Il cammello, l'ago e il mercatoIeri il Porcellum, oggi il Malannum: e domani?

Il tormentone della nuova legge elettorale procede come da copione. Quel che resta del Pdl, che con la Lega ha voluto l’infame Porcellum, ha la faccia tosta di accusare il Pd di voler andare a vota...

Il tormentone della nuova legge elettorale procede come da copione. Quel che resta del Pdl, che con la Lega ha voluto l’infame Porcellum, ha la faccia tosta di accusare il Pd di voler andare a votare con questa legge, che proprio essi hanno voluto! Soprattutto, il Pdl non vuole il maggioritario a doppio turno, che il Pd favorisce ma che non spinge con la necessaria convinzione. Eppure è questo il sistema che permetterebbe di conciliare al meglio le due necessità contrapposte: da un lato, quella di permettere – al primo turno – l’espressione più compiuta delle opinioni, dall’altro quella di produrre – col secondo – una maggioranza e quindi la governabilità. Lo ha detto anche il grande vecchio della legge elettorale, Giovanni Sartori, che certo non è un fan del maggioritario!

Il doppio turno però non piace a questa maggioranza uscente, che tiene in ostaggio il Paese ove pure è ormai in drammatica minoranza. Essa, cioè alla fine Berlusconi, pensa che il doppio turno giovi alla sinistra, in quanto le permette di superare le proprie divisioni, ricompattandosi al secondo turno. Berlusconi, con tutta la maggioranza uscente, pare non rendersi conto di come le divisioni interne della loro parte siano oggi ben più feroci e profonde di quelle della sinistra. Il doppio turno servirebbe anche a loro, andrebbe bene alla destra e alla sinistra, cioè a tutti (meno, forse, che a Casini…).

Se Berlusconi & C. lo capissero, potrebbero abbandonare una preconcetta ostilità e consentire al Paese di scegliere il sistema che più si adatta alle sue, cioè alle nostre, caratteristiche: quelle di uno spiccato individualismo e frazionismo.

Ma non accadrà. In questa situazione si va verso un proporzionale magari corretto, ma non troppo, anzi appena appena. Col che dalle urne non uscirà un governo bell’e pronto, ma il consueto mercato delle vacche (non se la prendano né i vaccari, né tampoco le bovine). Il bello è che mentre si discute di questa legge – relatore l’onorevole Malan, sarà chiamata, pare, Malannum – già si dice che questo pastrocchio sia come uno yogurth, scadrà ad aprile 2013; il nuovo Parlamento dovrebbe a quel punto votare una nuova legge. Cosa mai dovrebbe pensare l’elettorato italiano, e tutto il mondo, di un Parlamento che cambia le leggi elettorali sulla base di mutevoli e imprevedibili convenienze, una volta ogni cinque anni, manco stesse rinnovando il guardaroba?

Stupisce che questi maestri della tattica elettorale di breve respiro non riflettano su una contingenza che a loro dovrebbe importare, e molto. Con una legge elettorale proporzionale, come il Malannum prossimo venturo, il Movimento 5 Stelle avrà campo libero, mentre con un sistema orientato alla governabilità – come il maggioritario a doppio turno – Grillo & Co. si troverebbero recintati entro limiti tali da ridimensionare grandemente il loro spazio di manovra.

È proprio impossibile sperare in un ritorno alla ragione? Secondo i teorici, la legge elettorale andrebbe approvata “sotto un velo di ignoranza”, senza cioè sapere quale effetto essa avrà sul successo elettorale della propria parte. Qui invece tutti credono di sapere cosa conviene e cosa no; non vedono la realtà per quella che è. È il velo di ignoranza come lo intendiamo noi.

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