Ode a Ringo Starr, il più grande batterista rock di sempre

Ode a Ringo Starr, il più grande batterista rock di sempre

Leggenda vuole che ci fossero tre Beatles di talento – Paul, John e George – e poi ci fosse Ringo. Leggenda vuole che Lennon e gli altri cacciarono il precedente batterista, Pete Bes perchè faceva loro ombra. Non solo perché bravo – era soprannominato Atom Beat, per la sua potenza -, ma anche, forse soprattutto, perché terribilmente affascinante per le fan. Si dice addirittura che in alcuni concerti venne chiesto di mettere la batteria in linea con gli altri strumenti, per consentire alle ragazzine di vedere meglio il bel Pete.

In ogni caso, nel 1962, arrivò Ringo. Bruttino, con un naso non esattamente fotogenico e un fisico non certo “da batterista”, non era nemmeno quel che si dice un virtuoso delle bacchette. La somma delle due cose – unitamente al fatto che gli abbiano fatto cantare giusto le due canzoni con la melodia più semplice che abbiano mai scritto i Beatles, Yellow submarine e With a little help from my friends – ha fatto sì che venisse trattato, al massimo, con bonaria condiscendenza. Celebre è una puntata dei Simpson, in cui Marge svela il suo amore adolescenziale per Ringo, ritraendolo in numerosi dei suoi dipinti. Parliamo di una che sposera Homer, quindi per definizione abituata a vedere bellezza là dove nessuno la vede.

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Homer non la prende benissimo, diciamo

Marge non è sola tuttavia, perchè sul finire della puntata si scopre che Ringo riceve sacchi interi di lettere da fan estatiche. Allo stesso modo, sorprendentemente, ma fino a un certo punto, si scopre anche che anche i più noti e stimati batteristi di oggi – da Dave Grohl dei Foo Fighters a Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, da Steve Copeland dei Police a Questlove dei The Roots, da Tre Cool dei Green Day a Mark Weinberg della E Street Band di Bruce Springsteen – hanno in Ringo il loro idolo.

La dichiarazione d’amore, in questo caso, è immortalata nel video-omaggio presentato un mese fa circa, in occasione dell’ingresso di Ringo Starr nella Rock n’Roll hall of fame, nella primavera del 2015.

Drummers on Ringo Starr from Farsight TV on Vimeo.

«Come puoi definire il miglior batterista del mondo? Dalla tecnica, forse. O dalla capacità di entrare nella canzone, di definirne il feel – esclama Dave Grohl mentre si siede dietro la Ludwig Classic Maple 3 – Beh, se lo definiamo in questo secondo modo, Ringo era il re del feel». «Usa i piatti in un modo estremamente creativo e usava i tom come parte della composizione della canzone», gli fa eco Steve Copeland. «Ringo è uno stile, ormai – per Taylor Hawkins – il ritmo di uno che si è appena alzato dal letto o che sta cadendo dalle scale». 

Ma in fondo, ciò che tutti adorano in Ringo è che alcuni suoi passaggi di batteria siano diventati caratteristici e riconoscibili nelle canzoni dei Beatles quasi quanto un ritornello o un riff di chitarra: «Pensa all’intro di Come Together», dice Mark Weinberg. «Se tu fai ballare la gente con delle ritmiche così semplici – chiosa Dave Grohl – you’re a fuckin badass!» E qui ogni traduzione non renderebbe giustizia alla sua sconfinata ammirazione. 

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