Banchiere di provinciaI cattivi maestri

Siamo alle solite. Si guarda la pagliuzza ignorando la trave in una classe dove troviamo Lucignolo ergersi in cattedra a pontificare. La rassegna personale che gelosamente mi conservo per il sabato...

Siamo alle solite. Si guarda la pagliuzza ignorando la trave in una classe dove troviamo Lucignolo ergersi in cattedra a pontificare. La rassegna personale che gelosamente mi conservo per il sabato mattina mi consegna un testo particolarmente interessante. Leggo Marco Onada su Il Sole 24 ore ( Quei rischi eccessivi delle banche tedesche) parlare di banche tedesche e dei loro – preoccupanti- numeri. Sì, sì, parliamo proprio dei “primi della classe”, della conclamata perfezione teutonica e del saccente rigore nordico, con il quale – e in base al quale – noi sud-europeisti – italiani pizza e core – veniamo periodicamente rimandati a settembre.

Onado parla di “rischi eccessivi”: due semplici parole che non vanno d’accordo con un sistema bancario che suole presentarsi come solido e affidabile. Ma soprattutto si mette a bacchettare tutti. I numeri che Onado snocciola, in preoccupante sequenza, ribaltano ogni prospettiva

Per la precisione, Onado parla di “rischi eccessivi”: due semplici parole che non vanno d’accordo con un sistema bancario che suole presentarsi come solido e affidabile. Ma soprattutto si mette a bacchettare tutti. I numeri che Onado snocciola, in preoccupante sequenza, ribaltano ogni prospettiva. Citando l’indagine di Mediobanca, parla di un sistema bancario tedesco dove «i derivati attivi in portafoglio sono quasi un terzo del totale (Italia 9,5%) e i titoli di “livello tre”, quelli più opachi e rischiosi, sono addirittura il 42% del capitale netto tangibile (Italia 8,7%)». E conclude: «Ogni riserva sulla solidità di questi istituti è lecita».

Tutto questo, per altro, in un contesto in cui le banche tedesche producono poco reddito: il Roe (redditività del capitale) è fermo all’1,4% contro una media europea che supera ampiamente il 6%. Anche se i banchieri tedeschi continuano a puntare il dito con la Bce – la sua politica monetaria sarebbe artefice di tutto questo -, di fatto la situazione lascia mano libera ai singoli CdA di agire in modo più spregiudicato. In una parola: giocare la carta della finanza. Come al solito, la storia non insegna nulla. Ma, aggiungo io, non insegna nulla a chi non vuole imparare. Perché si continua a negare che si possa ripetere il disastro del 2008 e, quindi, anche il rischio di una nuova bolla?

…di fatto la situazione lascia mano libera ai singoli CdA di agire in modo più spregiudicato. In una parola: giocare la carta della finanza. Come al solito, la storia non insegna nulla. Ma, aggiungo io, non insegna nulla a chi non vuole imparare. Perché si continua a negare che si possa ripetere il disastro del 2008 e, quindi, anche il rischio di una nuova bolla?

Che dire? Visto che siamo a settembre, è tempo di tornare sui banchi di scuola. E la prima lezione che ci arriva è ben chiara: i rischi sono nella finanza. Non in chi fa attività bancaria tradizionale, come le piccole banche tanto vituperate in questi ultimi mesi. Non ci resta che una raccomandazione: studiamo di più la storia e diffidiamo dei cattivi maestri.

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