Ripudio del debito e inchiesta penale: il metodo islandese

Ripudio del debito e inchiesta penale: il metodo islandese

La sua superficie è un terzo di quella italiana, la sua popolazione non raggiunge neanche un ottavo degli abitanti di Roma, eppure nel cuore di molti connazionali è diventata una nazione da emulare.

L’eroina in questione è l’Islanda, ed i suoi abitanti sono i valorosi soldati protagonisti di una rivoluzione democratica combattuta contro il potere politico-finanziario neoliberista. Una rivoluzione pacifica, senza spargimento di sangue, taciuta ai più. Non ci sono cluster bombs, né lanciarazzi, tantomeno proiettili all’uranio impoverito, in Islanda è andata in scena una rivoluzione delle idee. La gente si è riversata nelle strade urlando il suo sdegno, armati solo di cassaruole gli islandesi son riusciti a far valere la propria voce. Hanno fatto muso duro a colossi come Gran Bretagna e Olanda, hanno dichiarato default cancellando i debiti contratti a causa di banchieri senza scrupoli, hanno mandato a casa la vecchia classe politica ed eletto un’assemblea di cittadini per riscrivere la Costituzione del Paese. Nell’Estremo nord dell’Europa dunque Davide vince Golia, dando vita ad una rivoluzione democratica che sembra diventare realtà. Ripercorriamone le tappe salienti.

Alla fine del 2008 impazza la crisi americana dei mutui subprime, per l’Islanda il conto da pagare è carissimo: l’intera isola viene travolta dai crolli sulle borse mondiali. Le tre banche principali del paese, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir vengono nazionalizzate, i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna superano varie volte il Pil dell’Islanda.
Nel 2009 arriva il crollo dell’85% della corona rispetto all’euro, il governo islandese è alla bancarotta. Il paese chiede aiuto al Fondo Monetario Internazionale che approva un prestito  di un miliardo e mezzo di euro, accompagnato da un altro miliardo e 700 milioni di alcuni Paesi nordici. Ma il popolo non ci sta, si riversa nelle strade e protesta davanti al Parlamento a Reykjavik a colpi di cassaruole e con lanci di uova. Il 23 gennaio vengono convocate le elezioni anticipate, una promessa che non basta a placare l’ira degli islandesi. La gente torna in piazza tre giorni dopo ed impone le dimissioni del primi ministro Haarden e dei suoi.

Cala così il sipario sul primo governo vittima della crisi finanziaria mondiale. Il nuovo esecutivo di coalizione socialdemocratica, guidato dal nuovo Primo Ministro Jóhanna Sigurardóttir, prepara, sulla base di una legge ampiamente discussa in Parlamento, una manovra di salvataggio di 3 miliardi e mezzo di euro: il pagamento dei debiti sarebbe stato a carico di tutte le famiglie islandesi con una tassazione del 5,5% per quindici anni, per un esborso mensile pari a circa 100 euro a famiglia. Gli islandesi tornano a protestare compatti e rispondono l’ennesimo due di picche. Il capo di stato Ólafur Ragnar Grímsson indice un referendum sulla questione, e malgrado le minacce di Olanda e Regno Unito, la consultazione popolare è compatta: il 93% degli elettori dice no, il debito non deve essere pagato dai cittadini.

Il governo fa default, il debito estero viene cancellato in quanto causato da azioni criminose di banchieri e membri del governo. Viene aperta un’inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi. Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager, la patata bollente passa all’Interpool che si incarica di ricercare e catturare i condannati, in primis l’ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson.

Messa ko da una crisi che ha spazzato via l’infrastruttura finanziaria della nazione, l’Islanda decide di fare tabula rasa e ripartire da zero, sbarazzandosi dei partiti assoggettati ai diktat dei mercati. Nel novembre 2010 prende vita un’assemblea di cittadini chiamata a preparare la nuova costituzione che rivisiti e corregga quella attualmente in vigore, risalente al 1944, anno dell’indipedenza dalla Danimarca. I nuovi membri della Costituente vengono votati direttamente dagli elettori: si tratta di 25 cittadini, scelti tra 522 candidature, liberi da affiliazione politica e dalle più svariate professionalità. Ci sono docenti universitari, avvocati, giornalisti, fisici, matematici, ma anche un sindacalista, un pastore, un regista e persino un contadino.

