#Tsurezuregusa“Haiku sull’albero del prugno” di Mujah Maraini-Melehi

“Raccontare la storia di una famiglia per raccontare un frammento di storia collettiva del nostro paese”. Mujah Maraini-Melehi, nipote di Fosco Maraini e Topazia Alliata, spiega in questo modo la n...

“Raccontare la storia di una famiglia per raccontare un frammento di storia collettiva del nostro paese”. Mujah Maraini-Melehi, nipote di Fosco Maraini e Topazia Alliata, spiega in questo modo la necessità di realizzare il documentario “Haiku sull’albero del prugno”, un viaggio nella memoria della propria famiglia durante gli anni della prigionia in Giappone e di cui ha curato la regia. “Haiku è un viaggio personale – dice la regista – come nipote, figlia e madre, sono andata alla ricerca del mio passato e di un lascito familiare collettivo. Un percorso di comprensione e riconciliazione attraverso le generazioni. Un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio: verso quel Giappone dove mia madre è nata, e in cui non è più voluta tornare”.

Un lavoro di ricerca basato sulla testimonianza diretta di Topazia Alliata – scomparsa nel 2015 all’età di 102 anni senza però riuscire a vedere il film – e sulla rilettura da parte della regista e della madre Toni dei diari che la nonna scrisse durante i mesi di reclusione. Topazia e Fosco Maraini giunsero in Giappone nel 1938 e furono internati nel 1943 in un campo di prigionia a Nagoya, insieme alle figlie Dacia, Yuki e Toni, a seguito del loro rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò. Restarono in prigionia per due anni, in due campi diversi, dove Topazi si trovò ad essere l’unica donna e le bambine, le uniche bambine del campo. La famiglia Maraini venne liberata alla fine della guerra e rientrò in Italia con una nave alleata. Durante l’inconto con il pubblico, avvenuto dopo la proiezione, Dacia Maraini ha accennato alla possibilità di voler raccontare lei stessa, direttamente in una sua opera, gli anni trascorsi in Giappone.

“Haiku sull’albero del prugno” è un documentario necessario e quanto mai interessante dato che, proprio in questi anni in cui il Giappone è tornanto prepotentemente presente nella cultura italiana, ci porta a riscoprire la storia di una delle figure chiave degli studi asiatici in Italia, Fosco Maraini, e quelli della sua famiglia. Per questo documentario il Premio Oscar Ryuichi Sakamoto ha composto il tema originale Italian Ainu, mentre le scenografie sono ispirate al teatro di schermi giapponese dogugaeshi e realizzate da Basil Twist, uno tra i più grandi master-puppeteer del mondo, vincitore negli Stati Uniti del prestigioso MacArthur Genius Grant e appena insignito dell’importante Rome Prize all’American Academy in Rome.

Il documentario è reduce da un tour internazionale: il 19 Aprile è stato presentato a New York all’Independent Film Center NYC nella sezione Stranger than Fiction Docs dove ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica. Il 2 maggio è stato presentato in Italia al Cinema Farnese di Roma alla presenza della regista, di Dacia e Toni Maraini durante la serata organizzata da Roberto Coin, il gioielliere vicentino che al Giappone a dedicato la collezione Ikebana Garden, un omaggio all’arte e alla cultura giapponese attravero una interpretazione di dei temi della natura e dell’estetica giapponese.

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