Buona e mala politicaFiction Ambrosoli. La strana idea di “prevedibilità'” di Aldo Grasso

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Aldo Grasso – che a mio avviso ha una idea poco flessibile della parola “critico” per definire una professione che per giustificarsi non deve essere necessariamente “contro” – scrive una nota (Corriere della Sera, 3 dicembre) per dire maluccio della fiction dedicata da Raiuno alla vicenda di Giorgio Ambrosoli. Dice che Pierfrancesco Favino “per quanto bravo, ha tutto sulle sue spalle” e dice che la miniserie e’ stata debole perché peccava di prevedibilità. 

Il Corriere poi ( con uno stupido titolino, “vincitori e vinti”)  incornicia il dato che su Canale5 Charlize Theron ha superato di 57 mila spettatori questo programma che a buoni conti e’ stato visto – in questa Italia, in questo sistema televisivo! – da 4.108.000 persone. 

Naturalmente Grasso si toglie il cappello alla memoria di Giorgio Ambrosoli, ma il suo pezzo e’ un cartellino giallo alla Rai sull’operazione compiuta. 

Approfitto di uno spazio di piena libertà di opinione sul blog de Linkiesta, per  obiettare. 

La critica di “prevedibilità”, si consenta, e’ risibile. La prevedibilità, anzi, e’ il traino emotivo del programma, e’ il sottinteso di una  condivisione crescente con il pubblico in cui la trama motiva lo sgomento ( e quindi l’ attenzione) per la prevedibile  conclusione.

Favino e’ bravo. E qui ci siamo. Ma ha tutto sulle spalle? A mio avviso il suo antagonista – che interpreta Michele Sindona – e’ forse anche più bravo. Il buono e il cattivo sono a livello cinematografico di sicura qualità. 

Concordo su certe figure un po’ caricaturate  (magari Andreotti e Cuccia). Ma su questo aspetto un critico dovrebbe almeno  riconoscere il coraggio ( e per certi versi anche la novità) con cui la Rai ha trattato “i poteri”. 

La trama e’ piuttosto ricca, l’ indagine non e’ tecnicistica, il pubblico partecipa bene al senso civile della partita in gioco. 

Il pubblico televisivo (famiglie, anche bambini, lo dico per averlo percepito da testimoni) ha apprezzato lo spazio della vicenda familiare. Anche qui con emersione di sentimenti che rendono la narrazione televisiva azzeccata.

Stiamo parlando di Raiuno (!) rispetto a una intricata vicenda di poteri, censure, manipolazioni che nel nostro paese restano capitoli largamente oscuri e irrisolti. Questa fiction non ha difficoltà a spiegare che i poteri della Repubblica si dividono tra una filiera collaterale alla buonapolitica e una filiera collaterale alla malapolitca. Vediamo un tentativo di ostacolare le indagini gestito dal comando generale della Guardia di Finanza. I passaggi non sono allusivi. Come non sono allusivi i passaggi su Vaticano (IOR),  Massoneria, finanza delle scatole cinesi, eccetera. Un buon critico televisivo dovrebbe collocare la cosa dentro una statistica. Altro che prevedibilità. 

E poi stiamo parlando di più di quattro milioni di persone, cioè quattrocento volte più del massimo dei lettori che può avere avuto un libro  sul tema. Cittadini italiani che hanno potuto penetrare nello svisceramento di una battaglia civile disperata. 

Io consideravo questa cosa altamente “imprevedibile”. E invece e’ successa, anche se il Corriere  della Sera (spiace dirlo, diretto dal piduista Franco Di Bella quando fu assassinato Giorgio Ambrosoli) la saluta con una ramanzina e con un titolo a pagina piena. 

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