Provati per voi Di necessità delivery

Quarantena gourmet a Milano: abbiamo provato per voi i piatti dei nostri ristoranti preferiti direttamente a casa

La pizza gourmet delivery
La pizza gourmet delivery

«Nella voce di un cantante si rispecchia il sole cantava Battiato» in ”Strani giorni”, e giorni davvero strani li stiamo vivendo anche in questo periodo di quarantena. Scandito, almeno all’inizio, dai canti al balcone divenuto palcoscenico agli ultimi bagliori del sole al tramonto.

Rimane però tutto il resto della giornata da vivere e da riempire, per dare un senso a questa attesa di responsabile clausura. Una buona fetta di italiani ha trovato nella preparazione del cibo una chiave di volta, per liberare energie fisiche e creative, attraverso una manualità che prima impegni e poi soddisfi il palato. Mani in pasta come non mai, per sfornare a ciclo continuo pane, pizze, torte e focacce, da far assaggiare con lo sguardo attraverso condivisioni social a distanza.

Esiste però un’altra fetta di italiani: i buongustai, i gourmet, i frequentatori di ristoranti per passione, oltre il nutrimento, quelli che prenotano con anticipo, cha pianificano trasferte a fini gastronomici. Tutti questi avventori sono rimasti oggi privi del loro oggetto del desiderio: il ristorante. Come tante altre attività, questi locali, prima soggetti a una serie di limitazioni legate agli accessi e agli orari, di decreto in decreto alla fine hanno dovuto abbassare le serrande. All’interno delle cucine queste chiusure non hanno necessariamente comportato  dover spegnere i fornelli, e uno spiraglio per continuare a lavorare si è rivelata la consegna a domicilio, il delivery.

Proprio quella forma di somministrazione dei pasti che in epoca pre-covid alcuni vedevano come una sorta di concorrenza ai ristoranti, intesi come locali da riempire, ora si rivela un’ancora di salvezza, o quasi. Da una parte consente ai ristoratori di continuare a lavorare, sebbene con margini di guadagno spesso ridotti al lumicino, dall’altra consente a chi è chiuso in casa di provare la sensazione di sedersi ancora al tavolo del proprio locale preferito, un’ordinazione alla carta ‘delocalizzata’.

L’offerta gastronomica dell’universo delivery è esplosa in poche settimane: ben oltre la trilogia hamburger, pizza, sushi, l’inventiva, la capacità imprenditoriale, o più semplicemente la necessità che si è fatta virtù, hanno spinto molti locali a tentare questa strada.

Va detto che la questione non è affatto semplice e reinventarsi per continuare a offrire la propria cucina comporta una serie di aspetti organizzativi e di elementi da valutare:  un nuovo modo di impostare la cucina e i piatti da proporre, magari con menu degustazione più pratici, un modo sicuro per confezionare e consegnare il cibo e la necessità di tutelare la salute propria, dei propri collaboratori e del cliente finale, attraverso una consegna  che mantenga un buon livello nella qualità. Queste e altre considerazioni hanno fatto sì che non tutti, anzi una minoranza, dei locali, degli chef, abbiano deciso di ricorrere a questo modo per ‘restare a galla’. Alcuni hanno riconvertito le mansioni del proprio personale che fa anche le consegne, altri si sono affidati al servizio di trasporto pubblico o a piattaforme che gestiscono gli aspetti legati alla logistica.

Se fino a qualche mese fa “touchless” l’avremmo identificato solo con una nuova modalità di pagamento elettronico, ora è un anglicismo entrato nel lessico della quotidianità: riferito a un nuovo modo di interagire (o non interagire) con coloro che effettuano le consegne a domicilio, di cibo ma non solo.

Quella del delivery di ristoranti è stata una macchina organizzativa che si è dovuta muovere rapidamente e anche in maniera efficiente, in condizioni non certo facili. Per chi ordina il pasto a domicilio è utile leggere in anticipo i termini della consegna: orari, ordine minimo, eventuali spese di trasporto, zone servite e tempi di attesa.

A la carte nella cucina di casa
Wicky Priyan
, lo chef cingalese formatosi in Giappone e ormai trapiantato a Milano, è stato tra i primi in città a organizzarsi e lo ha fatto in maniera ordinata e sistematica. Non si è limitato a percorsi degustazione ma ha creato una vera e propria carta per il delivery, il Delivery Menu, con aggiornamenti quasi settimanali. Ondate di sapore tra oriente e occidente: il menu è infatti suddiviso in Onde. Dopo una selezione di vini, sakè e bevande, arriva la Prima Onda (crudi di pesce ma anche carne, tra i quali spicca il Kobe) giusto per iniziare, la Seconda Onda è tutta dedicata a sushi e sashimi, con la Terza Onda arriva il fuoco sia per le carni che per i pesci (non perdetevi il maialino tipico della tradizione giapponese, WIKAKUNI KYOTO, cotto 16 ore e accompagnato da mela e senape, crea vera dipendenza). La Quarta e ultima onda chiude la carta ed è naturalmente quella dolce dedicata al dessert.

