Questione di timerFate la pasta, non fate la guerra (sui social)

Continua il dibattito intorno ai minuti di cottura della pasta che, sia detto per inciso, non ci appassiona. Perché è una questione vecchia di dieci anni e perché non sarà un po’ di gas risparmiato a cambiare i destini del mondo

Foto Unsplash

L’ultima nostra newsletter prima delle vacanze, quella con cui ci siamo salutati, era – curiosamente – dedicata alle sue nuove frontiere. Parlavamo di cotture diverse, di consistenze differenti e di nuove modalità di approccio a questo piatto per noi così identitario. Si intitolava “Finché acqua non bolla”, poi non dite che non siamo sul pezzo.

Guarda caso, oggi che ci ritroviamo dopo un mese, la cottura della pasta è diventata uno degli argomenti più discussi. Altrettanto curiosamente, noi non ne abbiamo più parlato su Gastronomika. E sapete perché? Perché questo dibattito è scotto ancora prima di iniziarlo, e non vogliamo immischiarci.

Vi diciamo solo che abbiamo sentito parlare di cottura passiva della pasta oltre dieci anni fa, la prima volta, ma siamo certi che non fosse nemmeno allora una grande novità: lo fece Elio Sironi, durante un convegno gastronomico, e in molti storsero il naso. La sua visione era gastronomica, non c’erano certo i problemi di oggi, e a livello creativo forse quella visione poteva avere un senso. Con una pasta di grandissima qualità, questo stratagemma permette di non stressare eccessivamente il grano e consente una cottura più gentile, che poi naturalmente va terminata mantecando a fuoco vivace con il condimento. Qualche anno dopo ci ha pensato il nostro amato chimico di quartiere Dario Bressanini a spiegarci come si potesse cuocere la pasta risparmiando gas: è un processo fisico, e se seguito con qualche accorgimento, il risultato è più o meno convincente. Per il risultato al palato, dipende molto dal tipo di pasta che si usa, ma diciamo che potremmo anche accontentarci. Di sicuro, la pasta fatta bene è diversa.

Ma, veniamo ai tanti ma: siamo davvero sicuri che risparmiando qualche minuto di gas per cuocere la pasta risolveremo i problemi del mondo? Non ci sono altre scelte gastronomiche per essere più incisivi nella lotta allo spreco del mondo? Iniziamo a non buttare un quarto di ciò che acquistiamo perché facciamo la spesa in maniera casuale e disattenta, non acquistiamo prodotti che devono viaggiare moltissimo per arrivare fino a noi, limitiamo le confezioni troppo ingombranti o fatte di troppe componenti, che sono spreco puro in produzione, trasporto, stoccaggio e smaltimento. Ricicliamo correttamente. Proviamo a mangiare meno carne e di migliore qualità, e in generale moderiamo i consumi per stare meglio anche fisicamente, ammalandoci meno. Scegliamo di mangiare quantità inferiori di cibo, ma di maggiore qualità nutrizionale, etica e di valore. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Se questo dibattito sterile può servire a qualcosa, è ad aprirci gli occhi sui mille sprechi veri che potremmo evitare al mondo.

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