Il caffè (s)corretto di Severino NappiChiusura Auchan. Quando la politica non è autorevole.

Chiude in Campania l’ennesimo ipermercato, stavolta quello della Auchan di via Argine a Napoli. A rischio circa 150 posti di lavoro. Direte, cosa c’entra la politica? In fondo, sono scelte imprendi...

Chiude in Campania l’ennesimo ipermercato, stavolta quello della Auchan di via Argine a Napoli. A rischio circa 150 posti di lavoro. Direte, cosa c’entra la politica? In fondo, sono scelte imprenditoriali ed evidentemente i francesi, pensando di non poter più fare affari a casa nostra, hanno deciso di andar via. Secondo me, non è così. La cosa grave è che queste imprese – da ultimo è già successo nei mesi scorsi con il marchio Ipercoop – non ritengono sia il caso di perder tempo anche solo a confrontarsi con le Istituzioni prima di assumere queste decisioni e si limitano a comunicare ai sindacati le loro scelte. Alla politica campana in particolare non pensano neppure. Tanto, cosa conta questa politica? Nulla, appunto. Mi permetto di ricordare che quando ero assessore al lavoro della Campania – non mille anni fa, ma solo 3 – le cose non andavano così. Se un’impresa decideva di andar via dalla nostra terra – specie se si trattava di una multinazionale – ce lo doveva comunicare prima. Perché sapeva che, altrimenti, la questione non sarebbe finita lì. Che si sarebbe aperta una vertenza, dura, che avremmo sbattuto i pugni sul tavolo, che avremmo chiesto conto delle agevolazioni, normative o economiche, ricevute o delle “sanzioni” (politiche, ovviamente) che sarebbero derivate da quel gesto. E così c’era il tempo di sedersi a ragionare, a cercare soluzioni, a trovare alternative. Certo, non sempre abbiamo trovato la soluzione e, in anni difficili, in alcuni casi delle aziende sono state chiuse. Ma mai la Regione è stata una muta comparsa di decisioni assunte altrove. Ora non è così. E una ragione c’è. Questa Amministrazione regionale, consumata dalle fritture, ma ancora di più dalla totale incapacità di gestire e programmare interventi, è al palo. Dopo tre anni la spesa dei fondi europei, certificata dal Governo, è dell’1%, un record negativo che fa dimenticare il peggior Bassolino. E sopratutto non c’è autorevolezza, non c’è competenza. Una Giunta fatta di oscuri travet che tirano a campare, preoccupati di essere redarguiti da un presidente tanto sguaiato e aggressivo, quanto vuoto e inutile. E allora perché mai le imprese dovrebbero perder tempo a chiacchierare con questi impiegati della poltrona istituzionale, incapaci di creare sviluppo, di aprire opportunità, di programmare la crescita? E infatti non lo fanno. E così ai travet non resta che il ruolo di suorine consolatrici: vanno nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro a stringere mani ai lavoratori preoccupati, si limitano a promettere che chiederanno aiuto a Roma, così tanto per spostare l’attenzione altrove. L’obiettivo, in fondo, è solo quello di uscire indenni dalla visita di condoglianza. È successo anche ieri, ai dipendenti della Auchan, di ricevere le vestali dell’inutilità istituzionale che, assolto il dovere di consolazione, sono tornate ai loro uffici, a timbrare altri cartellini.
Bisogna cambiare. Costruire una rete virtuosa di persone senza ombre, senza oscuri interessi, ma anche capaci e competenti che decidano di mettere un parte del loro tempo al servizio della collettività. Non nuovi professionisti della politica che attraverso il ruolo istituzionale trovino il modo per sbarcare il lunario, ma persone qualificate che decidano di rimboccarsi le maniche e portino nella politica le proprie qualità umane e professionali. Ce se sono in giro. Motiviamole ad uscir fuori. Diamo loro coraggio. Investiamo su di loro.

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