Wegen MorgenLa CDU di Friedrich Merz sarà molto più a destra rispetto ai tempi di Merkel

Dopo il flop alle elezioni di settembre, i cristiano-democratici hanno eletto un nuovo presidente da sempre opposto alle politiche della ex cancelliera. Darà una linea più netta e conservatrice di quella del recente passatointerpreterà il suo ruolo di partito d’opposizione con

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Dopo l’elezione del socialdemocratico Olaf Scholz a Cancelliere, avvenuta nelle scorse settimane, c’è stato un altro evento decisivo nell’evoluzione del quadro politico tedesco post-Merkel. Gli iscritti della CDU, lo storico partito di centrodestra che ha espresso figure di governo come Konrad Adenauer, Helmuth Kohl e la stessa Cancelliera, hanno eletto un nuovo leader. Si tratta di Friedrich Merz, storico esponente anti-merkeliano che appartiene all’ala destra del partito. 

Da quando, nel 2018, Merkel ha annunciato di non volersi ricandidare alla Cancelleria, lasciando anche la guida del partito, i cristiano-democratici sono in crisi di leadership e di consensi. Annegret Kramp-Karrenbauer, fedelissima di Merkel a cui è succeduta, non ha mai convinto, e nel 2021 è stata sostituita da Armin Laschet, presidente del Nordreno-Vestfalia, anche lui riconducibile alla corrente merkeliana. Anche Laschet, però, non è riuscito a risollevare il partito nei sondaggi, subendo molto l’ascesa dei Verdi. Per giunta, ha faticato non poco a farsi candidare Cancelliere, nonostante la nomina spetti quasi sempre alla persona a capo della CDU, lottando contro Markus Söder, carismatico leader della CSU (il partito storicamente alleato dei cristiano-democratici).

Alle elezioni di settembre, le prime senza Angela Merkel, la CDU è stato l’unico partito uscito davvero sconfitto: è arrivato secondo e con pochissimo distacco dalla vincente SPD, ma ha perso 9 punti percentuali rispetto al 2017. Nelle settimane dopo il voto, la situazione è stata aggravata dal comportamento di Laschet, che per molti giorni ha evitato di congratularsi con Scholz e la SPD per la vittoria, insistendo pubblicamente sulla possibilità di creare una coalizione di governo anche come secondo partito. Una linea giudicata inopportuno da molti esponenti CDU, causando una fronda interna che lo ha costretto alle dimissioni. 

L’elezione di Merz avviene quindi in un momento di forte crisi, e dimostra la perdita di influenza della componente merkeliana, finora maggioritaria nel partito. Lo stesso Merz, del resto, aveva provato a diventare segretario già due volte, venendo fermato dai candidati espressi da quella corrente: nel 2018 e nel 2021, sconfitto prima da Kramp-Karrenbauer e poi da Laschet. Stavolta, però, ha ottenuto il 62,1% delle preferenze, mentre Norbert Röttgen ed Helge Braun, più vicini di lui alla precedente maggioranza, hanno preso rispettivamente il 25,8% e il 12,1%. A votare è stato il 66% degli iscritti. A gennaio, il congresso del partito dovrà confermare il voto, ma è molto improbabile che i delegati capovolgano il risultato, anche visto il distacco di cui gode il vincitore.

Una CDU a guida Merz, con ogni probabilità, sarà molto diversa da quella vista durante l’era Merkel. La CDU merkeliana era centrista, europeista, pronta a dialogare con le diverse forze politiche (verdi, liberali, socialdemocratici), e che grazie a un pragmatismo politico e a una certa apertura su alcuni temi sociali e civili è riuscita spesso ad avere la SPD come alleato di governo. I cristiano-democratici di Angela Merkel, inoltre, pur d’impostazione ordoliberale, hanno mostrato di non vedere come un tabù l’ingresso dello Stato nell’economia. 

Merz, al contrario, è una figura con meno sfumature. Fortemente liberista, è probabile che la sua CDU avrà una visione meno interventista dello Stato sulle politiche economiche e molto disponibile a far proprie le posizioni del mondo imprenditoriale. Ex eurodeputato, Merz è favorevole all’unione economica e politica, ma più scettico su alcune politiche sociali comuni a livello europeo. Sui temi legati ai diritti civili, Merz è apertamente conservatore: è famoso, ad esempio, un episodio in cui interrogato sui diritti degli omosessuali ha affermato di non avere nulla contro i gay, a patti che questi «stiano lontani dai bambini», alimentando la visione che vede l’omosessualità collegata alla pedofilia. 

La CDU di Merz sarà più di destra rispetto a quella a cui siamo abituati, con evidenti conseguenze per il quadro politico tedesco. Il centro potrebbe essere lasciato ai Verdi e (in parte) alla SPD, mentre molti elettori di destra più progressisti sui diritti civili potrebbero vedere nei liberali della FDP, più che nei cristiano-democratici, la loro forza politica di riferimento. I liberali, infatti, saranno il principale avversario di Merz in termini di consenso. Dialogare con i socialdemocratici, primo partito al Bundestag e spesso alleati di governo di Merkel, sarà molto più problematico, e anche con i Verdi le differenze sono notevoli. 

La CDU, quindi, si avvia a interpretare il suo ruolo di partito d’opposizione con una linea più netta e conservatrice di quella del recente passato. Se da una parte questo causerà sicuramente un certo isolamento politico, è chiaro che molto però, dipenderà anche dai prossimi passi di Merz. Il nuovo leader ha infatti dichiarato di voler smentire l’immagine che si è consolidata su di lui, e che bisognerà aspettarsi proposte che in pochi, oggi, si aspettano da lui. La scelta del capogruppo al Bundestag, in questo senso, dirà anche molto sulle componenti del partito con cui Merz vorrà tessere alleanze. Di sicuro, però, Friedrich Merz è il primo leader non merkeliano succeduto a Merkel: la prova definitiva che quella stagione, durata sedici anni, è finita definitivamente, e forse prima di quanto alcuni si sarebbero aspettati