Epidemie, tradimenti e rivolte andate malePerché l’America non deve ripetere la fine della democrazia ateniese

Un sistema basato sul rispetto della legge e della libertà personale fu sconfitto dall’oligarchica Sparta, alleata con il nemico persiano. Una storia che presenta somiglianze inquietanti

“Orazione per i morti di Pericle”, di Philipp von Foltz

Secondo quanto diceva Pericle di Atene, nel 431 a.C, «la nostra Costituzione è chiamata democrazia perché il potere è nelle mani non di una minoranza ma del popolo intero. E secondo la legge nelle dispute private ciascuno è viene trattato in modo eguale. E per quanto riguarda il prestigio nella gestione delle responsabilità pubbliche, non conta l’appartenenza a una classe sociale ma le abilità reali che possiede. Nessuno, se è in grado di fare qualcosa al servizio dello Stato, è tenuto in oscurità dalla povertà. E così come in libertà e apertura governiamo gli interessi pubblici, così manteniamo le nostre relazioni quotidiane con gli altri. Non ci adiriamo con il vicino se fa qualcosa per il proprio piacere, e senza infliggerci sguardi rabbiosi che, anche se non fanno davvero male, comunque feriscono i sentimenti delle persone. Siamo liberi e tolleranti in privato, ma nelle faccende pubbliche ci atteniamo alla legge, perché suscita il nostro più profondo rispetto. Concediamo obbedienza a coloro cui affidiamo il potere e alle leggi, in particolare a quelle che sono stabilite per proteggere le vittime d’ingiustizia».

E allora perché Atene ha perso la guerra contro Sparta, l’oligarchia? Forse perché è esplosa una epidemia? E anche perché Sparta ha complottato con i Persiani? E perché i populisti corrotti avevano preso il potere? E le rivoluzioni democratiche che erano scoppiate avevano perso ogni controllo?

(Articolo pubblicato in inglese su Tablet)

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