Sviluppo sostenibileLa transizione energetica dell’Africa deve essere a prova di futuro

Il continente deve sfruttare il suo potenziale immenso di risorse naturali, gioventù e cultura adottando pratiche agricole climaticamente intelligenti e attuando misure di adattamento e mitigazione, con un occhio alla sicurezza alimentare e all’evoluzione delle rinnovabili

Pexels

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

Sono africana, di Capo Verde, nell’Africa occidentale, e ne vado molto fiera. L’Africa è un continente dal potenziale immenso, ricco di risorse naturali, gioventù, cultura, diversità, tradizioni, conoscenza, ma anche ricco di sfide da affrontare. Dobbiamo costruire una narrazione positiva del continente africano e, insieme, abbiamo la possibilità e il potere di farlo. Vorrei fare alcune riflessioni sull’interconnessione tra energia, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici e su come l’Africa possa sfruttare e ottimizzare quest’interconnessione.

Energia, motore di sviluppo
L’accesso a un’energia affidabile ed economica è fondamentale per lo sviluppo economico, per il benessere delle persone, per l’alimentazione e per l’agricoltura. Purtroppo, però, in questo l’Africa è in ritardo: seicento milioni di africani, cioè il quarantacinque percento della popolazione del continente, non ha accesso all’elettricità, soprattutto nelle zone rurali. Con il quarantacinque percento della popolazione privo di accesso all’elettricità, come immaginare lo sviluppo e la trasformazione del continente? Il limitatissimo accesso all’energia è d’ostacolo alla crescita industriale e agricola, limita le opportunità d’istruzione e formazione e impedisce l’accesso all’assistenza sanitaria e all’energia pulita. Per produrre il cibo e portarlo fino a tavola, si consuma il trenta percento dell’energia mondiale e il trentatré percento delle emissioni di gas serra proviene dai settori agroalimentari: si tratta non solo di cibo ma anche di clima. È necessario trasformare il settore agroalimentare in modo che possa contribuire alla riduzione delle emissioni mondiali e alla transizione verde. Per affrontare questa sfida, l’Africa deve dare priorità allo sviluppo sostenibile del proprio settore energetico, perché non può esserci sviluppo sostenibile in Africa senza energia.

Il continente è benedetto da abbondanza di sole e di vento, da grandi risorse idriche ad alto potenziale idroelettrico: sono tutte opportunità per generare energia pulita e rinnovabile. Per esempio, il potenziale idroelettrico del Mozambico, soprattutto nella valle dello Zambesi, è stimato tra i più alti dell’Africa sub-sahariana. L’energia idroelettrica, insieme a una produzione alimentare sostenibile e all’acqua corrente nelle case, può rappresentare un modello di sviluppo sostenibile all’insegna di un utilizzo polivalente delle risorse idriche.

Nonostante tutto questo potenziale, tuttavia, in Africa la quota di energie rinnovabili moderne è la più bassa del mondo: oltre l’80 percento degli africani, in particolare nelle zone rurali, si affida alle biomasse tradizionali per la preparazione del cibo, con un inquinamento degli ambienti interni che provoca più di 500.000 morti l’anno. Non solo inquinamento degli ambienti interni, ma anche deforestazione: per produrre, cucinare e preparare il nostro cibo tagliamo gli alberi, una modalità non sostenibile. E la situazione è destinata a peggiorare: la popolazione e aumenta ma gli investimenti in soluzioni di cottura pulita, gestione forestale e riforestazione sostenibili sono insufficienti. Investire nelle infrastrutture per le energie rinnovabili non solo riduce le emissioni di gas serra ma crea anche opportunità di lavoro, stimola una crescita economica sostenibile, la trasformazione del sistema agroalimentare e migliora l’accesso all’energia per tutti. E questa è la transizione di cui parliamo. Che cosa fare per renderla possibile? Dobbiamo lavorare su più fronti:
• adottare politiche che sostengano lo sviluppo delle energie rinnovabili e attraggano investimenti in questo settore;
• sviluppare misure di efficienza energetica. I governi e le imprese africane devono adoperarsi per promuovere pratiche e tecnologie efficienti dal punto di vista energetico, per garantire un futuro energetico sostenibile e resiliente;
• mobilitare gli investimenti in ricerca e tecnologie e attuare le politiche e le misure del caso. Dobbiamo aumentare l’efficienza, e per aumentare l’efficienza ci servono tecnologie;
• cooperare con partner quali settore pubblico, settore privato, mondo accademico e centri di ricerca, istituti finanziari.

