From Paris with blogEcco perché molte donne sono più maschiliste di Yann Moix

In un articolo pubblicato sulla versione francese di Slate - a mio avviso molto pertinente - il critico Jean-Marc Proust è tornato sull’affaire Yann Moix mettendo in evidenza tutte le contraddizion...

In un articolo pubblicato sulla versione francese di Slate – a mio avviso molto pertinente – il critico Jean-Marc Proust è tornato sull’affaire Yann Moix mettendo in evidenza tutte le contraddizioni della nostra società.

Per chi non lo sapesse, Yann Moix è uno scrittore, anche piuttosto bravo, che fino all’altro ieri era un illustre sconosciuto – almeno al di fuori dei confini francesi. Pur essendo un uomo dal passato difficile – è stato picchiato dal padre in tenera età, come racconta nel romanzone “Naissance” con cui ha vinto il prestigioso premio Renaudot – e pur avendo scritto delle bellissime storie d’amore – tra cui “Jubilation vers le ciel” et “Une simple lettere d’amour” – Moix, suo malgrado, ha fatto il giro del mondo per una stupida dichiarazione pronunciata in un’intervista a Marie Claire, in cui praticamente dice che a lui le cinquantenni non piacciono perché sono troppo vecchie.

Ammesso e non concesso che abbia tutto il diritto di esprimere i suoi gusti personali senza per questo dover essere esposto al pubblico ludibrio – quante donne preferirebbero un giovane bello e prestante a un vecchio parruccone con problemi alla prostata? -, il fatto che non si sia mai parlato dei suoi libri (o dei suoi film), ma che il Guardian, la BBC, Repubblica e compagnia cantante si siano affannati a scrivere un pezzo su di lui per questa frase, la dice lunga sullo stato in cui versa il giornalismo internazionale.

Fatto sta che la dichiarazione di Moix ha scatenato – come ampiamente prevedibile – una valanga di reazioni sui social ed è proprio sull’analisi delle reazioni femminili che si concentra l’articolo di Jean-Marc Proust.

Le decine di foto in cui le cinquantenni incarognite si mostrano con le chiappe al vento, condite da frasi del tipo “non sai cosa ti perdi”, come a voler dire a Moix che – al contrario di ciò che pensa – sono ancora fresche, sode e – per questo, e solo per questo – ancora appetibili, avvalora paradossalmente il discorso maschilista dello scrittore.



Mostrando che quei corpi sono ancora giovani e sexy e che la loro bellezza risiede nella capacità di annullare i segni tempo, “implicitamente ammettiamo che Moix ha ragione, ammettiamo un bisogno di bellezza plastica, di norma, per piacere, per essere desiderabili, per essere ancora visibili. […] Come se il desiderio dipendesse solamente dalla giovinezza […]. Tutti sputavano in faccia a Moix, ma tutti volevano essere scopabili. […] A causa di una frase imprudente, lo scrittore ha fatto riaffiorare dal nostro incoscio collettivo il corpo delle donne, modellato sulla base del desiderio maschile, e ha fatto sparire il loro cervello, definitivamente secondario”.

L’ennesima dimostrazione – qualora ce ne fosse ancora bisogno – di come il narcisismo e la competizione sessuale, oggi, siano in grado di vanificare qualunque discorso femminista; l’ennesima occasione persa per tacere e per non darla vinta a chi pensa che la provocazione da quattro soldi sia il modo più semplice e sicuro per farsi pubblicità.

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