mangiare da scrittori
23 Settembre Set 2019 0600 23 settembre 2019

Il vero capolavoro di Alexandre Dumas? Fu il suo immenso libro di cucina

Nonostante la fama acquisita con romanzi celebri come i “Tre Moschettieri” o “Il conte di Montecristo”, quello che lo scrittore considerava il suo testamento spirituale era un enorme dizionario gastronomico

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da Wikimedia Commons

Tutti lo apprezzano per i suoi romanzi storici, adorano le avventure dei Tre Moschettieri e sognano vendetta ispirandosi al Conte di Montecristo. Eppure il libro su cui Alexandre Dumas (padre), il celebre scrittore francese del XIX secolo, aveva davvero riposto speranze e aspettative di gloria, sia contemporanea che postuma, è un enorme manuale di cucina. Per l’esattezza, un “grande dizionario di cucina”, perché oltre a essere un grande scrittore, Dumas era anche un grande mangiatore.

Il cibo fu al centro di numerosi suoi articoli, pubblicati dal 1858 in poi, in cui riassumeva ricette e racconti, partendo dalla sua infanzia fino ai viaggi della maturità. I suoi scritti apparvero su giornali e riviste, in modo disordinato e non organizzato.

Solo nel 1869 lo scrittore si sentì pronto all’impresa: prese con sé i suoi scritti, raccolte in un baule i suoi libri di cucina e i ricettari e si ritirò in isolamento a Cape Finisterre, dove si dedicò, ogni giorno, alla realizzazione del suo capolavoro. Nel giro di un anno fu pronto: i1.150 pagine di ricette, aneddoti, racconti, storie e illustrazioni che inviò al suo editore.

Fu pubblicato? No. O meglio, non subito: a sconvolgere i piani dello scrittore fu la guerra franco-prussiana, che scoppiò nel luglio del 1870 e bloccò ogni iniziativa editoriale. Uscì soltanto nel 1873, quando l’autore era già morto.

Nel libro, che è organizzato come un dizionario, seguendo cioè l’ordine alfabetico in cui vengono elencate ricette, ingredienti e storie, si può trovare di tutto. Dall’affermazione che la maionese (che lui chiama baionese) fosse invenzione di Richelieu (adesso non lo pensa nessuno), ai consigli su come stare a tavola (soprattutto sul numero di persone da invitare: mai meno delle Grazie, mai più delle Muse), fino a ricette su come cucinare l’elefante. È un mondo convulso, ampio e disordinato: il latte riceve solo mezza pagina, mentre l’hocco maggiore, un uccello selvatico sudamericano, ne riceve ben due. Lo stesso vale per il formaggio: due pagine, mentre l’ambra grigia, una sostanza prodotta dall’intestino dei capodogli, ben cinque. Ognuno, insomma, ha i suoi gusti. Ma quelli di Dumas, scrittore più eccentrico che mai, superano ogni aspettativa.

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