La crisi e lo sviluppo/5Dobbiamo creare ricchezza affinché possa essere redistribuita

Non possiamo più raccontarci storielle divertenti e populiste: i soldi a disposizione per l’Italia sono pochi e vanno spesi bene. Bisogna fare il tifo per chi produce reddito, lavoro, base imponibile e tasse. E smettere di considerare l’imprenditoria come un sinonimo di evasione fiscale o disonestà

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Pubblichiamo l’ultima di cinque puntate di un articolo di Giovanni Cagnoli dal numero dell’Avanti in edicola a inizio settembre. Qui la quarta

Dopo 40 anni di sbornia da debito siamo chiamati a un processo di normalizzazione. Abbiamo dalla nostra tassi di interesse bassi per 10 anni e l’ancoraggio europeo e atlantico. Non è poca cosa perché da soli sarebbe pressoché impossibile farcela. Pur tra mille crisi gli ultimi 75 anni sono stati di pace senza guerre o conflitti che sacrificassero migliaia di vite umane. Quindi possiamo farcela, con uno sforzo simile a quello del dopoguerra e con il vantaggio notevolissimo di partire da una base di benessere, welfare e diritti che i nostri padri nemmeno immaginavano possibili.

Ma non possiamo più raccontarci storielle divertenti e populiste. I soldi sono pochi e vanno spesi bene. Devono essere investiti sul nostro futuro e su quello dei nostri figli. Lo spreco non è più accettabile. La competenza nella gestione pubblica è una necessità categorica. Un incompetente non vale un competente. Bisognerà fare anche scelte dolorose.

Se invece vogliamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia bisogna cominciare a fare sapere ai nostri pensionati, dipendenti pubblici e garantiti che il prezzo del risveglio sarà pesantissimo e quasi esclusivamente a loro carico. Senza creare reddito non si potranno mantenere le forme di assistenza e garanzie molto generose di cui molti godono oggi. Quindi è bene iniziare a rendere noto l’ovvio e cioè che prima o poi senza sviluppo economico adeguato pensioni, sanità e pubblico impiego saranno falcidiate senza appello perché una comunità non può vivere sopra i propri mezzi per 2 o 3 generazioni. E quando le risorse termineranno, l’unica soluzione sarà tagliare spese e il tenore di vita.

Bisogna che tutti facciano il tifo, direi quasi un tifo sfrenato per chi produce ricchezza, reddito, lavoro, base imponibile e tasse. Anche se oggi accade l’opposto: come se produrre ricchezza fosse sinonimo pressoché automatico di evasione fiscale o disonestà. Il lavoro sia esso dipendente o autonomo dipende dallo spirito imprenditoriale di chi il lavoro lo offre o lo intraprende. Senza lavoro non c’è dignità, non ci sono tasse, non ci sono pensioni, non c’è sanità e istruzione. Quindi lode e merito a chi il lavoro lo crea per sé o per altri. Non sarà certo lo Stato a creare lavoro e base imponibile perché in quel caso sarebbe spesa e non una risorsa.

Il Covid ha devastato una minoranza della popolazione italiana, ma si tratta di quella minoranza che sostiene la possibilità dei trasferimenti alla maggioranza che non ha subito impatti economici. Prima ci rendiamo conto che dobbiamo aiutare lo sviluppo e la creazione di reddito per poterlo redistribuire meglio sarà.

L’illusione che basti redistribuire è fallace e pericolosa, perché i paesi del nord Europa “frugali” sono sgradevoli è certamente non privi di incoerenze, ma alla fine noi ci dobbiamo confrontare con le loro scelte in termini di lavoro, pensioni, assistenza e welfare. E il confronto appare oggi molto difficile da sostenere, se non impossibile.

Abbiamo l’ultima occasione prima di un pericolosissimo giro di vite che sarà inevitabilmente imposto dall’esterno. Non sprechiamola per miseri calcoli di potere o per essere sicuri di potere scegliere un presidente della Repubblica “amico” o peggio di parte. Sarebbe davvero grave e sconsiderato.

5. Fine

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