Automotive InsideVa bene l’elettrico, ma l’auto vivrà davvero fino a quando ci saranno prestazioni, divertimento. E le lancette

Ci troviamo di fronte alla terza svolta epocale nel mondo dell’auto: dopo l’avvento del diesel, che ha rivoluzionato il modo di concepire e di utilizzare l’auto nel quotidiano, è la volta della pro...

Ci troviamo di fronte alla terza svolta epocale nel mondo dell’auto: dopo l’avvento del diesel, che ha rivoluzionato il modo di concepire e di utilizzare l’auto nel quotidiano, è la volta della propulsione elettrica. Il mercato (a partire dagli Usa) certifica un interesse marcato per i veicoli ibridi, e un attenzione crescente, anche se la quota di mercato è ancora modesta, per i veicoli a propulsione interamente elettrica.

Immagino la ricerca spasmodica di una colonnina di ricarica e l’avvento delle powerbank per recuperare quel pò di autonomia per tornare a casa la sera (!)

Difficilissimo in questo momento fare delle scelte e prendere delle decisioni definitive. Credo che i costruttori, se potessero, in questo momento oltre a tenere aperte tutte le porte aprirebbero anche le finestre per non sbagliare a scrivere le strategie per i prossimi anni.

Seppur vero che tendenzialmente le “mode” vengono dettate in larga misura dalle divisioni marketing delle case produttrici, e dai budget colossali che vengono stanziati al fine di sostenere questa o quella filosofia, sarà discriminante la capacità di ascolto e di analisi del mercato, che non può che passare attraverso la rete distributiva, in evoluzione, ma il cui modello è destinato per il momento a rimanere abbastanza stabile.

Per quanto si possa tentare di istruirlo, il consumatore ha sempre l’ultima parola, e nonostante le tecniche di analisi sempre più sofisticate resta difficile prevedere i suoi comportamenti.

Per quanto mi riguarda, penso che ci siano delle grandi opportunità per coloro i quali sono riusciti a ritagliarsi un identità forte un colore una divisa, per quelli che hanno portato avanti una filosofia distintiva, e che hanno investito sull’individualità e rischiato a volte anche contro l’opinione diffusa. Il primo esempio che mi viene in mente è l’ibrido Toyota.

Voglio una macchina con un motore divertente, gradevole, e possibilmente prestazionale. Che senza pasticci elettronici vada dritta e magari tenga bene la strada, per potermi divertire anche se vado a prendere un caffè in collina, la mattina di domenica. In cui si possa ascoltare della buona musica (magari d’annata), che sia bella esteticamente e, conditio sine qua non, che abbia le lancette!

Ma togliendomi i panni del professionista dirò in tutta franchezza che ancora, purtroppo, a me della propulsione elettrica, interessa poco.

Voglio una macchina con un motore divertente, gradevole, e possibilmente prestazionale. Che senza pasticci elettronici vada dritta e magari tenga bene la strada, per potermi divertire anche se vado a prendere un caffè in collina, la mattina di domenica. In cui si possa ascoltare della buona musica (magari d’annata), che sia bella esteticamente e, conditio sine qua non, che abbia le lancette!

Sì le care vecchie lancette, quelle che verranno bandite anche dagli orologi, quelle che vanno su e giù in stile “Veglia Borletti” per intenderci. Le stesse lancette che guardavo schizzare in zona rossa sin da bambino e che accendevano in me emozioni immagini e fantasie: “infotainment” (testualmente informazione-spettacolo)

Il parallelismo fra auto e orologio non è un argomento nuovo, se intendiamo l’auto come un gioiello costruito con cura al cui interno “vive” un meccanismo meccanico e tecnologico destinato a rappresentare un modello, uno stile, un senso di appartenenza. L’auto ancor di più, perché va oltre: ci trasmette emozioni, possiamo viverla e abitarla.

Chissà quante altre persone ci sono come me e chissà se qualcuno penserà e parlerà a noi nel prossimo futuro. Se ci saranno ancora auto divertenti, dedicate a chi non ha solo l’esigenza di usare l’auto come semplice mezzo di locomozione a emissione zero, insomma come “elettrodomestico”, ma anche come espressione di artigianalità, eccellenza, proiezione dell’anima. Spero che questa idea di auto, che del resto è anche quella che ha fatto grande l’industria automobilistica più prestigiosa e vincente in Italia, abbia ancora uno spazio di mercato nei prossimi anni.

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