Le elezioni in Turchia le ha già vinte la Rete

Le elezioni in Turchia le ha già vinte la Rete

ISTANBUL – Le odierne elezioni in Turchia non le ha ancora vinte nessuno, ma internet si porta a casa la palma della rivelazione non tanto della campagna elettorale, quanto di un nuovo modo di fare politica nell’unico Paese della Mezzaluna a vocazione europea. Una nuova consapevolezza delle potenzialità della rete acquisita da politici e liberi utenti dal potenziale esplosivo, così tanto che qualcuno è stato accusato di volerci mettere un coperchio sopra.

Che i turchi amino le nuove tecnologie e abbiano con internet una certa dimestichezza non è un mistero per nessuno. Per questo nel 2007 ci fu una mezza sommossa popolare quando il Dipartimento della Telecomunicazioni e la magistratura bandirono il noto sito di condivisione Youtube, reo di contenere filmati offensivi nei confronti di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore dello Stato moderno nel 1923. Il sito è stato riaperto solo nel 2010.

Il 2007 è stato in qualche modo l’annus horribilis della libertà su internet in Turchia. Stando a dati resi noti dal Garante per le Telecomunicazioni furono banditi 1112 siti, 861 in automatico, 251 dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria. Circa 700 furuno chiusi (motivazione sacrosanta) per contenuti pedofili od osceni, 60 per contenuti offensivi nei confronti di Atatürk, il resto per ragioni varie, fra cui la vicinanza a organizzazioni terroristiche tipo il Pkk. In un eccesso di zelo, il governo aveva anche aperto un sito, guvenliweb, per informare sulla corretta fruizione della rete e denunciare contenuti impropri.

Con il passare del tempo tutti i politici della Mezzaluna si sono accorti della potenzialità della rete e, nel giro di pochi mesi, sono approdati su Facebook e Twitter in massa, accompagnati da imitatori. I più furbi hanno opportunamente informato giornalisti ed elettori su come riconoscere i falsi. Il fenomeno ha contagiato anche i politici tradizionalmente più conservatori come Bulent Arinç, figura chiave del partito islamico-moderato al governo, e Devlet Bahçeli, capo del partito nazionalista. L’unico rimasto immune da Twitter è il premier Recep Tayyip Erdogan,.

La febbre da rete che però presto ha iniziato a contagiare anche chi si lamenta e qui la faccenda comincia a diventare meno rosea. Il prossimo 22 agosto infatti la popolazione turca prima di connettersi a internet sarà costretta a scegliere fra 4 filtri, nazionale, standard, famiglia e bambini, che, a sentire il Garante dovrebbe garantire una navigazione più sicura. Nel Paese è scoppiata la polemica, che presto ha contagiato la rete. Per due fine settimana i turchi sono scesi in piazza a Istanbul e ad Ankara. Su Facebook la protesta è arrivata a contare mezzo milione di adesioni.

Il governo, a poche settimane dal voto è stato messo in serio imbarazzo, anche perché poco tempo prima era girata la voce, mai confermata, che anche Facebook fosse a rischio oscuramento. “Non abbiamo mai saputo niente di questo e quindi non abbiamo niente da dire – ha detto a Linkiesta la nota società di Palo Alto – Facebook è un servizio globale, geuino, dove la gente di diverse culture può interfacciarsi. Dalla nostra fondazione, crediamo che sia un luogo dove la gente può apertamente scambiare le loro opinioni, rispettando i diritti e la sensibilità degli altri. Pensiamo che gli utenti di Facebook abbiano il diritto di esprimere la loro opinione e generalmente non sopprimiamo gruppi o pagine. Certo, teniamo sotto stretto controllo quelle di argomento controverso e quando raggiungono livelli di violenza e odio interveniamo. Questo vale per tutti i Paesi, Turchia inclusa”.

Il vero passaggio sarà se da luogo del dissenso la rete diventerà anche il mezzo per fare cambiare le cose. Alcuni esponenti della società civile in questi giorni stanno incontrando il Garante delle Comunicazioni, che ha tentanto una difesa della normativa, assicurando che si tratta di filtri in uso anche in Paesi europei e che per chi sceglie il pacchetto standard non cambia quasi nulla. Proprio quel quasi non convince né gli utenti né gli addetti ai lavori, e c’è chi crede che, anche dopo le elezioni, quella della rete turca, almeno fino al 22 agosto, sarà una lunga estate calda.  

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