Da sfogliareAnthony Burgess, la scrittura, l’alcolismo e Il Giornale di Indro Montanelli

In un nuovo libro, una brillante cavalcata lungo i rapporti fra alcol e letteratura, tra giudizi fulminanti, aneddoti personali, excursus sulle ricadute sociali dell’alcolismo e divagazioni sull’alcol come “elemento” di ispirazione poetica

Cosa ci faceva Anthony Burgess, un bevitore compulsivo, nel giornale di Montanelli? A questa domanda risponde il nuovo oggetto editoriale pubblicato da De Piante in tiratura limitata di 500 copie, com’è consuetudine per questo piccolo editore che scova chicche sconosciute e ripubblica in edizioni curatissime nei dettagli piccole grandi opere d’arte in forma di libro. Arriva infatti in questi giorni, stavolta partendo dal vino, la prima plaquette della collana “Gli Aurei”: è un lungo elzeviro, scritto nel 1980 da Anthony Burgess per Il Giornale di Montanelli e mai più ripubblicato.

Burgess era un intellettuale a pieno titolo e uno dei più grandi autori inglesi del Novecento: tra le sue opere più conosciute, c’è il celebre romanzo “Arancia Meccanica”(1962), da cui Stanley Kubrick trasse il celebre film. Scrittore, critico letterario, giornalista e poeta, scrisse anche alcuni testi di canzoni. Ma era conosciuto anche come bevitore compulsivo. 

Perché arrivi al Giornale di Montanelli lo spiega nella illuminante introduzione Renato Besana, il giornalista che all’epoca li mise in contatto e conosce i dettagli dellincontro, tra vizi e virtù dello scrittore inglese. La parte finale, firmata da Luigi Mascheroni, racconta invece il rapporto devastante tra alcolismo e letteratura di grandi personaggi letterari: da Ian Fleming, scrittore britannico famoso per James Bond, a William Faulkner che il mattino non ricordava cosa avesse scritto la sera, fino a Ernest Hemingway il quale coniò il detto «Scrivi da ubriaco, correggi da sobrio», e molti altri.

È un libro dall’aspetto minuto, ma con un peso specifico molto pesante dal punto di vista culturale.

“Il Diavolo nella bottiglia”, De Piante Editore.