Il caffè (s)corretto di Severino NappiGli elettori non guardano l’orologio

Ci hanno provato di nuovo, ma stavolta i professionisti della giustizia ad orologeria non sono riusciti a fermare il vento della vittoria del Centrodestra. Siamo partiti dalla Sicilia e vogliamo, c...

Ci hanno provato di nuovo, ma stavolta i professionisti della giustizia ad orologeria non sono riusciti a fermare il vento della vittoria del Centrodestra. Siamo partiti dalla Sicilia e vogliamo, con lo stesso metodo di coesione e condivisione, proseguire nel nostro viaggio per riportare comuni, città, regioni e il Paese sotto la guida moderata di Forza Italia e del Centrodestra. Quella che il nostro Presidente Berlusconi non ha mai smesso di immaginare per tutti, specie per chi un futuro non lo vede neanche. Specie per i più deboli, per gli anziani, per i giovani e per chi un lavoro lo ha perso o non lo ha mai trovato. Considerazioni politiche sulla necessità di essere trascinatori di una sempre più compatta compagine ne sono state fatte abbastanza. Io voglio pensare un attimo alla gente. A quelli (ancora pochi, in verità) che non hanno scelto di restarsene a casa domenica scorsa in Sicilia. A quelli che hanno capito che il futuro, il proprio futuro, si scrive di più con una matita su di una scheda che lanciando frasi di odio sui social. Ma soprattutto a quelli che, ad una settimana dal voto, hanno spento la televisione o hanno fatto finta di non ascoltare l’ennesima notizia che voleva, ancora una volta, gettare fango sul nostro leader. Non solo l’accusa di essere mandante delle stragi del ’93 per Berlusconi è a dir poco intempestiva, ma, se non ci fosse da piangere, susciterebbe addirittura un sorriso di ilarità. L’ilarità di chi, come Forza Italia, si impone nuovamente sulla scena come nel ’94, non si lascia spaventare e non arretra di fronte ad insinuazioni e falsità. Invece, alle locomotive renziane rispondiamo con la gente, quella vera che, in massa, ha scelto Nello Musumeci in Sicilia. E non lo cito solo perché è di straordinaria attualità o perché con lui ho condiviso la sua competenza quando lui era sottosegretario e io assessore regionale. Lo cito perché siamo di fronte ad un vero e proprio modello che la gente ha scelto per i suoi valori: esperienza, competenza e capacità di unire. Questi sono anche i punti di partenza delle nostre scelte future, per tutti i candidati che correranno alle elezioni nelle prossime competizioni; questi i punti cardine della campagna elettorale che ci apprestiamo ad avviare. Abbiamo il dovere di togliere dubbi alle persone, dobbiamo rivolgerci a loro con delle idee, non fargli domande. Dobbiamo dare risposte perché il nemico da abbattere è l’astensionismo. Il vero obiettivo della nostra azione politica è quello di riportare la gente a votare, contro ogni vento di antipolitica, contro ogni orologeria, contro ogni improbabile tempismo. Perché poi, diciamocelo pure, i Cinquestelle che dicono di non voler essere assimilati ai partiti tradizionali, ne stanno però prendendo le sembianze e molte delle peggiori storture, stanno contraddicendo se stessi e i loro proclami, si stanno rivelando dei pessimi amministratori, privi di cultura istituzionale. Sopratutto, hanno fallito ogni tentativo di governo nelle piccole realtà come nelle grandi città (e sarebbe un voler vincere facile citare Roma). Vogliamo davvero che il Paese finisca nelle loro mani? Io credo che non ce lo meritiamo. Non se lo merita la brava gente che, per fortuna, è ancora tanta e aspetta chi sia in grado di restituirle fiducia e speranza. Un cambiamento serio e credibile passa attraverso la scelta di persone la cui storia personale testimoni quello che hanno già saputo fare nella vita.

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