Epic, il browser che salva la privacy su Internet

Il primo browser prodotto in India

Epic è il nuovo browser gratuito che preserva la nostra privacy bloccando i cookies e ogni altro oggetto utile a tracciare la nostra navigazione. È anche il primo browser indiano: a realizzarlo ci ha pensato la Hidden Reflex dell’indiano Alok Bhardwa, che ha doppia sede Washington–Bangalore e vanta tra i propri investiroti il Washington Post

Per scaricare Epic occorre andare nel sito dedicato, dove è disponibile nella versione per Windows e Mac. Si presenta con un’interfaccia semplice e intuitiva – non per niente è basato su Chromium, il browser da cui deriva Chrome di Google –, e una volta istallato fa tutto da solo: respinge i dati che normalmente vengono inviati ai motori di ricerca, nasconde il nostro indirizzo IP e lascia filtrare solo una piccolissima mole di dati. 

L’unica pecca è che a seconda della protezione attivata e della linea su cui viaggiamo la navigazione può rallentare eccessivamente. È meglio, quindi, fare un po’ di prove e calibrare le impostazioni a seconda delle nostre esigenze. Una barra in basso, sotto ogni nuova scheda, ci informa poi dei cookies e dei tracker bloccati, cifre altissime che raggiungono l’ordine delle centinaia dopo pochi minuti. Alla fine, poi, basta chiuderlo per cancellare tutta la cronologia, mentre i dati per l’autocompilazione dei moduli vengono salvati in locale durante l’uso ed eliminati definitivamente dopo ogni sessione.

Non senza ironia, sul proprio sito Epic presenta anche la differenza tra la sua navigazione e quella offerta dalla modalità in incognito di Chrome o anonima di Firefox. La illustra attraverso una ragazza che tiene in mano un cartello: con i normali browser il cartello è una lastra semitrasparente, ad indicare che quelle due modalità nascoste continuano ad inviare dati alle aziende di ricerca e marketing. Con Epic, invece, il cartello diventa nero: non si vede niente, tutto è celato a sguardi indiscreti. La stoccata arriva alla fine: «Epic protegge la tua navigazione da tutti i partner della Nsa e di Prism». Il riferimento è all’ultimo scandalo americano che ha visto la Nsa, l’agenzia per la sicurezza Usa, raccogliere praticamente tutto ciò che passa sul web: non solo informazioni sui siti visitati ma anche dati personali, numeri di carta di credito e di assistenza sociale, post e commenti sui social network. Insomma, un autentico Grande Fratello ben più pervasivo di quello immaginato da George Orwell.
Anche se non abbiamo nulla da nascondere, utilizzare software del genere ci aiuta a tutelarci da chi vuole sapere troppo di noi e lo fa subdolamente, senza avvertire né pagare pur guadagnandoci. 

Certo, navigare in anonimo significa anche perdere tante funzionalità interessanti. I siti non ricorderanno più i nostri video preferiti, i libri che abbiamo consultato negli ultimi giorni, i giochi a cui abbiamo giocato. La miscela perfetta, quindi, sarebbe usare Epic o simili per le cose più importanti, come consultare l’home banking, e lasciare ai browser tradizionali la navigazione da diporto, quella che si fa per puro svago.

Oltre a Epic, comunque, ci sono centinaia di sitemi che aiutano a nascondere le nostre scorribande. Su queste pagine avevamo visto PirateBrowser, un programma per navigare in Rete nato da The Pirate Bay, che aggira ogni censura. In questo caso però è basato su Firefox, quindi più indicato per chi preferisce questo browser (peccato però che sia solo per Windows). Una soluzione più ricca ma comunque facile da usare è Tor, il principe dell’anonimato online. È formato da un pacchetto di applicazioni che difendono ogni aspetto della vita in rete, inoltre le piattaforme si moltiplicano andando a toccare anche Linux e Android. Con un po’ di manualità, poi, si possono settare i diversi parametri per calibrare la nostra esperienza in Rete in base alle esigenze di privacy di ognuno e alla velocità di navigazione richiesta: più ci si protegge, infatti, più i siti caricano lentamente. Altro strumento da tenere d’occhio è HTTPS–Everywhere, un add–on per Firefox e Chrome che attiva automaticamente connessioni in https al posto del semplice http, impedendo le intercettazioni dei contenuti. Infine bisogna citare TorBirdy, che cripta le informazioni di Thunderbird, il client di posta elettronica figlio di Mozilla e quindi fratello di Firefox.

Così, insomma, la nostra privacy dovrebbe essere al sicuro. Almeno fino al prossimo post su Facebook.

Twitter: @AlessioLana

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