Energy and Strategy HubIl fondo del “petrostato” Norvegia ha bisogno di più rinnovabili

Anche il fondo sovrano norvegese punta sull’energia pulita. E non si tratta di un cambiamento da poco visto che il paese scandinavo ha costruito la propria ricchezze e un invidiatissimo modello di ...

Anche il fondo sovrano norvegese punta sull’energia pulita. E non si tratta di un cambiamento da poco visto che il paese scandinavo ha costruito la propria ricchezze e un invidiatissimo modello di welfare proprio servendosi del gas e de petrolio.

Il Norges Bank Investment Management è il più ricco fondo sovrano al mondo, un tesoro da 990 miliardi di dollari realizzato grazie ai proventi della vendita di idrocarburi del Mare del Nord. Il calo del 75 per cento del prezzo del petrolio tra la metà del 2014 e il gennaio 2016 ha fatto crollare i rendimenti del fondo, aumentando le spinte politiche per una revisione della strategia di aumentando la pressione politica per una revisione della strategia di investimento. Secondo il Financial Times, Solo i titoli di Stato denominati in dollari, euro e sterline britanniche concorreranno a formare gli indici di riferimento del fondo di Oslo. Andando oltre gli aspetti finanziari, emerge la possibilità di spostare una quota colpita degli investimenti verso il settore delle energie rinnovabili. La proposta arriva è arrivata dal think tank americano Ieefa (Institute fo Energy Economics and Financial Analysis) che sostiene la necessità di investire circa 190 miliardi di corone (25 miliardi di dollari) in energia rinnovabile, finanziando utilities, società quotate e nuovi progetti infrastrutturali.

Una scelta strategiche che ricadrà sul prossimo governo, quello che uscirà dalle elezioni dell’11 settembre. L’attuale esecutivo non ha virato ancora verso un definitivo cambio di rotta a favore della la responsabilità ambientale. La premier Erna Solberg ha mosso dei passi verso una maggiore indipendenza dagli idrocarburi ma, allo stesso tempo, ha autorizzato gli scavi della Statoil nel Mare di Barents per rimpiazzare la produzione in declino del Mare del Nord e non esclude di iniziare lo sfruttamento delle promettenti risorse petrolifere sottomarine di Lofoten, Vesteralen e Senja, un arcipelago considerato un paradiso naturale.

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