Niente piazze
10 Settembre Set 2019 0600 10 settembre 2019

«Sul lavoro si apre una nuova fase». Anche i sindacati applaudono al governo giallorosso

Gli apprezzamenti al discorso di Conte sono arrivati da Cisl, Uil e soprattutto dalla Cgil. Sposata in pieno la linea su salario minimo e rappresentanza sindacale. E ora Conte potrebbe intervenire a Lecce nelle Giornate del lavoro della Cgil

Landini Linkiesta
(Andreas SOLARO / AFP)

Il tempo dello scontro, anche per Cgil, Cisl e Uil, potrebbe essersi concluso. Dopo mesi di scioperi e manifestazioni di piazza, con l’arrivo del conciliante e “sobrio” governo giallorosso M5S-Pd, sembra aprirsi un nuovo periodo di convergenze anche tra Palazzo Chigi e i sindacati. Cgil in primis. C’è chi, tra i confederali, sostiene che sia troppo presto per dirlo. Ma nel discorso programmatico alla Camera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha mancato di sottolineare più volte la volontà di «ascoltare le parti sociali». Se Luigi Di Maio fino a qualche mese fa non perdeva occasione di prendersela con Cgil, Cisl e Uil, uniti nel contrasto al governo, il nuovo Conte bis apre invece le porte a Maurizio Landini e colleghi, di fatto sposando le richieste presentate dalle parti sociali negli ultimi “workshop” tenuti prima dello scoppio della crisi di governo.

Primo punto di convergenza: il taglio del cuneo fiscale. Definito da Conte come «obiettivo prioritario», con tanti saluti alla flat tax di salviniana memoria. Con una precisazione da parte del premier, che suona come un messaggio preciso ai sindacati: «Intendiamo operare questa riduzione a totale vantaggio dei lavoratori».

E se il nodo di scontro, fino a qualche settimana fa, si chiamava “salario minimo”, anche quello sembra superato. Dimenticati i 9 euro l’ora proposti dai pentastellati con il disegno di legge della neoministra Nunzia Catalfo, il premier Conte ha rinunciato alle cifre sposando invece in pieno la linea della Cgil e imboccando la strada di dare efficacia erga omnes, cioè per tutti i lavoratori, ai contratti collettivi firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi. Una soluzione che non si ferma quindi solo al salario, ma che guarda anche all’estensione di tutele, malattia, infortuni, welfare, ferie e tredicesime ai lavoratori. Trovando d’accordo persino Confindustria.

Il nuovo Conte bis apre invece le porte a Maurizio Landini e colleghi, di fatto sposando le richieste presentate dalle parti sociali negli ultimi “workshop” di ascolto prima dello scoppio della crisi di governo

Un approccio di questo tipo ha come diretta conseguenza l’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale, chiesta da tempo dai confederali e finita pure questa nel programma del Conte bis. «Ovviamente sulla base di indici molto rigorosi», ha precisato. L’obiettivo è sì quello di fare pulizia nella giungla dei quasi 900 contratti collettivi, contrastando i contratti pirata sottoscritti dai piccoli sindacati inventati lì per lì, depotenziati su diritti, ferie e malattia. Ma così facendo si “misurano” anche i sindacati, con un riconoscimento politico di quelli maggiormente rappresentativi, Cgil, Cisl e Uil in primis. A scapito della galassia dei piccoli.

Nel programma presentato alla Camera prima della fiducia, si trovano ancora «il giusto compenso per i lavoratori non dipendenti, al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento che solitamente affliggono i più giovani professionisti», la «legge sulla parità di genere nelle retribuzioni», la volontà di «realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali», la «lotta al caporalato». Con un allineamento di fatto soprattutto alle proposte della Carta dei diritti universali del lavoro redatta dalla Cgil. E nella replica alla Camera, il premier ha pure ammesso che va «monitorato e migliorato il reddito di cittadinanza», da sempre criticato da Landini per la debolezza sul fronte delle proposte di lavoro.

La Cgil ha definito «ambiziosa» l’agenda Conte, plaudendo al fatto che il nuovo governo abbia dedicato gran parte del programma al lavoro

Gli apprezzamenti al discorso di Conte sono arrivati subito dalla Cisl, dalla Uil, che però hanno fatto notare alcune lacune su rinnovi contrattuali e pensioni. Mentre la Cgil ha definito «ambiziosa» l’agenda Conte, plaudendo al fatto che il nuovo governo abbia dedicato gran parte del programma al lavoro. Se la sfida al Conte uno dei sindacati uniti era quella «risindacalizzare la società italiana», questo nuovo avvicinamento sembra il primo passo. Finita l’era dell’alleanza gialloverde, che la Cgil aveva contrastato anche per le politiche migratorie leghiste – nonostante molti degli iscritti abbiano ammesso di aver votato per il Carroccio – pure Maurizio Landini è pronto a voltar pagina.

«Siamo davanti a un cambio di fase», ammettono dal sindacato di Corso d‘Italia. «È cambiato completamente l’approccio sul lavoro». Tanto che si parla di una possibile presenza del premier Giuseppe Conte nella tappa leccese delle Giornate del Lavoro di Cgil. La visita di un presidente del Consiglio sarebbe un segnale importante. Di solito i capi di governo fanno visita a Confindustria, non ai sindacati. L’altro precedente era stato Romano Prodi. Ecco perché la presenza di Conte a Lecce metterebbe il sigillo all’asse con Landini, tra i sostenitori della prima ora del matrimonio giallorosso.

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