Il labirinto di CnossoPane e Legalità: #mollica|17

Oltre al 21 marzo e al 23 maggio, il 19 luglio è forse la terza data più importante per la memoria antimafia. In queste ultime due morivano i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era il 199...

Oltre al 21 marzo e al 23 maggio, il 19 luglio è forse la terza data più importante per la memoria antimafia. In queste ultime due morivano i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era il 1992. Oggi, a 25 anni, ancora una volta è doveroso ricordare anche gli altri che hanno reso sacra la loro vita con l’attentato di via D’Amelio a Palermo: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Nomi che dovremmo imparare a memoria. Se possibile, non quella dei pesci rossi.

Più memoria, più attentati? Forse sì. In questo periodo tanti sono stati gli attacchi nei confronti dei simboli antimafia. La stele del giudice Rosario Livatino, ucciso nel 1990 mentre era nella sua Ford Fiesta, è stata danneggiata da ignoti. La stessa auto è stata dichiarata di interesse culturale, allo stesso modo della casa del giudice di Canicattì.
Spostandoci di 140 km, sempre nella Trinacria, scopriamo della lettera minatoria recapitata alla redazione catanese del giornale “I Siciliani Giovani”. Nella busta contenente la lettera di minacce di morte c’era una copia del giornale e la foto dei redattori con la testa ritagliata del responsabile di redazione Giovanni Caruso. U Carusu è in gamba.
Ed era in gamba anche il nostro Falcone. A lui hanno danneggiato il busto posto davanti ad una scuola nel quartiere Zen di Palermo e bruciato un cartellone con la sua foto. Sempre lì è stato trovato un piccione senza testa davanti all’istituto Falcone. Questo è successo prima del 19 luglio. Due piccioni (Falcone e Borsellino) con una fava.

In Sicilia l’Etna, in Campania il Vesuvio. O “Il vulcano della camorra”, come ha scritto il giornale spagnolo “El Pais”. Uno dei pochi polmoni sani di Napoli è ora diventato un polmone di un fumatore. Sui pacchetti di sigarette troveremo la dicitura “Il Vesuvio uccide”.
Ma non uccide come si uccide a Raqqa, capitale del Daesh (leggi perchè meglio usare Daesh che Isis) in Siria. Il “The Sun”, tabloid inglese, ha pubblicato un elenco delle 11 città più pericolose al mondo, inserendo Napoli in questa black list. Vedi Napoli e poi muori. Muori soprattutto dentro, se credi al The Sun. In foto, la risposta al The Sun di Totò e Peppino.

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