Banchiere di provinciaBanche e informazione, un pesce rosso sulle giostre

Una domanda sorge spontanea: da che parte sta la verità? O meglio, cui prodest? A chi giova questa altalenante informazione sulle banche che oggi stanno in paradiso e domani all’inferno? Delle...

Una domanda sorge spontanea: da che parte sta la verità? O meglio, cui prodest? A chi giova questa altalenante informazione sulle banche che oggi stanno in paradiso e domani all’inferno?

Delle due l’una: o c’è una superficialità giornalistica votata a dare credito al commento da bar a seconda del vento che tira, oppure c’è sotto un preciso disegno strategicofinalizzato ad associare l’intero sistema bancario alla turbofinanza

Nel Paese dove la memoria assomiglia più a quella di un pesce rosso che di un elefante, ripercorro i titoli dei giornali. Dal 2011 ad oggi le banche sono finite sulla giostra delle notizie, in un tourbillon continuo nel quale si saltella da un “le banche italiane sono solidissime” fino a “oggi l’emergenza è la debolezza patrimoniale delle banche italiane”, passando da “prima di giudicare le banche italiane, guardiamo alla situazione non positiva delle altre, Germania in testa”. Delle due l’una: o c’è una superficialità giornalistica votata a dare credito al commento da bar a seconda del vento che tira, oppure c’è sotto un preciso disegno strategicofinalizzato ad associare l’intero sistema bancario alla turbofinanza.

Il sospetto sul cui prodest tutto questo mi viene però. Scompensi e oscillazioni giovano a chi fa della finanza il proprio fine. Non è il nostro caso. Non è il caso delle BCC.

Non lo so quale sia la verità, dove stia la risposta. Parto però dall’unico dato di fatto in tutta questa storia: i titoli bancari sono stati gli unici a reagire negativamente agli scossoni politici indotti dalla Brexit, dall’esito delle elezioni americane e dal “nostrano” referendum costituzionale. Il sospetto sul cui prodest tutto questo mi viene però. Scompensi e oscillazioni giovano a chi fa della finanza il proprio fine. Non è il nostro caso. Non è il caso delle BCC.

Perché di finire sui giornali per la turbofinanza, o anche solamente di essere accostato a quel mondo non mi va, anzi non voglio. E nemmeno voglio immaginare un mondo in cui, tra pagamenti sempre più digitali e finanza volatile, nulla rimanga del mestiere di banchiere (che ricordo è semplicemente quello di “prendersi cura” del denaro degli altri e di prestarlo). Perché? E qui mi riallaccio all’ultimo mio post. Ho scritto dei risultati della mia BCC e del suo far crescere sempre gli impieghi; fenomeno che caratterizza quasi tutte le BCC in Italia. Noi stiamo con i piedi per terra. A noi interessa l’economia reale. Le giostre le lascio a chi vuol vincere un pesce rosso.

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