Il premier commissarioPronto il “decreto Recovery”: semplificazioni e poteri sostitutivi per Draghi

Il provvedimento è atteso oggi in consiglio dei ministri. In caso di rallentamenti e ostacoli sulle opere del Pnrr, dopo 15 giorni scatterà il commissariamento di comuni e regioni da parte del presidente del Consiglio. Accordo con i sindacati sui subappalti e massimo ribasso

Olivier Hoslet, Pool via AP

È pronto il “decreto Recovery”, quello che contiene le norme sulle semplificazioni delle opere e sulla governance, la cabina per la gestione dei fondi europei. Il provvedimento è atteso oggi sul tavolo del consiglio dei ministri, con l’obiettivo di approvarlo e inviarlo a Bruxelles entro il 31 maggio.

La governance
La gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sarà articolata su tre livelli: a Palazzo Chigi sarà assegnata la responsabilità di indirizzo; alla Ragioneria generale il controllo e la rendicontazione; ministeri, Regioni, enti locali e altri «soggetti attuatori» si occuperanno della realizzazione degli interventi.

La bozza prevede che il confronto e lo scambio di informazioni saranno assicurati da un «Tavolo permanente» con parti sociali, enti territoriali e associazioni, oltre che da rapporto semestrali al Parlamento e alla Conferenza unificata e dalle relazioni annuali della Corte dei Conti. Ma – è questa la novità della governance del Recovery Plan – la geometria dei poteri avrà all’apice la presidenza del Consiglio, che potrà decidere commissariamenti in tempi molto stretti tutte le volte in cui «sia messo anche solo potenzialmente a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali» del piano.

Insomma, il presidente del Consiglio Mario Draghi avrà ampi poteri sostitutivi. Che potranno anche scattare «in caso di diniego, dissenso, opposizione o altro atto equivalente» con cui le amministrazioni potrebbero ostacolare un intervento. Il “commissariamento” partirà dopo un tempo massimo di 15 giorni concesso per superare il problema: se questo non avverrà, partiranno i poteri sostitutivi, che affideranno la materia a un’altra amministrazione o a un commissario. Se a frenare il ritmo del piano sarà invece un dissenso esplicito, la questione sarà discussa entro cinque giorni dal consiglio dei ministri.

Il perno centrale sarà la cabina di regia a Palazzo Chigi, non definita ma «a geometria variabile», aperta di volta in volta ai ministri e ai sottosegretari competenti nelle materie all’ordine del giorno di ogni seduta. Sarà affiancata da una segreteria tecnica, che avrà a disposizione 350 tecnici con nuove assunzioni fino al 2026, e da una nuova unità di missione a Palazzo Chigi che avrà il compito di razionalizzare le norme e sperimentare nuove regole in grado di superare gli ostacoli. Il presidente del Consiglio è l’unica presenza fissa prevista dalla norma.

Il controllo tecnico e la rendicontazione dei fondi comunitari saranno invece compito del «servizio centrale per il Pnrr», una struttura della Ragioneria generale articolata in una dirigenza generale e sei uffici dirigenziali non generali. Sempre la Ragioneri avrà il compito di audit e monitoraggio anticorruzione.

Semplificazioni 
Ieri il governo ha raggiunto l’accordo nella maggioranza e con i sindacati sulle norme che regolano gli appalti. Nel provvedimento, come ha fatto sapere ieri sera Palazzo Chigi, non ci sarà il temuto allargamento della pratica del massimo ribasso che mette a repentaglio qualità delle opere e sicurezza dei lavoratori contro cui si è battuto il Pd e la Cgil. Resta invece il cosiddetto appalto integrato che consente di affidare in tandem l’opera al progettista e all’esecutore.

Sul nodo spinoso del sub-appalto resterà il tetto del 40%, non di più, ma le norme europee prevedono di eliminare il tetto. Inoltre il decreto prevederà una riduzione drastica del numero delle stazioni appaltanti per fare pulizia nel settore. Per gli appalti è in arrivo anche una proroga delle deroghe già in vigore per ora fino al 2023. Prevista anche una clausola – voluta dal Pd – per promuovere le assunzioni di donne e giovani: i bandi di gara dovranno agevolare gli imprenditori under 36 e ci sarà un sistema di penali e premi per chi assicura la conciliazione vita-lavoro.

Con l’obiettivo di semplificare interventi del Recovery Plan, nasce al ministero dei Beni Culturali una speciale Sovrintendenza nazionale con l’obiettivo di «assicurare una più efficace e tempestiva attuazione» dei progetti. Il decreto interviene anche su un ampio spettro di procedure che oggi rallentano la macchina pubblica, dalla valutazione di impatto ambientale (Via), con l’introduzione di una supercommissione con 40 tecnici al “Comitato speciale” del Consiglio superiore dei Lavori pubblici fino alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici dell’Anac. C’è poi il dimezzamento dei tempi per l’avvio degli scavi per la banda larga (da 6 a 3 mesi). Ridotti anche i tempi per il silenzio-assenso e riviste le procedure per il ricambio degli impianti delle rinnovabili.