Si prenota al telefono, oppure compilando un modulo online, aggiunto da poco, ma vi consigliamo il contatto telefonico, sono davvero cortesi. Online però è tutto ben organizzato: foto dei piatti, una loro sintetica descrizione e il pulsante per aggiungerli al carrello. Un vero e proprio sito di e-commerce messo in piedi in poco tempo.

Per ordini superiori a 120 euro la consegna è gratuita, ma la vera particolarità è lo strumento scelto per consegnare: la rete di taxi milanesi.  Un circolo virtuoso che, oltre a tenere accesi i fornelli del ristorante, consente anche di far lavorare i taxi che in questo periodo sono ancora attivi, in quanto autorizzati a circolare, e fermi al tempo stesso, per la scarsità delle chiamate. E potrebbe capitarvi che sia Wicky in persona a chiamarvi alla partenza del taxi, per avvisarvi che la vostra cena è in consegna e per ringraziarvi dell’ordine, dettagli che fanno la differenza.

I piatti arrivano in contenitori compostabili e la comunicazione social di Wicky sottolinea la cura e la sicurezza nel confezionare il cibo, oltre alla salvaguardia della salute dei tassisti (consegne lasciate in ascensore, o dove si concorda, e comunque a un metro di distanza tra voi e il tassista). Potrebbe capitare qualche piccolo ritardo, sempre accompagnato dalle scuse, considerata la situazione generale la clemenza è quasi d’obbligo.

“Daniel Canzian a casa tua” è il nome del nuovo servizio di delivery attivato dall’omonimo ristorante di uno degli ultimi allievi di Gualtiero Marchesi, che oggi si è fatto strada da solo. Daniel ha studiato tre menu con tre prezzi e offerte differenti, con la possibilità di aggiungere anche un aperitivo con quattro amuse bouche (tra i quali i suoi noti cannoli di polenta con baccalà mantecato), per non perdere le buone abitudini milanesi dell’happy hour e rendere felici anche le ore trascorse in casa. Il plus originale riscontrato in questo servizio? Nel momento in cui la cena parte dal ristorante vi arriverà sul cellulare un messaggio vocale: dalla viva voce dello chef le indicazioni per gustare al meglio i piatti.

Una terza opzione che si distingue per l’ottimo rapporto qualità/prezzo è quella offerta dal ristorante VIVO, dal mare alla padella. Una formula di ristorazione legata alla cucina di mare che ha nel mare le proprie radici: la famiglia Manno, pescatori da generazioni, che ha deciso negli ultimi anni di intraprendere anche la strada delle cucine. L’obiettivo quello di rendere più accessibile, in una formula da bistrot parigino, il pesce sia cotto che crudo. Un pesce dalla filiera certificata e che in menu, attraverso un codice, consente di risalire al peschereccio che l’ha pescato. Da Capalbio i Manno sono sbarcati a Firenze, Parma e anche Milano. La versatilità imprenditoriale di famiglia si è rivelata anche in momenti di crisi come questo: “VIVO a casa” è la nuova offerta di consegne a domicilio, un nome che è l’espressione perfetta per descrivere la nostra condizione di questi giorni.

“VIVO a casa è anche il nome del nuovo sito web creato per l’occasione,  un ristorante virtuale dal quale poter ordinare i piatti da un menu che cambia completamente a cadenza quasi quotidiana, ma anche altri piatti fuori menu, crudi di mare, ostriche e bottiglie di vino. Originale è la possibilità di sottoscrivere differenti formule di abbonamento, settimanali o mensili, paghi prima e ordini quando vuoi (pranzo o cena). L’offerta prevede circa cinque piatti al giorno, non molti, e questa anche per la carta di un ristorante tradizionale è quasi sempre una qualità e non un difetto. Nessuno scambio di denaro contante, le transazioni avvengono tutte online o tramite POS. Con i primi tepori primaverili, il mare che già si inizia a sognare lo si ritrova almeno nel piatto, ci si accontenta e si gode anche.

