Fra antilopi e giaguariFacebook, i ragazzi, i referendum

La vittoria referendaria del 12 e 13 giugno ha cambiato il modo di far politica in questo paese. Un'attivazione larga e diffusa su temi specifici dell'acqua e del nucleare che, a prescindere dalla ...

La vittoria referendaria del 12 e 13 giugno ha cambiato il modo di far politica in questo paese. Un’attivazione larga e diffusa su temi specifici dell’acqua e del nucleare che, a prescindere dalla politica partitica, ha coinvolto cittadini considerati ormai freddi e disinteressati alla partecipazione democratica attiva. I movimenti e i comitati territoriali sono arrivati là dove i partiti non arrivano più da tempo, alla testa e al cuore delle persone. Anche grazie alla rete, ai social network, ai blog.
Secondo i dati di Termometro Politico la fascia d’età che ha registrato la più alta affluenza alle urne è quella dai 18 ai 24 anni (64%). I ragazzi di quell’età sono ritenuti, a torto o a ragione, quelli che più di tutti gli altri cittadini si informano quasi esclusivamente attraverso la rete e i social network. La semplificazione giornalistica dei giorni successivi “referendum vinti grazie a Facebook” è però figlia della falsa sensazione che quello che succede nella vita reale è la proiezione di quanto accade su Facebook quando, realisticamente, è vero il contrario. Nei giorni precedenti ai referendum e nei giorni del voto si è assistito in rete ad un processo di partecipazione straordinaria: Facebook e Twitter monotematici, catene di mail partite da ogni parte d’Italia, migliaia di banner su blog e siti. Si pensi che l’hashtag #iohovotato, nella mattina del 12 giugno era il settimo più postato su Twitter nel mondo e che quello #affluenzareferendum ha coinvolto scrutatori e rappresentanti di lista in modo da restituire, durante i due giorni, un affidabile monitoraggio città per città in tempo reale. Il paradigma “il virtuale che condiziona il reale” andrebbe però modificato in “il reale condiziona il virtuale che a sua volta condiziona il reale”. Dietro gli account, dietro gli avatar e dietro i gruppi Facebook ci sono persone vere che si attivano, oltre che sul web, anche sul posto di lavoro, nelle scuole, nelle piazze e per le strade; che parlano, sensibilizzano, studiano, informano. La mobilitazione sociale genera la mobilitazione virtuale che a sua volta condiziona quella fascia di utenti-elettori che con un “mi piace” su Facebook svolgono la loro azione quotidiana di cittadinanza. Facebook ha aiutato, ma senza i volantinaggi, le iniziative, le attivazione dei comitati territoriali e dell’associazionismo pro acqua pubblica e contro il nucleare, il quorum sarebbe rimasto un miraggio.

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Linkiesta Paper Estate 2020