All roads lead to RomeBando all’ebbrezza: appello al voto responsabile

E’ indicativo che, oltre a politici, attivisti, intellettuali e imprenditori di mezzo mondo, anche un noto produttore danese di birra, per la sua ultima campagna pubblicitaria, lanci appelli inequi...

E’ indicativo che, oltre a politici, attivisti, intellettuali e imprenditori di mezzo mondo, anche un noto produttore danese di birra, per la sua ultima campagna pubblicitaria, lanci appelli inequivocabili a un voto diverso dal passato per le prossime elezioni politiche. Slogan quali Prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte ben riassumono l’apprensione degli osservatori stranieri per il voto italiano e per lo stato di ebbrezza in cui gli italiani sembrano essersi presentati alle urne negli ultimi anni.

La campagna d’incoraggiamento al voto responsabile potrebbe sembrare indirizzata alle persone sbagliate, se è vero che i principali consumatori di birra nel nostro Paese sono quei giovani cui la cattiva politica ha tolto ogni speranza di un futuro sostenibile. Non sono certo le giovani generazioni a essere responsabili per la corruzione dilagante, l’assenza di meritocrazia e il nepotismo, la crescita della sola economia criminale e altri mali che in Italia la politica non ha saputo e non ha voluto combattere.

E invece l’esortazione coglie nel segno, a mio parere, nell’enfatizzare una scelta che, il 24 e 25 febbraio, molti giovani bevitori dovranno esprimere per tentare di cambiare in extremis le sorti di un Paese che, oggi, li costringe o all’espatrio o all’accettazione di condizioni di vita e lavoro che i loro genitori avrebbero considerato indegne. Solo con un’affluenza massiccia alle urne i giovani italiani potranno sopperire, almeno in parte, alla condizione di minoranza numerica e sociale in cui si trovano.

Certo, le condizioni in cui si sta svolgendo la campagna elettorale sono tutt’altro che ideali. Il voto anticipato ha, di fatto, impedito che movimenti e forze politiche nuove potessero affacciarsi alla ribalta elettorale. I soli radicali hanno rilevato con forza come il periodo troppo breve intercorso tra lo scioglimento delle camere e le elezioni costituisse un vero e proprio attentato a principi democratici accettati comunemente in tutto il mondo occidentale. A poco è valsa la riduzione all’ultimo minuto del numero di firme che i partiti non rappresentati in parlamento dovevano raccogliere per partecipare alle elezioni. Un intervento del genere è una vera e propria ammissione di responsabilità per un nuovo colpo inferto alla nostra già debole o debolissima democrazia.

E che dire di una legge elettorale indecente, approvata dalla sola maggioranza di centrodestra, appena prima delle elezioni del 2006, con il preciso intento di sabotare (allora) la prevedibile vittoria del centrosinistra? L’Italia sta per andare al voto, per la terza volta (!), con una legge truffa che attribuisce premi di maggioranza su base diversa (nazionale alla Camera; regionale al Senato) per due rami del Parlamento che, invece, ahimè, sono del tutto identici l’uno all’altro per competenze e funzioni. La legge insomma è fatta apposta e mantenuta in vigore per generare condizioni d’ingovernabilità in un Paese di per sé difficilmente governabile.

E’ difficile spiegare a chi ci guarda dall’estero come un Paese grande ed economicamente rilevante come l’Italia possa essersi ridotto nelle condizioni politiche e sociali di oggi, che lo avvicinano più al Sudamerica e all’Africa che non all’Europa. E’ da molti anni che, per via della mia vita itinerante, ci provo, con sempre maggior fatica perché gli italiani non sembrano imparare molto dagli errori del passato.

Quando le persone, costernate, mi chiedono perché un politico anziano e poco credibile come Berlusconi sia ancora in prima linea e riscuota così tanti consensi – per giunta con l’obiettivo di far eleggere il proprio delfino alla carica di primo ministro (altra cosa mai vista altrove) – dico sempre che tre italiani su quattro, ancora oggi, a dispetto della rivoluzione digitale e di Internet, seguono la campagna elettorale esclusivamente in televisione. Di solito è una spiegazione sufficiente perché tutti conoscono (e compatiscono) l’assetto proprietario dei media tradizionali in Italia.

E’ allora compito dei giovani italiani che s’informano attivamente, senza tollerare manipolazioni o distorsioni della realtà, e che viaggiano in Europa e nel mondo molto più dei loro genitori, premiare col proprio voto le forze politiche che, con i propri candidati, paiono garantire, molto più di altre, il rispetto di valori essenziali quali merito, competenza, trasparenza, onestà e democrazia. A tutti gli altri, ebbri per troppe volte, andrebbe imposto l’esilio. Solo così i giovani italiani potranno avere una visione meno fosca del proprio futuro.