Ladri e ladrillosTelecom: dai salotti buoni agli amici di Don Rodrigo

In Italia il passaggio di Telecom nelle mani di Telefonica ha riacceso i riflettori sulle mancanze del capitalismo nostrano. Lo stesso è successo, del resto, a parti inverse quando sono state le gr...

In Italia il passaggio di Telecom nelle mani di Telefonica ha riacceso i riflettori sulle mancanze del capitalismo nostrano. Lo stesso è successo, del resto, a parti inverse quando sono state le grandi imprese italiane a comprarsi gli ex monopoli iberici (iniziando da Endesa in cui la famiglia Entrecanales garante della “spagnolità” ha poi passato la mano ad Enel). Eppure, insieme all’autocritica, è utile anche andare a vedere bene chi saranno i nuovi padroni di Telecom.
Sul ponte di comando della tlc italiana presto o tardi salirà Cesar Alierta, presidente esecutivo di Telefonica: una storia, la sua, che assomiglia a quella di tanti ex boiardi di stato italiani.

Alierta arriva ai vertici del gruppo telefonico nel 2000 sostituendo Juan Villalonga, costretto a dimettersi dopo uno scandalo relativo all’abuso di informazioni privilegiate (poi archiviato dalla Consob iberica). Peccato che lo stesso Alierta sia finito nei guai per un caso simile, riconducibile al periodo in cui era presidente della società Tabacalera, i monopoli di Stato del tabacco spagnolo. L’attuale presidente di Telefonica è uscito pulito dalla vicenda grazie alla prescrizione del reato (avvenuta nel 2009 quando i fatti si riferivano al 1997). Eppure i magistrati del Tribunale provinciale di Madrid hanno riconosciuto, nella sentenza, la consistenza della tesi del pubblico ministero, secondo cui il manager aveva utilizzato la carica di presidente di Tabacalera per ottenere un considerevole vantaggio patrimoniale (209 milioni di pesetas, circa 1,8 milioni di euro) grazie all’uso in Borsa di informazioni privilegiate.

Ma i punti in comune fra Alierta e il suo predecessore in Telefonica, Villalonga, non finiscono qui: entrambi i manager fanno parte, infatti, di quella schiera di dirigenti vicini al ministro dell’Economia del primo governo di José Maria Aznar – Rodrigo Rato – che, bisognoso di uomini fidati li promosse a capo di due imprese da lui stesso privatizzate a metà degli anni Novanta: Telefonica e Tabacalera. Rato, dopo essere stato il fautore delle privatizzazioni spagnole e aver ricoperto l’incarico di direttore del Fondo Monetario Internazionale, è passato di recente alle cronache per aver guidato il disastroso progetto di riunificazione di sette casse di risparmio sotto l’egida di Bankia. Storia finita con un salvataggio che è costato a Madrid – e ai piccoli azionisti – miliardi di euro.

Per il Financial Times l’ex ministro di Aznar “ha presieduto il maggior collasso aziendale nella recente storia spagnola”. Per Santander, che lo ha appena premiato affidandogli un ingaggio, si tratta di un valido “consulente strategico”; opinione condivisa dalla Telefonica dell’amico Alierta che a gennaio gli ha ricambiato il favore nominandolo nell’advisory board del gruppo. In ogni caso si può dire che Rato, insieme ai suoi fidati Villalonga e Alierta, sia stato fra i protagonisti degli ultimi decenni di storia della finanza iberica. Una trama che si svolge soprattutto a Madrid, ma che in fondo ricorda tanto quel “capitalismo di relazione”, tirato ora in ballo in Italia con la vicenda Telecom.

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