Dolci, bollicine and co.
Come seduti al tavolo di un ristorante, una volta scelto dalla carta cosa mangiare, arriva il momento della carta dei vini. La possibilità di ordinare online, ampia e per tutti i gusti, era già presente prima di questa fase che stiamo attraversando. Tra le tante enoteche virtuali Tannico è sicuramente leader, uno dei primi a  portare il vino nelle case degli italiani senza obbligarli al passaggio in enoteca. L’Amazon delle bottiglie ha cercato anche di comunicare in maniera diversa il vino, uscendo da schemi chiusi in un linguaggio criptico o autoreferenziale. Il vino 2.0 e pop, certo,  ma con una gamma di scelta e di qualità per tutti i palati e per tutti i portafogli; bottiglie selezionate da chi, oltre a volerlo vendere, il vino innanzitutto lo ama. Il periodo particolare può rendere in alcuni casi difficile reperire alcuni ordini e i tempi potrebbero dilatarsi. Il giorno della consegna un sms avvisa che le vostre bottiglie sono in viaggio, e se il tipo di spedizione lo consente, è possibile anche selezionare la consegna in serata, pronti a stappare durante la cena.

Per gli appassionati delle bollicine esistono anche enoteche più di nicchia come el buscia, in dialetto milanese il vino con le bolle. Un luogo fisico a Milano in cui sorseggiare tutto ciò che è spumeggiante, dai blasonati champagne francesi  a metodi classici italiani di tutto rispetto fino alla scoperta di altre bollicine in giro per il mondo. In questo periodo un delivery che si è rivelato rapido ed efficiente. Le consegne su Milano, tramite ordine online con addebito su carta di credito entro le ore 15, vengono garantite con consegna in giornata. Forse è addirittura più veloce così che andarci direttamente di persona (anche se al momento la scelta non si pone). Le consegne, non con gli stessi tempi naturalmente, sono disponibili anche su tutto il territorio italiano.

Siete astemi ma golosi? Volete direttamente buttarvi su una bella torta? Cosaporto.it è la piattaforma di delivery più dolce e rapida che abbiamo provato.

Attiva sulle piazze di Roma, Milano, Torino e Londra, si presenta come un  quality delivery e il suo portafoglio clienti è davvero allettante. Sebbene attivo per la consegna di piatti pronti, fiori, drinks, oggetti di design e di bellezza è sui dolci che rivela piacevoli sorprese: nomi come Pasticceria Martesana, Ranieri, Rinaldini, Cova. Recentemente si è aggiunto uno dei più grandi maestri della pasticceria italiana, Iginio Massari.

Quanto al servizio, vi basti sapere che ci è capitato di ordinare alle 11 di mattina una torta che è stata recapitata fragrante alle 15 del giorno stesso.

L’intramontabile pizza, purché buona
E se all’improvviso si riaccende il desiderio di una buona pizza? Semplice e al tempo stesso ben fatta. Le insegne milanesi che negli ultimi anni hanno proposto un prodotto di qualità si sono moltiplicate ma ad oggi tutte azzerate dalla chiusura forzata. Ma non occorre perdersi d’animo: da metà marzo Lievità, una delle migliori pizze a Milano con tre locali all’attivo, è tornata attiva su una delle principali piattaforme di delivery.

Gusto e tipologia di pizza che guardano alla tradizione partenopea, cura negli impasti, a partire da farine macinate a pietra, e non inferiore anche la cura nella scelta delle materie prime. Scorrendo il menu, per qualunque ingrediente è difficile non trovare un prodotto tipico di località campane come Cetara, Agerola, Caiazzo e così via in un percorso geo-gastronomico. Giorgio Caruso è il maestro pizzaiolo di Lievità, campano anch’esso, manco a dirlo. Una pizza con i giusti connotati per avere la patente di pizza gourmet. Dove per gourmet, in fondo, non si intende nessuno stravolgimento ma piuttosto un rinascimento della pizza. Il servizio si è rivelato puntuale, e un’attenzione in più quel cartellino appeso al cartone della pizza, una sorta di avvertenza che ricorda al cliente quanto gli standard di servizio, vista la situazione, potrebbero non essere esattamente quelli di sempre, ma con un rapido passaggio in forno si recupera subito la fragranza della pizza.

È facilmente comprensibile che il passaggio dal forno direttamente al tavolo tramite il cameriere non è come dal forno al rider e poi, dopo un viaggio più o meno breve, a casa.  Il risultato è comunque un compromesso più che accettabile. Sul cartone della pizza la chicca finale, lo slogan di questi tempi di attesa, l’hashtag che probabilmente, e speriamo anche profeticamente, ci ricorderà questo periodo, con un font calligrafico che ha il sapore delle cose vere troverete scritto “Andrà tutto bene!”.

E ovviamente è riferito….alla pizza, o meglio, alla possibilità di tornare a mangiarla presto in compagnia, seduti in pizzeria. Ordinarla a casa sarà solo un’opzione, e non più l’unica scelta.

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