Sicurezza alimentare e cambiamenti climatici
Veniamo ora al tema della sicurezza, o meglio, dell’insicurezza alimentare e del suo legame con i cambiamenti climatici. Purtroppo, gran parte della popolazione mondiale afflitta da fame e malnutrizione si trova in Africa. Secondo gli ultimi dati della Fao, il numero delle persone che soffrono la fame in Africa è aumentato di 11 milioni dal 2021. Di certo il Covid ha fatto la sua parte, esacerbando le condizioni di vita di una quota della popolazione molto più ampia che in altre regioni, ma anche i cambiamenti climatici hanno avuto un peso importante.

L’Africa è particolarmente vulnerabile all’impatto dei cambiamenti climatici: siamo i minori produttori mondiali di emissioni di gas serra ma siamo i più colpiti dall’impatto dei cambiamenti climatici, e non abbiamo la capacità necessaria a gestire questa crisi. L’aumento delle temperature, il cambiamento dei modelli di precipitazioni e l’aumentata frequenza degli eventi meteorologici estremi pongono sfide significative agli ecosistemi, alle economie e ai mezzi di sussistenza del continente. Per combattere il cambiamento climatico, l’Africa deve adottare un approccio a due vie, adattamento e mitigazione, inserendo cibo ed energia nella stessa equazione climatica.

Per aumentare la sicurezza alimentare dobbiamo compiere la transizione energetica. Gli sforzi di mitigazione sono tesi a ridurre le emissioni di gas serra attraverso la transizione all’energia pulita e rinnovabile, all’efficienza energetica e a un utilizzo sostenibile del suolo. Le misure di adattamento mirano a costruire resilienza, per esempio con pratiche agricole, agroforestali, di gestione e ripristino sostenibile del suolo e delle foreste e di agricoltura di precisione climaticamente intelligenti, con investimenti in infrastrutture climaticamente resilienti, promuovendo metodi basati sugli ecosistemi, migliorando i sistemi di allerta precoce e tenziando le reti di sicurezza sociale per le comunità vulnerabili. Conosciamo bene gli effetti dei cambiamenti climatici, sappiamo che arriveranno siccità e alluvioni, non possiamo evitarlo; con le tecnologie, però, possiamo non farci trovare impreparati: la “preparedness”, o preparazione ai disastri, è importante. La proporzione degli investimenti rispetto ai costi è di 1 a 20: una buona preparedness significa quindi un risparmio da 20 a 1. Pensiamo all’importanza del sistema di allerta precoce e della preparedness. L’Africa può ridurre le proprie vulnerabilità integrando l’attenzione ai cambiamenti climatici nella pianificazione e nei processi decisionali in materia di sviluppo. E questo non può avvenire senza le donne. Le donne sono le più colpite dalla mancanza di energia, dai cambiamenti climatici e dall’insicurezza alimentare, ma anche le donne possono contribuire alla soluzione. L’empowerment femminile nell’agricoltura è una condizione imprescindibile per raggiungere la sicurezza alimentare ed energetica.

Le donne svolgono un ruolo centrale nella produzione alimentare e nella nutrizione, ma spesso devono affrontare barriere di genere, come nel caso dell’accesso alla terra, all’energia, al credito e all’istruzione. Promuovere l’uguaglianza di genere in agricoltura può sbloccare il pieno potenziale dell’agricoltura africana e dei sistemi agroalimentari sostenibili.

