BibliofiliAltro che Harry Potter, meglio perdersi ne “La storia infinita” di Ende

Chi non ha mai sognato di affondare nel libro che sta leggendo? La lettura, nel libro di Ende, è un atto eversivo, contro l’ordinario della scuola, contro la crudeltà dell’uomo. , La Storia Infinita ha una scrittura e una struttura, cosa che manca nel ciclo di Harry Potter.

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Dire Atreiu vs. Harry Potter di per sé è un anacronismo. La saga di Harry Potter è vecchia di vent’anni, magari la leggessero i nostri figli. Piuttosto, resta un fatto: La Storia Infinita è un libro pieno di meraviglie, l’inno alla potenza della lettura – ieri, come oggi, non si legge, perché leggere è pericoloso, forma individui autonomi, instrada all’anarchia, all’autarchia dei solitari – contro il ghigno della cronaca. Soprattutto, la Storia Infinita ha una scrittura e una struttura – cosa che manca nel ciclo di Harry Potter.

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Al ‘maghetto’ preferisco Atreiu: la posta in palio è più alta, la visione poliedrica, il rischio concreto.

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Due anniversari ci cullano e forniscono il pretesto: Michael Ende, quest’anno, compirebbe 90 anni. Figlio del pittore tedesco Edgar, ha vissuto, dai Settanta, a Genzano di Roma, dove scrive Momo. La Storia Infinita è pubblico il primo settembre del 1979. In Italia esce nel 1981, nella traduzione di Amina Pandolfi – traduttrice coi fiocchi, di Ingeborg Bachmann, Hermann Hesse, Elias Canetti, Goethe, tra gli altri – con gli straordinari capilettera di Antonio Basoli. Come scrive Ende, “Le passioni umane sono una cosa molto misteriosa e per i bambini le cose non stanno diversamente che per i grandi. Coloro che ne vengono colpiti non le sanno spiegare, e coloro che non hanno provato nulla di simile non le possono comprendere”. Ecco. Sognavo di cavalcare al fianco di Atreiu, alla caccia del Bufalo di Porpora.

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Non c’è mai un vieto eroismo: l’eroe è Atreiu e chi legge le avventure di Atreiu nel covo ricavato dal tempo e tu che leggi di lui che legge… L’eroe, nella lettura, è il lettore. Solo leggendo, il verbo che esplode in immagini, siamo intoccabili, irraggiungibili.

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Il romanzo è pieno di nomi. Il primo è alterato. La vetrina della libreria antiquaria di Karl Konrad Koreander – in italiano: Carlo Corrado Coriandoli – dove Bastian Balthasar Bux (Bastiano Baldassarre Bucci) trova – e ruba: dacché ogni tesoro non va chiesto ma rubato, alla chiamata si risponde col furto di una promessa – il libro fatale, La Storia Infinita. L’incipit è la vetrina a contrario, perché il lettore è invitato a spingere la porta della libreria antiquaria, ma anche perché il mondo va a contrario. I nomi sono alfabetici (Atreiu, Carlo, Bastiano…), il rischio è rivelarne l’essenza d’oro, l’assurdo di vento.

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