Mad DonaldTrump ci ha fatto un favore dimostrando di essere pazzo (e pericoloso)

La voce, l’aspetto, le parole tradiscono una verità che era sotto gli occhi di tutti: molti cambierebbero marciapiede se incontrassero un tipo così per strada

Afp

Il presidente degli Stati Uniti, a quanto pare è pazzo. Non è mai stato tanto bene nel passato, ma ora, in ogni caso, è passato ai farneticamenti. Un regista di teatro che volesse mettere in scena la follia avrebbe voluto proprio quel genere di pettinatura: non somiglia più alla vivace capigliatura degli anni giovanili, o dei tempi in cui conduceva “The Apprentice”, bensì è finita per diventare un peso, quasi schiacciante, sulla sua testa. Come se stesse appiattendo una zucca. La tinta delle guance ha assunto un aspetto malato, come le foglie cadute a fine autunno dopo che il colore del vigore è diventato marciume.

Dalla zucca schiacciata esce la voce, stridula, indignata, assillante, inarrestabile: è una voce sgradevole nel modo in cui è sgradevole la voce dei matti per strada – una voce da adulto con la tonalità del bambino, quasi perso dietro alla dolorosa attrazione del capriccio.

Le linee di plastica della sua bocca, si piegano all’ingiù, come infelici, a volte si estendono in orizzontale nella forma di una ilarità disturbante. Hanno perduto, a quanto sembra, la ferma muscolarità di un tempo. Insomma, da questo insieme – i capelli, la tinta, l’impressione di declino, la perdita di controllo, la plasticità che si allenta – fuoriescono delle idee, ugualmente destinate alla decomposizione: le rivendicazioni fantasiose, le accuse rabbiose, il colpo di Stato ordito contro di lui, gli inviti sinistri rivolti alle bande dei suprematisti bianchi e della destra estrema.

Sono consapevole che descrivendo così il presidente, alcuni miei amici che lo sostengono – sì, ho anche amici così – diranno che, al contrario, sono proprio quelli come me che hanno perso la ragione. Diranno: «Oh, non preoccuparti della sua performance disastrosa. Pensa alle cose meravigliose che ha fatto. Ha spostato l’ambasciata a Gerusalemme. Ha assassinato un generale iraniano. La pandemia è colpa della Cina”, e così via. “Ed è vero o no che Carter Page è stato danneggiato dall’FBI?»

Ma ai miei amici trumpiani dico: lasciate da parte, per il momento, tutte le cose che considerate di estrema importanza. Sbattete due volte le palpebre per togliere di mezzo la politica e guardate. Osservate, onestamente, lo spettacolo che avevate di fronte la notte scorsa. Il suono della voce di quell’uomo era pura follia. La sua fisionomia indicava la sua degenerazione (ma anche trasformazione) in una catastrofe umana. Non era così con altri presidenti, con i capelli che erano diventati di colpo grigi nel corso del mandato. Questo è un uomo che sta scivolando nell’isteria. Avreste dei dubbi a dargli un dollaro, incontrandolo per strada, per paura di subire un attacco fisico.

Cari amici trumpiani: dovreste essere in grado di vedere tutto questo anche senza fare puntualizzazioni melodrammatiche. Qual era la sua strategia per il dibattito che si è appena svolto?

C’era almeno una strategia o la sua politica per i dibattiti è come quella che adotta con l’Iran, cioè scatti di rabbia casuali senza pianificazione? Quale parte dell’elettorato cercava di conquistare? Le donne che lo disprezzano? Gli operai, che una volta lo amavano e che nel tempo sono tornati a votare per i Democratici? Le persone il cui odio per gli immigrati si è ridotto, e che hanno bisogno di una nuova iniezione di disgusto per tornare dai Repubblicani?

Si è rivolto agli abitanti della Florida? A quelli della Pennsylvania? O a chi? O forse la strategia è qualcosa ormai al di fuori delle sue possibilità?

No. È pazzo. E ci ha fatto il favore di mostrarlo con chiarezza.

Per quanto riguarda Joe Biden, be’, è stato un po’ scioccante sentirlo dire al presidente degli Stati Uniti di stare zitto. «Shhh», ha detto. È proprio il segno che lui non è matto.

(Articolo pubblicato in inglese su Tablet)

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