Trenta denariFonSai-Unipol è già un affare: per le banche estere

Le azioni di Unipol e quelle di FonSai stanno precipitando a rotta di collo. La discesa continuerà, dagli attuali livelli (circa 60 euro) in direzione del prezzo teorico (1,25 per FonSai). Idem per...

Le azioni di Unipol e quelle di FonSai stanno precipitando a rotta di collo. La discesa continuerà, dagli attuali livelli (circa 60 euro) in direzione del prezzo teorico (1,25 per FonSai). Idem per Unipol (v. articolo “Con il mercato non si scherza, FonSai e Unipol a rotoli).

Sono cose che succedono. Con meno parapiglia, e con più professionalità, di solito. La mano del regista dell’operazione, Mediobanca, non è più ferma come una volta. Nel frattempo, la speculazione impazza. Le due compagnie interessate dalla ricapitalizzazione (1,1 miliardi di euro a testa) hanno annunciato le condizioni dell’aumento quando ancora non c’era l’approvazione del prospetto informativo. Maggiori dettagli e integrazioni sono stati chiesti dalla Consob, che pure non può essere accusata di non avere aiutato in tutti i modi la levatrice della grande Unipol, Mediobanca. E c’è sempre da chiarire quella storia dei 360 milioni di maggiori riserve che l’Isvap ha sollecitato a Unipol. Insomma, giunti al clou, non avevano le carte in regola. Per un’operazione di sistema che viene preparata da oltre sei mesi, non è il massimo. 

Se non ci sono intoppi al Tar, che domani deciderà sulla sospensiva chiesta da Sator e Palladio, l’aumento di capitale potrà partire quando Consob avrà dato semaforo verde ai prospetti. Dire come andrà a finire è prematuro per un osservatore. A quanto pare lo è anche per le banche estere. Così il consorzio di garanzia del doppio aumento per prima cosa cerca di garantire se stesso. A condizioni da vero affare. 

Quanto? Fra Unipol e FonSai, il rischio di mercato da garantire è di 1,2 miliardi complessivi. Fino a qualche giorno fa si parlava di una commissione del 9% (11 milioni per ciascuno dei 10 lotti da 120 milioni). I tentennamenti stanno però facendo aumentare i rischi. E questo ha spinto le banche estere Deutsche Bank, Morgan Stanley, Crédit Suisse, Nomura, etc, a pretendere una remunerazione più alta: 14%, per di più su lotti più piccoli (100 milioni). Per ogni euro 86 centesimi vanno in cassa e 14 alle banche. Mediobanca e Unicredit hanno accettato di sottoscrivere una quota più alta (250 milioni la prima, 200 l’altra) a parità di commissioni. Nel complesso, le commissioni ammonteranno a 110 milioni, il 10% del rischio di mercato assunto dal consorzio di garanzia. Di solito, è il 2%, il doppio nei casi più difficili. 

Twitter: @lorenzodilena

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