -più facilmente identificabile come ‘gli altri’- sia sempre il male assoluto. E se a pensar male spesso ci si azzecca, stavolta la Raggi invece ha commesso peccato, dato che -ormai lo sappiamo tutti- è proprio il Comune di Roma ad aver sospeso mesi fa “RiciclaCasa”, il servizio di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti. Un autogol evitabile, soprattutto perché non è il primo in così poco tempo di amministrazione.

Il rischio -e vengo al punto perché ho solo un paio di minuti ancora- è che la volontà di voler cambiare le cose da sola non basti. Se manca una strategia politica condivisa e per di più si cede alla superficialità di certe dichiarazioni, la credibilità personale viene meno e di conseguenza viene meno anche quella politica.

Sento voci dalla cucina che mi chiamano: “è pronto”. Ah, il forno! Altro che frigo, non ti abbandona mai!

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