Inoltre, investire in ricerca e sviluppo nel settore agricolo, migliorare l’accesso al credito e ai mercati per i piccoli agricoltori e promuovere pratiche di gestione sostenibile del suolo sono azioni fondamentali per migliorare la produzione alimentare e ridurre lo spreco di cibo, e anche questa è una parte importante della soluzione. Le perdite e gli sprechi alimentari sono pari a un terzo della produzione. Se pensiamo all’energia che usiamo per produrre cibo, se il cibo viene sprecato o lo perdiamo perché non c’è energia per alimentare la catena del freddo o il trasporto, allora non stiamo usando al meglio le risorse che abbiamo, non l’energia, non l’acqua, non la terra. Un altro punto molto importante di cui tener conto è che migliorare questi aspetti aumenterebbe l’autosufficienza e l’affidabilità e diminuirebbe il costo dell’energia pulita; offrirebbe opportunità di reddito creando posti di lavoro legati all’energia, all’aumento delle vendite di prodotti alimentari e all’aumento della loro qualità grazie a una conservazione e a una trasformazione migliori e alla riduzione delle perdite alimentari.

L’impegno della Fao
La Fao promuove un sistema agroalimentare energeticamente intelligente come soluzione chiave per affrontare la crisi alimentare e climatica. Ci concentriamo sul sostegno all’agricoltura sostenibile, alla generazione di bioenergia sostenibile dall’agricoltura, potenziando l’uso di fonti energetiche rinnovabili per l’agricoltura e migliorando l’efficienza e la sostenibilità energetiche: migliorare l’efficienza e la sostenibilità energetiche in agricoltura, attraverso l’agricoltura, per l’agricoltura.

Attualmente siamo impegnati in trenta paesi e produciamo strumenti e guide a supporto dei paesi membri. Gli investimenti annuali in energia pulita a livello mondiale dovranno più che triplicare entro il 2030, fino all’incirca a 4.000 miliardi di dollari, se vogliamo raggiungere le emissioni zero nette entro il 2050. Significa che dobbiamo promuovere un aumento sostanziale delle energie rinnovabili e sostenibili nei sistemi agroalimentari, aumentare gli investimenti nelle soluzioni agroalimentari, compresa l’agricoltura energeticamente intelligente.

Abbiamo anche bisogno di tecnologia, di investimenti innovativi e di partenariati tra pubblico e privato. Attualmente, solo il tre percento della finanza per il clima in generale e il 18 percento dei finanziamenti per lo sviluppo finalizzati a traguardi climatici vengono di fatto destinati alla soluzione. Le soluzioni di trasformazione del sistema agroalimentare e per un sistema agroalimentare climaticamente intelligente devono essere meglio integrate e rese prioritarie nelle politiche nazionali e nei contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contribution, Ndc) finalizzati al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal, Sdg) dell’Accordo di Parigi e dell’Agenda africana 2063. Le università sono cruciali nel guidare la ricerca interdisciplinare e l’innovazione e nel trovare soluzioni alla complessa sfida di energia, cibo e clima in Africa. Il mondo accademico, terreno fertile di competenze, esperimenti ed esperienze, può generare e diffondere intuizioni, tecnologie e raccomandazioni politiche preziose. Le università, coinvolte in tanti partenariati, possono promuovere la cooperazione Sud-Sud e triangolare, potenziando la collaborazione tra ricerca accademica, governo, società civile, comunità locali e settore privato, stimolando in tal modo un vivace ecosistema di startup.

Concludendo, la transizione dell’Africa verso un futuro più prospero e sostenibile richiede che ci concentriamo sull’interconnessione tra energia, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici, dando priorità allo sviluppo delle energie rinnovabili, adottando pratiche agricole climaticamente intelligenti e attuando misure di adattamento e mitigazione. L’Africa può superare le sfide e cogliere le opportunità di crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale. Lavoriamo insieme: governi, imprese, mondo degli investimenti e università operino insieme per produrre innovazione, tecnologie e soluzioni e per rafforzare i partenariati con i paesi, le istituzioni, le università e gli esperti africani, per creare un futuro più luminoso con l’Africa e grazie all’Africa, per l’Africa e per gli africani.

Maria Helena Semedo è vicedirettrice generale della Fao, Maria Helena Semedo è una politica ed economista originaria di Capo Verde. Esperta di primo piano in materia di sviluppo mondiale, lavora nel servizio pubblico da oltre trent’anni.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 58 di We – World Energy, il magazine di Eni

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club