Non solo Tav: in Italia ci sono 647 opere incompiute da oltre trent’anni

Sono 647 le opere incompiute censite dal ministero dei Trasporti: ponti, dighe, caserme, strade e scuole. Nessuna regione si salva. Per concluderle, oltre ai soldi già spesi, servirebbero altri 4 miliardi di euro

Tav 2 Linkiesta

GIUSEPPE CACACE / AFP

8 Agosto Ago 2018 0700 08 agosto 2018 8 Agosto 2018 - 07:00

Siamo il Paese delle grandi opere. Alcune realizzate. Ma tante, troppe, ancora incompiute. Secondo gli ultimi dati del ministero dei Trasporti, sono 647 quelle iniziate e che ancora aspettano di essere inaugurate. Oltre ai soldi già spesi, servono altri 4 miliardi per completarle. Raccordi stradali, dighe, ponti, scuole. Tutti cantieri bloccati, anche da molti decenni: da Nord a Sud, non c’è Regione che si salvi da un elenco di lavori rimasti a metà.

La maglia nera delle incompiute spetta alla Sicilia, con 162 opere che aspettano di essere terminate, addirittura aumentate rispetto alle 159 dell’anno prima. Una fra tutte, la famosa diga di Pietrarossa, nella piana di Catania, che i siciliani aspettano da oltre 30 anni, finanziata con i soldi della Cassa del Mezzogiorno per favorire l’irrigazione del territorio. Oltre 75 milioni spesi, ma l’opera non è fruibile.

A seguire la Sardegna, con 86 cantieri bloccati: opere per le quali si sono spesi anche oltre 18 milioni di euro, con i lavori rimasti a metà. Spicca anche la Puglia, che oggi litiga per il gasdotto Tap, che ha in arretrato un elenco di 54 voci, tra palazzetti dello sport, strade e scuole inutilizzabili. E pure il Lazio, con 45 cantieri a cielo aperto. Persino la piccola Basilicata è a quota 33. L’area più virtuosa resta la Provincia autonoma di Trento che, dopo aver completato due cantieri, è rimasta con una sola opera nell’elenco.

Oltre ai soldi già spesi, servono altri 4 miliardi per completarle. Raccordi stradali, dighe, ponti, scuole. Tutti cantieri bloccati, anche da molti decenni: da Nord a Sud, non c’è Regione che si salvi

I cantieri bloccati di competenza del ministero sono invece 37. A conti fatti, solo per le opere di interesse nazionale rimaste a metà, sono stati spesi in totale già quasi 2 miliardi. E per completare i lavori in corso servirebbero circa altri 1,7 miliardi. Nell’elenco, compaiono diverse caserme destinate a Carabinieri, Guardia di finanza e Forestali. Tra cui il centro polifunzionale “Pattison” per l’Arma dei Carabinieri di Napoli: appalto assegnato nel 2006, 17,5 milioni già investiti, lavori eseguiti 0%. La lista del Mit comprende anche dighe, impianti sportivi, strade e ferrovie. Tra cui la pedemontana delle Marche, per la quale si sono già spesi oltre 30 milioni di euro: i lavori eseguiti sono solo l’1,27%. O anche la linea ferroviaria Ferrandina-Matera, in Basilicata: 255 milioni investiti, solo il 15,6% dei lavori eseguiti dal 1986 a oggi. Altro caso esemplare è quello della Città dello sport di Tor Vergata, costata finora 608 milioni. Il progetto venne avviato nel 2005. La struttura avrebbe dovuto ospitare i mondiali di nuoto del 2009. Ma i lavori non vennero completati, e oggi resta solo lo stadio del nuoto con la famosa vela a pinna di squalo. Una cattedrale nel deserto. Servirebbero oltre 400 milioni di euro per ultimare i lavori.

Nell’elenco del Mit, saltano all’occhio anche molte scuole, dalle materne alle medie, rimaste a metà: i lavori di edilizia scolastica ancora sospesi – come sottolineano anche da Orizzontescuola – sono 58. Fra le regioni in maggiore ritardo con i lavori vi sono Sicilia, Puglia e Sardegna. Molto meglio Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.

A conti fatti, solo per le opere di interesse nazionale rimaste a metà, sono stati spesi in totale già quasi 2 miliardi. E per completare i lavori in corso servirebbero circa altri 1,7 miliardi

Dietro ogni cantiere fermo c’è una storia diversa. Sono progetti e lavori bloccati per questioni burocratiche, irregolarità negli appalti, mancanza di fondi, o perché nel frattempo la società aggiudicatrice dei lavori è fallita. Rispetto al 2016, però, qualche passo avanti è stato fatto. I dati del Mit mostrano una contrazione del numero delle opere incompiute, ridotte da 752 a 647: 105 opere finite (-14%), che confermano una ripresa del completamento dei lavori già registrata l’anno prima.

In compenso, però, la stima dei costi che bisognerebbe ancora sostenere è scesa solo di soli circa 400mila euro (-8%). Restano da finanziare altri 3,9 miliardi di euro. Senza dimenticare che non tutte le incompiute d’Italia rientrano nell’anagrafe ministeriale. La definizione di «incompiuto» non è così rigorosa, e molte volte sono gli stessi enti locali a non comunicare tutte le opere mai ultimate presenti sul proprio territorio. Così gru e impalcature arruginite cadono nell’oblio.

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