Cambiano i consumi, e gli italiani vogliono mangiare più sano

Cambiano i consumi, e gli italiani vogliono mangiare più sano

Nutrire il pianeta, va bene. Ma come si nutrono gli italiani? Secondo i dati della Nielsen Global Survey on Health Wellness and Nutrition, ricerca condotta su circa 30mila persone in 60 Paesi (tra cui l’Italia), la tendenza è di cercare cibo più sano. Ormai l’alimentazione è vista come il mezzo più adeguato per salvaguardare la salute, prevenire le malattie (diabete, obesità, etc.) e migliorare la condizione fisica. Del resto, il 57% degli italiani si considera in sovrappeso (tra cui un 44% che dichiara un timido “leggermente”). È proprio la stessa percentuale del 2011, ma con una leggera differenza: quattro anni dopo sono di più (53% rispetto a 46%) quelli che cercano di dimagrire. Come? Al solito: cambiando l’alimentazione (75%) e facendo esercizio fisico (73%).

Nessuno è disposto a pagare di più per prodotti “naturali”. Piuttosto, si spenderebbe qualche soldo per cibi a basso contenuto di zucchero

La conseguenza di tutto ciò è che l’atteggiamento nei confronti del cibo sta cambiando: si dà molta più importanza agli ingredienti naturali, ai cibi senza coloranti artificiali, alla verdura e alla frutta (ma, attenzione: non ogm) e, in generale, al biologico – per il quale si è speso, fino ad aprile 2015, 866 milioni di euro, cioè il 14% in più. Sono tutte cose che si danno per scontate, anche in senso letterale: secondo la ricerca, nessuno è disposto a pagare di più per prodotti “naturali”. Piuttosto, si spenderebbe qualche soldo per cibi a basso contenuto di zucchero, ad esempio, o con meno grassi e colesterolo e, soprattutto, per i cibi integrali e arricchiti di vitamine, di minerali, con grassi insaturi. Il risultato, in generale, è che si registra una ripresa, sia in termini di crescita dei volumi che del valore, proprio nel settore alimentare. Rispetto al 2014, c’è stata un aumento, lieve, di 1,1 per cento.

Fonte: Nielsen

Dal punto di vista dietetico, si fanno ancora alcune ingenuità, come sostituire lo zucchero raffinato con lo zucchero di canna (il consumo del primo è diminuito del 16%, mentre quello del secondo è aumentato proprio del 16%), oppure concedersi patatine e formaggi “fat free”, considerati un compromesso accettabile tra gusto e dieta. Si taglia il lattosio, colpendo il latte fresco (-7%) e lanciandosi su latte di riso (+39%) e di soia (+23%) e anche il glutine, pur non avendo particolari intolleranze. Lo si fa per prudenza. E così la pasta senza glutine è aumentata del 33 per cento.

Fonte: Nielsen

Gli italiani vogliono etichette più chiare e precise, e sono disposti a dare più fiducia ai marchi

Dal punto di vista culturale, invece, va segnalata una maggiore esigenza di trasparenza e di affidabilità: gli italiani vogliono etichette più chiare e precise, e sono disposti a dare più fiducia ai marchi. Per questo motivo, spiega la ricerca, le aziende devono assecondarli e cercare di preparare un’offerta più ampia e più sana. Si rinforzerebbe il settore e aumenterebbero i consumi, in linea con una tendenza al rialzo che le rilevazioni di aprile vedono confermata.  

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