Africa CallingWestgate, Al Shabaab e Twitter

La temuta, e per certi versi attesa, rivendicazione è arrivata via Twitter. Ad assalto ancora in corso, Al Shabaab, attraverso il suo account sul sito di microblogging, si è proclamato responsabil...

La temuta, e per certi versi attesa, rivendicazione è arrivata via Twitter. Ad assalto ancora in corso, Al Shabaab, attraverso il suo account sul sito di microblogging, si è proclamato responsabile dell’attentato di ieri al centro commerciale Westgate di Nairobi.

Mentre ancora si cercavano di salvare le persone rimaste nelle mani degli assalitori all’interno del lussuoso mall della capitale keniana, l’ufficio stampa dell’organizzazione terroristica somala collegata ad Al Qaeda ha iniziato a commentare con i suoi tweet l’attacco, giustificandolo come una vendetta per l’intervento militare di Nairobi in Somalia, iniziato nell’ottobre del 2011.

“Quello a cui i keniani stanno assistendo a #Westgate è giustizia sommaria per i crimini commessi dai loro soldati” si leggeva in uno dei primi tweet postati ieri da @HSM_Press. “L’attacco – recitava un altro – è solo una minuscola parte di quello che i musulmani in Somalia provano per mano degli invasori keniani”.

Mentre i suoi follower crescevano di minuto in minuto, la versione web di Al Shabaab ha ricordato al governo keniano gli avvertimenti che gli erano stati già inviati, ha negato la possibilità di ogni trattativa e ha sostenuto di aver fatto almeno 100 vittime tra gli infedeli (kuffar) presenti a Westgate. Tra l’incredulità di molti utenti, @HSM_Press ha tenuto per almeno tre ore un macabro e farneticante live-tweeting del più grave atto terroristico che il Kenya abbia subito dall’attentato di Al Qaeda nel 1998.

Poi, anche a causa alle proteste catalizzate dall’hashtag #ReportHSMPress, l’account è stato sospeso, secondo le ipotesi più plausibili, perché stava violando alcune condizioni del servizio che vietano “minacce dirette e specifiche di violenza contro gli altri”.

Una scelta inusuale per la sua tempestività, ma non certo una novità: ad Al Shabaab, che ha postato il suo primo cinguettio nel dicembre del 2011 poco dopo l’inizio delle operazioni militari keniane in Somalia, era stato impedito di twittare già altre due volte quest’anno. In entrambi i casi l’organizzazione era tornata con un nuovo account. L’ultima pochi giorni fa, semplicemente cambiando nome utente e premurandosi di comunicare ai media l’ufficialità del nuovo profilo. Forse proprio in vista della tragedia che ancora si sta consumando a Westgate.

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