Obama rischia l’incidente diplomatico per aver invitato il re del Gangnam Style

Obama rischia l’incidente diplomatico per aver invitato il re del Gangnam Style

Una grave crisi è scoppiata tra Stati Uniti e Corea. Non riguarda il nuovo lancio missilistico che Pyongyang si appresta a fare, ma le relazioni musicali tra Washington e l’alleato Seul. In particolare, il passato militante di Park Jae-sang, altrimenti noto in tutto il mondo come Psy, autore del successo planetario «Gangnam Style».

La storia recente del rapper coreano è nota. La sua parodia della cafonaggine globale è diventata un fenomeno prima su You Tube, video più visto al mondo, e poi ha dilagato.

 https://www.youtube.com/embed/J-J51fsybN0/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

«Gangnam Style» si è trasformato in un inno internazionale, capace di parlare a tutte le culture, e ha fatto di Psy un milionario. Il successo ha portato attenzione, soprattutto in America, dove Park Jae-sang è stato invitato anche all’Onu per insegnare il suo ballo ad un altro connazionale coreano famoso, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Psy è stato chiamato a suonare ovunque, compresi i popolarissimi Mtv Video Music Awards a settembre, e ha fatto l’ospite d’onore in decine di trasmissioni televisive.

Poi ha ricevuto l’invito più gratificante: partecipare il 21 dicembre prossimo al concerto Christmas in Washington, un evento tradizionale a cui va sempre anche il Presidente, perché serve a raccogliere fondi per il National Children’s Medical Center. Obama ha due figlie appassionate di musica pop, e quindi non ci ha pensato due volte ad aderire, con la famiglia.

Nel frattempo, però, qualcuno si è messo a scavare nel passato di Psy, e ha scoperto cose poco lusinghiere. Nel 2002 aveva partecipato ad una manifestazione anti-americana, organizzata per protestare dopo che un carro armato delle forze Usa stazionate in Corea del Sud aveva investito e ucciso due ragazze, Shim Mi-seon e Shin Hyo-sun. A quell’evento, Psy aveva distrutto un modellino di tank americano. Nel 2004, poi, il rapper aveva aderito ad un’altra manifestazione, stavolta contro la guerra in Iraq. Salito sul palco, aveva cantato una canzone della band N.ex.t, che si intitolava «Dear American» e invitava ad ammazzare gli «yankees» impegnati a torturare gli iracheni. I versi erano decisamente espliciti: «Ammazza le loro figlie, madri, nuore, e padri. Ammazzali lentamente e dolorosamente».

Quando questo è venuto a galla, sono scoppiate le proteste, e la Casa Bianca ha ricevuto petizioni affinché Obama boicotti il concerto di Natale, se Psy non si ritirerà. La pressione è salita sul cantante, che da ragazzo aveva studiato negli Stati Uniti, al punto di obbligarlo a pubblicare una nota di scuse ufficiali: «Nonostante io sia grato per la libertà di espressione, ho imparato che ci sono limiti su quale linguaggio è appropriato, e mi scuso profondamente per come quei versi possono essere interpretati. Sarò sempre dispiaciuto per il dolore causato da quelle parole, e spero che gli americani accettino le mie scuse».

Psy ha spiegato che quando aveva partecipato a quelle manifestazioni c’era un sentimento contrario alla guerra molto forte, che aveva compromesso la percezione degli Usa nel mondo, ma lui capisce e apprezza il lavoro fatto dai militari americani per difendere la Corea. La Casa Bianca per ora ha accettato le scuse e confermato la presenza di Obama al concerto, a meno che la polemica non torni a montare.

tratto da lastampa.it

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta