In medias resIl mestiere del blogger e la rivolta di un popolo

Se c'è una cosa che non si può addebitare alla Rete è la noia. Ogni giorno c'è qualcosa di interessante e il proliferare di blogger e rubriche con tema autoreferenziale (la Rete stessa) ne è una pr...

Se c’è una cosa che non si può addebitare alla Rete è la noia. Ogni giorno c’è qualcosa di interessante e il proliferare di blogger e rubriche con tema autoreferenziale (la Rete stessa) ne è una prova.
Ieri mi sono imbattuto in un fatto interessante che mi ha fatto riflettere sull’attività di blogger e le sue varie sfumature sociali.

Ed ecco il fatto: sul sito di IoDonna sono presenti diversi blog curati da personaggi più o meno celebri. Uno di questi è quello di Aldo Cazzullo, un giornalista con un curriculum decisamente ricco e importante e diversi saggi all’attivo; politica e società sembrano essere le sue specialità, al momento è editorialista e inviato per il Corriere della Sera.
Non uno qualunque, quindi.

Indicatomi da un amico su Facebook, leggo il suo ultimo post su questo blog.
E rimango letteralmente a bocca aperta.
Il Signor Cazzullo ha deciso in questo post di parlare di videogiochi e per farlo snocciola un apparato argomentativo che possiamo riassumere così:
1. Pur avendo problemi meno gravi dei nostri avi riguardo ai figli, abbiamo un grande nemico, anzi, come dice testualmente Cazzullo, una vera piaga, i giochi elettronici.
2. Questi possono essere diseducativi o splendidi, non è il contenuto il problema.
3. Il problema sta nel fatto che alienano; allontanano, cioè, come una droga (testuale), da attività più desiderabili come la lettura, lo studio, la TV (!).
4. Proprio i film dei tempi andati sono un buon esempio di prodotto culturale che ai nostri figli non interessa perchè ormai lento e troppo lungo.
5. Quindi, conclude, i videogiochi vogliono rapirci i figli e noi, padri, dovremmo disporre di un manuale o, ancora meglio (visto che quest’ultima trovata dà il titolo al post), di un vaccino contro i videogiochi.

Ora, non è questa la sede per smontare le tesi sghembe e nostalgiche di Cazzullo. Credo sia sufficiente evocare alcuni semplici fatti.
Innanzitutto che la tecnologia, e i suoi prodotti, non sono nemici in sé per l’educazione di un figlio; lo sono le abitudini di consumo sbagliate, dettate direttamente da una cattiva educazione generale.
In second’ordine, bisognerebbe tenere presente che in ogni epoca si è evocato un grande “mostro corruttore” dell’infanzia, e in ogni epoca si è confermato valido il primo concetto espresso, ovvero che è l’educazione familiare a dettare i comportamenti ai figli, non gli strumenti tecnologici in sé.
In ultimo è piuttosto imbarazzante, proprio per le ragioni testè espresse, evocare televisione e cinema come “bei tempi che furono”. Il linguaggio cinematografico cambia, è in continua evoluzione ed è sufficiente aprire un manuale di storia del cinema per capire che non c’è alcun percorso di decadenza in tutto questo, bensì una sana mutazione artistica.
Il videogioco è un prodotto culturale che, nato alla fine degli anni ’70, sta maturando completamente ed è sempre più parte degli immaginari e delle vite di tutti noi; un percorso simile a quello che ha fatto il computer.
La vecchia diatriba del “preferisco mio figlio a giocare in cortile che davanti alla televisione” ha poco senso perchè la società si muove in una direzione in cui il famigerato “cortile” è un’esperienza marginalizzata, vecchia, figlia di un’altra epoca. Vi sognereste di invocare, nell’azienda in cui lavorate, i bei tempi in cui le fatture si scrivevano a mano e il ragioniere dell’azienda teneva i libri contabili a penna?

Ma basta, mi faccio prendere la mano è non è questo il punto del post di oggi.
Il punto è come si dovrebbe fare il mestiere di blogger. Ovvero parlando di cose su cui si ha una conoscenza approfondita e suffragata da qualche studio. Non è necessario avere un nobel in chimica per trattare la materia in un blog; ma direi che una conoscenza certificata è necessaria…altrimenti il primo lettore che ce l’ha questa conoscenza mi massacra.
Ma non è nemmeno il problema di essere criticati duramente e delegittimati. Il problema è non raggiungere l’obiettivo che ha un blog: quello di interessare, intrigare, stimolare, fornire spunti di discussione.

In questo il blog è il discendente diretto dell’elzeviro, dell’editoriale di pregio che campeggia ancora sui quotidiani.
La conoscenza, anche approfondita, si badi bene, non è essere inattaccabili, è un pass per discutere di certi argomenti con un rigo di autorevolezza; quella sufficiente a dare qualcosa al pubblico, che non vuol dire insegnare, ma stimolare. Offrire un angolo diverso, ma valido e teoricamente solido.

Chi fa l’editorialista può avere la tentazione di parlare di tutto; può sentire le proprie opinioni in un campo estraneo tanto fortemente da ritenerle valide. Ma questo è un errore madornale, ed è quello che ha commesso il signor Cazzullo: ha preso le proprie opinioni di neofita non documentato e le ha date in pasto ai propri lettori con la veste del blog.
La prova che non ci si può permettere di pubblicare questo tipo di “pensieri in libertà” a causa proprio del pulpito da cui si parla, sono le conseguenze. Il blog del signor Cazzullo ha, in media, due o tre commenti a post; per questo post i commenti sono stati (in tre giorni) duecentosessantadue (262), di cui 261 stroncature e un utente che si schierava con il giornalista.

Mi si dirà: beh, ha ottenuto visite e commenti, questo conta per un blog.
No, conta la relazione di lungo periodo per un blog; il lettore fedele che ogni mattina ha messo il link del blog nella sua routine quotidiana e garantisce una base quantitativa al blog e alla testata che lo ospita.

Concludendo, è anche interessante vedere la rivolta del popolo dei navigatori-videogiocatori. Una risposta diretta ai deliri cazzulliani. I videogiochi iniziano a vantare qualcosa come 35 anni di attività; ciò vuol dire che possiamo trovare videogiocatori anche di età intorno alle quattro decadi. Per queste persone (del cui gruppo faccio parte, come avrete sospettato) i videogiochi sono anche un caro ricordo, una parte della propria infanzia…esattamente come per Cazzullo la saga di Indiana Jones. Qualcosa a cui pensare con emozione.
Sperando che quando i videogiochi passeranno il testimone a strumenti più avanzati (e divertenti) anche noi non si piagnucoli in un blog, pensando ai bei tempi che furono.

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