Potenziale inespressoIl sistema degli incentivi nella scuola italiana ha bisogno di una revisione completa

Si possono usare molti strumenti per incoraggiare studenti e studentesse a eccellere, premiando il merito e l’impegno. Nel nostro paese però si sceglie quasi esclusivamente il riconoscimento di somme di denaro, ignorando le altre opzioni

Cecilia Fabiano/Lapresse

Gli incentivi a scuola sono importanti sia da un punto di vista individuale che sociale. Infatti, se da una parte contribuiscono a migliorare il livello dell’istruzione, impattando sul benessere di medio-lungo periodo degli individui, dall’altra incrementano a livello generale la produttività. Eppure, in Italia, il premio salariale dell’istruzione non è alto come altrove e, in ogni caso, è al più un incentivo nel lungo e non nel breve termine.

Con incentivi intendiamo tutti quegli strumenti per incoraggiare studenti e studentesse a utilizzare il loro pieno potenziale, premiando il merito e l’impegno. Degli incentivi ben strutturati permetterebbero di bilanciare i costi a breve termini e i benefici a lungo termine dell’istruzione e favorire l’emergere del merito. Per poter effettivamente portare studenti e studentesse a esercitare lo sforzo richiesto, gli incentivi non possono prescindere dai risultati ottenuti.

Lo stato dell’arte in Italia
A livello nazionale, il merito viene premiato tramite riconoscimenti ai diplomati con lode. Nonostante il premio economico si sia ridotto nel tempo (da mille euro nel 2007 a settantatré euro lo scorso anno), alle volte è affiancato da misure simili regionali. Risulta importante comprendere se un premio di questo tipo possa essere uno strumento efficace per incentivare il merito: in caso positivo, la misura andrebbe finanziata maggiormente anche a livello nazionale; in caso negativo, le risorse potrebbero essere utilizzate per altri incentivi. Il ministero da diversi anni ha anche avviato il progetto “I Fuori Classe della Scuola”, che assegna ad alcuni studenti vincitori delle competizioni nazionali una borsa di millecinquecento euro per partecipare a una Summer school dedicata.

Ma dove si collocano i premiati? La figura 1 riporta la distribuzione a livello provinciale di diversi indicatori di merito: da destra, osserviamo la percentuale dei diplomati con lode nel 2019-20 e 2020-21, il numero di “fuori classe” dal 2016 al 2022 e la frazione di studenti che hanno conseguito risultati di eccellenza nelle prove Invalsi 2018-21.

Data l’elevata correlazione tra i risultati nelle prove di matematica, italiano e inglese, il dato Invalsi rielaborato include unicamente la performance in matematica. Seppure le misure non siano perfettamente comparabili, possiamo notare che dove ci sono più “fuori classe” i risultati Invalsi sono migliori, mentre questo non è vero per il voto di maturità. Il voto di maturità o in pagella, quindi, è un buon indicatore del merito?

Professori e grade inflation
La parte più significativa dei riconoscimenti agli studenti meritevoli è assegnata in base ai voti, con il presupposto che sia un buon modo per individuare il merito. Questo assunto è quantomeno dubbio. Economisti di Harvard e Bocconi hanno mostrato che i professori delle scuole medie in Italia tendono a dare voti più bassi, a parità di performance, agli studenti immigrati.

Inoltre, i professori, visti gli schemi di incentivi, potrebbero venire incontro agli studenti, causando un aumento generalizzato dei voti (la cosiddetta grade inflation), che varia in base al contesto, come anche suggerito dalle diverse distribuzioni di eccellenze alla maturità e risultati Invalsi. Premiare il voto scolastico potrebbe quindi non solo causare forti iniquità, ma anche essere poco efficace come incentivo, visto che impegno e capacità non sempre sono sufficienti, o necessari, per ottenere il premio al merito.

I voti non sono tutto
Premiare la performance assoluta al termine del percorso scolastico non è l’unica strada per valorizzare il merito: l’alternativa è premiare alcuni fattori che sono fortemente associati a risultati di eccellenza durante il percorso scolastico.

Ad esempio, in Ohio un imprenditore locale ha finanziato ricompense in denaro per gli alunni delle scuole elementari che raggiungevano risultati più alti della media in test standardizzati, portando forti effetti positivi sulla performance in matematica (ma non in altre materie). Sempre negli Stati Uniti, un ricercatore dell’Università di Harvard ha valutato l’efficacia di premiare diversi indicatori di merito. Per attribuire ricompense in denaro a studenti delle scuole medie, ha preso in considerazione il numero di libri letti, con miglioramenti significativi nei test di lingua e comprensione, o la costanza nei compiti a casa, con effetti non chiari sulla performance. Queste sono solo alcune delle evidenze che dimostrano come una possibile via alternativa sia premiare gli input, e non gli output della performance.

