Germania anno zeroIl duro scontro tra Cdu e Csu per scegliere l’erede di Merkel alle elezioni

Il leader cristianodemocratico Armin Laschet vuole fare il candidato Cancelliere, così come il governatore della Baviera Markus Soder. Le segreterie delle due forze politiche avrebbero dovuto nominare il candidato Cancelliere per il voto settembre, ma entrambi i partiti sono arroccati sulle proprie posizioni

LaPresse

Cresce lo scontro tra CDU e CSU per individuare il candidato Cancelliere per l’Union, la storica alleanza tra i due partiti. Domenica i rispettivi leader, Armin Laschet e Markus Söder, hanno sciolto ufficialmente le riserve, annunciando di voler correre come candidati. 

Prima di allora, nessuno dei due si era dichiarato ufficialmente interessato alla Cancelleria, ma la sfida tra i due era attesa; il nome di Laschet era quasi scontato, dato che in quanto leader dei cristiano-democratici è la figura più naturale per guidare l’Union in campagna elettorale.

Ieri, le segreterie delle due forze politiche avrebbero dovuto nominare il candidato alle elezioni federali di settembre, ma in realtà da entrambi i partiti è arrivato un arroccamento sulle proprie posizioni, creando una situazione di stallo. La CDU, infatti, ha fatto quadrato attorno a Laschet, e poche ore dopo la dirigenza CSU ha risposto ribadendo il supporto a Söder come candidato Cancelliere.

Proprio questa reazione dei cristiano-sociali rende chiaro il livello di scontro interno: nelle sue dichiarazioni, Söder aveva fatto intendere di essere pronto a desistere, se dalla CDU fossero arrivati segnali forti in tal senso. Già il giorno dopo, invece, ha dimostrato di volersela giocare (anche se con una mossa controversa: un aspirante Cancelliere che sembra subito venir meno alla parola data in precedenza).

Proprio il giorno dopo una conferenza stampa in cui entrambi affermavano di voler lavorare in ottica unitaria, quindi, la situazione nell’Union si fa tesissima, e si cristallizza un vero e proprio muro contro muro tra i due candidati e, più profondamente, tra le classi dirigenti. Da una parte, i cristiano-democratici non possono rischiare di perdere il proprio ruolo centrale nell’alleanza (e nello scenario tedesco), cosa che avverrebbe cedendo a Söder. Dall’altra, la bavarese CSU non è disposta a gettar via il ruolo di primo piano di cui sta godendo con il suo leader (che è anche Presidente del Land), specialmente in un momento in cui gli alleati, da sempre predominanti, sono in forte crisi. 

Il peso della CDU, azionista di maggioranza nell’alleanza, potrebbe indurre a vedere in Laschet il favorito. Tuttavia, una serie di elementi fanno apparire il suo percorso non esattamente in discesa. 

Prima di tutto, la debolezza della leadership. Laschet ha vinto recentemente il congresso dei cristiano-democratici, ma è stato insidiato da Friedrich Merz, rappresentante della destra del partito. Inoltre, le prime elezioni locali della segreteria Laschet sono andate male per la CDU, quasi a conferenza la scarsa attrattività di cui gode il partito. 

Come se non bastasse, i sondaggi non sono incoraggianti: una rilevazione di fine marzo di YouGov ha mostrato come, tra i due, Söder riscuote il 41% dei consensi, contro il 14% di Laschet (il 45%, però, non indica, e questo potrebbe costituire un elemento su cui lavorare).

Il rischio, quindi, è che la nomina di Laschet possa compattare il partito ma allontanare potenziali elettori, visto quanto è cresciuta durante la pandemia la notorietà di Söder. Per lui, del resto, essere arrivato a questo punto è già un successo. È dal 2002, con Stoiber,  che la bavarese CSU non riesce a imporre ai cugini CDU il candidato Cancelliere: anche solo il fatto di parlarne è una dimostrazione di forza di Söder (e rivela una debolezza dei cristiano-democratici e del loro leader). 

Per giunta, nonostante gli appelli all’unità, è evidente che non si è riusciti ad arrivare a un accordo che evitasse una conta interna. Se il candidato dovesse essere Laschet, questi si troverebbe in una situazione molto delicata. Da tempo l’Union è in crisi, a causa dell’avanzata dei Verdi e di una serie di recenti scandali. È probabile che alle elezioni di settembre il suo consenso venga ridimensionato in maniera sostanziale, visto che i sondaggi mostrano l’Union sotto il 30%, lontano dal 40% a cui a lungo è stata abituata. Se uno scenario del genere venisse confermato, Söder potrebbe sfruttare la situazione per additare il rivale e la classe dirigente CDU per la disfatta (tanto più se in Baviera i risultati saranno migliori che altrove). In questo senso, per Söder la situazione potrebbe essere win-win. 

Il bavarese, però, non sarebbe l’unico a poter trarre vantaggio da una disfatta finale di Laschet. Friedrich Merz, lo sconfitto del congresso CDU, ha dichiarato di sostenere Laschet per la corsa alla Cancelleria. A detta di Merz, è fondamentale che Söder continui a guidare la Baviera e la CSU, dato che è l’unico che può ottenere la maggioranza assoluta anche alle prossime elezioni del Land. Ma non è del tutto assurdo immaginare che queste dichiarazioni siano dettate, oltre che dalla fedeltà al proprio partito e da stima sincera per il bavarese, dalla voglia di veder Laschet sconfitto per poter sfruttare la situazione a proprio vantaggio all’interno del partito. 

Per Laschet, quindi, non c’è alternativa: non solo deve ottenere la nomina, ma anche riscuotere un buon risultato a settembre, che plachi l’opposizione interna. Söder sembra essere quello che ha meno da perdere, ma una serie di rischi ci sono anche per lui. Una sconfitta nella lotta per la candidatura non lo getterebbe di certo nel dimenticatoio, ma sarebbe comunque una battuta d’arresto per la sua ascesa, seppur con danni contenibili. Se rimanesse “solo” al governo della Baviera, inoltre, eventuali problemi nella gestione del Land potrebbero logorarlo, anche considerato che alle elezioni mancano ancora due anni. Se poi riuscisse a ottenere la nomina, si troverebbe nell’assoluta necessità di dimostrare di poter far meglio dell’establishment della CDU, recuperando in 5 mesi il crollo nei sondaggi dell’Union. 

Per CDU e CSU, quindi, non si tratta solo di scegliere il candidato più adatto per uscire dalla crisi di consenso che le attanaglia e per vincere le elezioni di settembre: La lotta per la Cancelleria è anche una lotta tra classi dirigenti che determinerà alcuni destini personali e che non finirà con la scelta del candidato. Anzi, forse non finirà nemmeno a settembre. 

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