Viene sancito il potere popolare. L’assemblea dei 25 inizia a lavorare sulla prima bozza di Costituzione nel febbraio del 2011, e lo fa in maniera innovativa, sfruttando il web ed i social network. I costituenti infatti condividono i testi su cui lavorano quasi in tempo reale attraverso Facebook, Twitter, Flickr e YouTube oltre che, ovviamente, sul sito istituzionale del Parlamento. Ne nasce così la prima bozza di costituzione realizzata in parte in crowdsourcing, vale a dire con il contributo ed i suggerimenti dei comuni cittadini, che è stata presentata il 29 luglio scorso al Parlamento. Tra le migliaia di commenti degli internauti islandesi, chiamati a dire la loro su svariati argomenti (dal modello economico alla legge elettorale), sono due i poli su cui si è massicciamente intervenuto nel nuovo progetto costituzionale: il tema dell’ambiente e le garanzie sulla protezione della natura del paese, ed i diritti delle generazioni future.

Si chiama Icelandic Modern Media Initiative, ed è un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione dell’espressione. Tra le sue prerogative quella di mantenere il semaforo verde sulla connessione internet, che può essere tagliata solo dietro l’ordine di un giudice. Ma anche vigilare sui dati e provvedimenti del governo, documenti che devono essere e rimanere accessibili a tutti i cittadini. Un’altra linea guida della nuova bozza costituzionale è la tutela delle risorse naturali del paese, con una voce dedicata. L’articolo 33 sancisce il diritto ad un ambiente salubre e ad una natura incontaminata: rappresenta un unicum nel suo genere ed è stato dettato dalla ferita ancora aperta a nord del Vatnajökull, polmone verde islandese distrutto nel 2006 per far spazio ad un grande complesso idroelettrico voluto dalla multinazionale dell’acciaio Alcoa.

La bozza costituzionale dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento il prossimo primo ottobre. Il testo finale verrà poi sottoposto a referendum. L’Islanda prosegue imperterrita il suo cammino nel percorso alternativo che l’ha portata ad essere un simbolo ed un emblema di coraggio, che molti sognano di emulare.  Sarà solo il medio e lungo periodo però a stabilire se il piccolo battaglione dell’ “Estremo Nord”, che ha sguainato la spada e combattuto contro l’oppressore, riuscirà a crearsi di nuovo una posizione finanziaria estera positiva, così da poter dire di aver vinto non solo una battaglia, ma la guerra.

Per approfondire:

Se l’Italia taglia come il Canada ce la fa

A inizio anni ’90 il Canada era messo molto male sia come deficit che come debito. Il governo inventò allora un metodo, il Program review, che ha fatto scuola. Alla base c’è il rifiuto di attuare tagli lineari, giudicati ingiusti. Ottawa comincia subito ricerche e analisi della situazione per ogni dipartimento e ogni ministero riceve carta bianca. Non si trattava di un programma insomma di tagli alle spese, «ma di un modo per ridisegnare l’intera società». La best practice canadese funzionò anche se con alcune ombre. Il dubbio ora è se si possa esportarlo e come.

Documentario greco shock: giusto non pagare i debiti

Un documentario, finanziato su internet e visto da mezzo milione di persone, ha aperto il dibattito in Grecia sull’onorare o meno l’enorme debito del paese. La tesi è che non sia giusto pagare, e far pagare le conseguenze ai cittadini. Oltre alle posizioni degli autori, rimane un documento sulla Grecia vista da dentro. Un paese sull’orlo (o forse già oltre) il crack. Intanto tornano le proteste di piazza con lo sciopero generale.

Ma perché niente cinema per il film premio Oscar sulla crisi?

Inside Job è il documentario premio Oscar 2011 che spiega l’origine e la dinamica della tempesta perfetta della crisi del 2008. Un film a tutti gli effetti, solo che “questa è la realtà”. Le voci e i volti delle persone protagoniste della crisi, una spiegazione semplice ma non semplicistica. In Italia arriverà in dvd solo a settembre, senza essere prima proiettato al cinema. Questo per un documentario che su Rotten Tomatoes, un aggregatore di recensioni, ha totalizzato il 98% di giudizi positivi.

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