Sebbene sperimentali e legati al contesto, questi risultati possono aiutarci a individuare quale dimensione del merito incentivare. È più efficace premiare gli studenti per aver raggiunto piccoli traguardi (input) o direttamente per il successo finale (output)? Nel primo caso, gli studenti si sentono coinvolti da prove “alla portata”, ma l’effetto di lungo termine rischia di essere nullo. Nel secondo, oltre alle distorsioni discusse nel paragrafo precedente, vi è il rischio che lo studente si senta scoraggiato nel breve termine, vedendo il premio come lontano e difficile da raggiungere.

Incentivi monetari e non monetari
Oltre a valutare la dimensione del merito da privilegiare, è importante capire le conseguenze di diverse modalità di incentivo. Infatti, la legittimità di premi monetari in materia di istruzione è molto discussa da economisti e psicologi. Gli incentivi finanziari rappresentano un elemento estraneo rispetto all’ambiente scuola e possono influenzare il comportamento di chi è all’interno dell’ambiente in direzioni diverse. Rischiano di dissipare la motivazione intrinseca degli studenti, che poi si sentono spinti a studiare soprattutto per fini altri rispetto all’acquisire nuove nozioni e possono poi diventare più dubbiosi sull’attività da completare o sulle proprie abilità. Si tratta del costo nascosto della ricompensa. Gli incentivi finanziari sono quindi strumenti utili o rischiosi per valorizzare il merito?

Al momento, non è vi è una risposta definitiva. Da un lato, i modelli da studiare sono scarsi: premi monetari per le eccellenze su scala nazionale come il piano di valorizzazione delle eccellenze italiano vengono raramente adottati. Vi sono esempi in Israele, come premi legati alla performance nell’esame alla fine della scuola superiore, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, come parte di progetti di ricerca.

Dall’altro, gli studi esistenti non ci forniscono una visione concorde sulla loro efficacia. Nel caso israeliano, gli incentivi hanno un effetto positivo per le studentesse che avevano risultati appena sufficienti: il voto finale aumenta, così come l’iscrizione all’università. Al contrario, un ampio studio condotto nelle scuole superiori inglesi ha dimostrato che incentivi finanziari per risultati sopra la media degli esami al termine della scuola dell’obbligo hanno un impatto ridotto a fronte della spesa.

La legittimità e l’efficacia di questi strumenti sono ancora in discussione: non si deve cercare una risposta “sì/no”, ma piuttosto considerare anche altre forme di incentivo che valorizzano le eccellenze senza elargire denaro.

Ad esempio, gli incentivi non monetari potrebbero rappresentare un’alternativa, ma ben pochi sono gli studi a riguardo e questo determina incertezze nelle conclusioni. Con questo caveat, la creazione di percorsi di studio diversi in base alle capacità sembra poter essere un incentivo all’impegno per gli studenti più bravi. Inoltre, un recente studio su dati Invalsi ha mostrato come sapere di essere i migliori all’interno di una classe alla fine delle scuole elementari abbia un effetto sulla performance nei test mediato da maggiore motivazione, autostima e migliori prospettive sul futuro. Gli incentivi non monetari potrebbero quindi funzionare ma la loro implementazione deve essere monitorata perché sono molti i fattori in gioco: secondo un esperimento svedese, per esempio, il meccanismo di competizione innescato dall’ottenere risultati in graduatoria è incentivo ad eccellere solo per gli studenti maschi.

Al momento, il sistema degli incentivi nella scuola italiana necessita una significativa revisione. Gli incentivi monetari esistenti presentano diverse problematiche e la letteratura accademica mostra come il contesto e le modalità attuative siano fondamentali per l’efficacia di queste misure. Una valutazione della loro efficacia è quindi necessaria, ma soprattutto bisogna discutere in maniera sistematica di altre forme di incentivo. Le poche evidenze disponibili mostrano infatti come gli incentivi non monetari possano avere effetti potenzialmente di lungo termine sul rendimento scolastico. Ad oggi questi incentivi variano da scuola a scuola, non sono organizzati in maniera sistematica e risulta difficile analizzarne gli effetti. Approfondire la riflessione su questo tipo di incentivi e sulla loro implementazione potrebbe portare a migliorarne l’efficacia. Tuttavia, la loro valutazione richiede una maggiore disponibilità di dati sul sistema scolastico, tema purtroppo da sempre critico nel nostro Paese.

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