Perché “geek” ha smesso di essere un insulto: ora è un gran complimento

Con l’avvento delle tecnologie digitali sono cambiati non solo gli standard sociali ma anche quelli linguistici. Una parola che indicava il "matto", antisociale e ossessivo è diventata una cosa bella

Da quando il mondo è diventato iperconnesso, hanno cominciato a girare parole nuove di origine inglese dal significato (e, in alcuni casi, anche la pronuncia) spesso misterioso. Per fare un esempio: chi sono i “geek”?

La parola non è una novità: venne usata per la prima volta nel XIX secolo, e serviva per definire una persona un po’ fuori di testa, e nemmeno troppo simpatica. Era insomma, un insulto come un altro, che derivava da “geck”, a sua volta originato da una parola germanica che significava “matto” , o “sciocco”. Shakespeare usa “geck” nella Dodicesima Notte, con il senso proprio di “cretino”. E insomma, il campo semantico è quello.

Con il XX secolo, però, le cose cominciano a cambiare. O, piuttosto, cambia la società, dal momento che “geek” viene sempre più utilizzato per identificare persone poco socievoli, con interessi ossessivi, isolate e chiuse. Lo usa già Jack Kerouac, nel 1957, in una lettera in cui racconta che il College di Brooklyn voleva che insegnasse “to eager students and big geek questions to answer”. Eccoli qui, i “big geek”, gli strani, i sociopatici. E il computer, per persone altrimenti poco abili a stare in compagnia, è solo a un passo. Una semplice questione di tempo.

È qui che avviene la rivoluzione: gli isolati, semi-autistici, ossessivi geek smettono di essere visti in modo negativo. Con l’avvento dell’informatica prima e di ogni tipo di tecnologia digitale poi, comprese le prime grandi fortune, da Google e Facebook, e la conseguente coolness, i “geek” hanno smesso di essere guardati male. Anzi, con la loro abilità tecnica, sopperiscono a tutte le presunte carenze psicologiche/sociologiche a loro imputabili (isolamento, ossessività, scarsa empatia) e conoscono la gloria. Per questo anche l’OED ricorda che geek non è più “necessarily depreciative”.

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