Tutto è permesso (o quasi)Kill Bill e Batman (il nostro Batman)

Non lamentiamoci. Bill ci aveva avvertito. E’ dallo stile dei supereroi che si capisce l’uomo e il paese che si nascondono dietro la maschera. In Kill Bill, capolavoro di Quentin Tarantino del 2004...

Non lamentiamoci. Bill ci aveva avvertito. E’ dallo stile dei supereroi che si capisce l’uomo e il paese che si nascondono dietro la maschera.
In Kill Bill, capolavoro di Quentin Tarantino del 2004, l’efferato e cristallino Bill (Kate Carradine) prima del duello finale con Beatrix (Uma Thurman) confessa la sua passione per la filosofia dei supereroi e spiega così la superiorità di Superman rispetto ai colleghi mascherati: Superman quando si sveglia al mattino è Superman. Perché a differenza degli altri non si deve mettere la maschera, lui è già un supereroe. La sua maschera è Clark Kent, il suo alter ego. Secondo Bill, Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana, una razza di esseri deboli, spaventati e vigliacchi.
E’ più o meno il modo in cui Batman (Fiorito) considerava i suoi elettori: inetti, capre buone per essere munte con le tasse, e allo stesso tempo riconoscenti per le briciole di clientelismo che il loro supereroe corrotto dispensava sapientemente. Un gregge pronto a belare con deferenza di fronte all’ostentazione delle italiche stimmate del potere: pancia, SUV, villa e festini. Ma a differenza della filosofia di Superman, non è solo Batman (Fiorito) a disprezzare gli elettori, essi stessi si specchiano e si ritrovano in questo disprezzo. E l’unico riscatto è la possibilità che una delle tante capre possa a sua volta diventare Batman. La maschera dell’ex supereroe ciociaro altro non è che la proiezione di un elettorato e di un paese disperato, con la sola aspirazione – un giorno o l’altro – a passare dall’altra parte della barricata. Pardon…della mascherata.