Il green new deal che serve
18 Ottobre Ott 2019 1143 18 ottobre 2019

Auto inquinanti e appalti fuori legge, la pubblica amministrazione non è per niente green

Al Forum Compraverde, presentati i dati del primo Rapporto su “I numeri del Green Public Procurement in Italia”. Le cifre degli acquisti verdi negli uffici pubblici non sono alte. Tra le auto pubbliche, solo 371 sono ibride. E anche i parchi nazionali sono ancora molto indietro

Rifiuti Roma Linkiesta
(Tiziana FABI / AFP)

La legge c’è, ma non viene rispettata. E si basa su una semplice regola: quando nella pubblica amministrazione si deve fare una gara d’appalto o acquistare qualcosa, bisogna tenere conto dell’impatto ambientale dei prodotti. Si chiama Green Public Procurement (Gpp) e in Italia è obbligatorio del 2016. Ma, a guardare i numeri, negli uffici pubblici italiani, al momento di scegliere mobili, auto o stampanti, i criteri minimi ambientali (Cam) vengono rispettati solo in poco più di un caso su tre. E lo stesso vale per le gare d’appalto, dove le percentuali medie scendono anche sotto il 30 per cento. Persino tra i parchi nazionali, che dovrebbero essere fiore all’occhiello della sostenibilità italiana, quelli che superano la soglia del 50% nell’applicazione dei Cam sono solo 14 su 52.

I dati sono contenuti nel primo rapporto “I numeri del Green Public Procurement in Italia”, realizzato da Legambiente e Fondazione Ecosistemi e presentato al Forum Compraverde di Roma, ovvero gli Stati generali degli acquisti verdi italiani. Un deficit non da poco, quello che emerge da questi numeri, soprattutto se si tiene conto che ogni anno il pubblico spende tra i 150 e i 170 miliardi di euro nell’acquisto di beni e servizi. Una mole di denaro che potrebbe ri-orientare il mercato verso una vera transizione ecologica. Se solo il Green Public Procurement venisse rispettato. «Le pubbliche amministrazioni possono e devono fare la differenza, perché le aziende stanno dimostrando di essere pronte ed aver capito che il piano ambientale non è un limite, ma una opportunità», dice Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi.

Basta guardare il parco auto pubbliche: su 6.932 veicoli stimati, il 72% è ancora convenzionale, con mezzi alimentati principalmente a benzina o diesel. Solo il 28% ha altri tipi di alimentazione: 1.072 auto a metano, 492 a Gpl e 371 ibride. Numeri irrisori.

Basta guardare il parco auto pubbliche: su 6.932 veicoli stimati, il 72% è ancora convenzionale, con mezzi alimentati principalmente a benzina o diesel

Il rapporto ha analizzato le performance dei cosiddetti “comuni ricicloni”, individuati da Legambiente tra le amministrazioni più impegnate nella raccolta differenziata, dei comuni capoluogo e degli Enti parco, che dovrebbero essere i luoghi di elezione della svolta green. E invece così non è. Con poche eccezioni: l’unica città che dichiara di applicare sempre i Cam è Bergamo, mentre le città che hanno una percentuale di applicazione tra il 80 e l’99% sono Ancona, Ferrara, Modena, Treviso, Udine e Vicenza. Il problema è che questi comuni rappresentano solo l’8% dei comuni capoluogo. Chi invece mostra ancora ritardi e difficoltà sono Enna e Crotone, che non hanno mai applicato nessuno dei 15 Cam monitorati nel 2018.

Per quanto riguarda i comuni, le percentuali di applicazione dei Cam variano in base ai prodotti acquistati. In testa c‘è la gestione dei rifiuti (35,4%), seguita dalla carta i (33,3%), che rimane tra i beni per i quali più viene rispettata la cosiddetta “etichetta ecologica”. Tra chi lo fa sempre e chi “qualche volta” si supera sempre il 50% in tutte le aree del Paese. Cosa che significa però che nell’altra metà dei casi non lo si fa. Anche nella scelta dei cibi per le mense pubbliche, si tentenna, con l’acquisto di prodotti biologici, locali, freschi e stagionali in meno di un caso su tre.

Tutt’altro che green sono anche gli acquisti di prodotti elettronici, delle stampanti e delle cartucce. Solo un quarto dei comuni tiene conto dell’impatto energetico e della possibilità di ricaricare le cartucce anziché comprarne di nuove. Lo stesso vale sui servizi energetici, cosa che permetterebbe di ottenere significativi risparmi economici sulla gestione corrente. In questo caso la media nazionale dei Comuni che adottano sempre i Cam è pari al 19,3%.

Solo 14 enti parco superano la soglia del 50% nell’applicazione dei Cam. Cinque si attestano oltre il 70% di applicazione. Nessuno applica al 100% i Cam nelle gare d’appalto

Si scende a picco (10,6%) quando si devono scegliere gli arredi d’ufficio, con un 64,4% dei comuni del Nord Italia non applica mai il Gpp nell’acquisto dei mobili. La situazione dell’edilizia è ancora peggiore: al Nord dichiarano di non applicare mai i Criteri ambientali minimi il 61,4%, al Sud il 50,9% delle amministrazioni comunali.

Alla domanda su quale sia la principale difficoltà riscontrata dalle amministrazioni pubbliche per l’applicazione dei Cam nelle gare d’appalto, il 28% e il 26% dei comuni dice di non avere formazione sufficiente, anche nella stesura dei bandi.

Le cose non migliorano con i parchi nazionali, regionali, aree marine protette ed enti parco, che dovrebbero essere il vero laboratorio della sostenibilità italiana. Solo il 46% degli enti ha formato il proprio personale sugli acquisti verdi e i Criteri ambientali minimi. Solo il 35% dei parchi nazionali interrogati ha previsto una formazione specifica sugli acquisti verdi. E alla fine solo 14 superano la soglia del 50% nell’applicazione dei Cam. Solo cinque si attestano oltre il 70% di applicazione. Nessuno applica al 100% i Cam nelle gare d’appalto. La strada per la transizione ecologica è ancora in salita.

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